Partecipanti al corso di alimentazione di Salerno Marinella

CUBA: ALLA SCOPERTA DI NUOVI SAPORI ED ALIMENTI

 

Una alimentazione sana, equilibrata e soprattutto gustosa dovrebbe essere alla base della nostra dieta giornaliera ma spesso  per abitudine, poca conoscenza degli alimenti e per mancanza di tempo non viene attuata.

Si Pensa che non sia possibile seguire una dieta ben equilibrata e allo stesso tempo gustosa anche perché attualmente il bombardamento pubblicitario ci spinge all’acquisto ed al consumo di alimenti già pronti o di bassa qualità ricchi di grassi e zuccheri molto dannosi per la nostra salute.

Una vecchia amica di Cuba che visita l’isola dal 1985, Marinella Salerno, professoressa catanese di scienza degli alimenti in pensione però sempre convinta che la corretta alimentazione debba essere la base del nostro vivere bene, ha organizzato a Cuba, nella città di Trinidad, conosciuta per il suo centro storico coloniale mantenuto in perfette condizioni, un corso di alimentazione equilibrata.

“L’idea nasce dal fatto che mi sono accorta che l’isola produce numerosi prodotti agricoli che non vengono sfruttati o che non vengono per nulla usati nella catena alimentare. Inoltre ho notato durante i miei numerosi viaggi che l’alimentazione dei cubani è spesso ripetitiva e priva di fantasia. Attualmente la dieta quotidiana che era già monotona e ripetitiva a causa della non florida condizione economica si è ulteriormente ristretta”, spiega Marinella.

La carne costa molto, la farina scarseggia, il pane non sempre è disponibile nelle panetterie e per questo i cubani si trovano in difficoltà nel preparare i pasti. Il corso di corretta alimentazione che Marinella ha deciso di realizzare ha lo scopo proprio di rivalutare tutti quei prodotti agricoli che normalmente vengono poco usati nella dieta quotidiana.

“Ad esempio la melanzana, i fagiolini, la zucca gialla, il piselli secchi, ed i legumi in generale, ad esclusione dei fagioli, non vengono considerati come alimenti appetibili e quindi non usati sulla tavola. Mangiano invece frequentemente la manioca (yuca), la patata dolce (boniato) e la malanga perché presenti da sempre nella cucina tradizionale caraibica e sud americana”, continua la professoressa.

Il corso, iniziato il 1’ ottobre, che ha visto la partecipazione di una quindicina di persone sia provenienti dalla ristorazione che privati cittadini interessati a conoscere nuove forme di utilizzo degli alimenti, è stato realizzato grazie alla disponibilità dell’Università “Josè Martì”di Sancti Spirito da cui dipende la succursale “Julio Antonio Mella” di Trinidad dove si stanno svolgendo le lezioni.

Pane di yuca

“All’inizio del corso ho percepito una certa diffidenza dovuta al fatto che la dieta che stavo proponendo era distante miglia da quella che giornalmente facevano sia per motivi economici che per abitudine. Man mano che le lezioni andavano avanti la diffidenza e l’incredulità sono diminuite fino ad arrivare ad un coinvolgimento totale”, continua Marinella ed aggiunge che “alla seconda lezione ho portato un dolce fatto con i fagioli neri, ovviamente non ho detto subito quali ingredienti ho usato, e dopo che lo hanno mangiato ho svelato, nello stupore generale, che conteneva fagioli neri”.

Il corso non è solo teorico ma anche pratico, infatti alla fine di ogni lezione vengono dati i compiti a casa ovvero a turno viene chiesto di realizzare  la ricetta presentata nella lezione. 

“Abbiamo fatto il pane con la farina di yuca, il dolce con i fagioli, le polpette di melanzane, la frittata di fagiolini, le polpettine di piselli secchi, la farinata di ceci, i dolci di zucca gialla, i biscotti di banana. Abbiamo poi allargato la nostra visione riscoprendo anche vecchie ricetta della nonna come il dolce di cocco e boniato”.

Marinella è stata contattata dal direttore del Centro Municipale di Salute di Trinidad che ha saputo del corso casualmente da un allievo  per elaborare una dieta specifica per le donne in gravidanza che vengono ospedalizzate. Molte donne preferiscono non essere ricoverate perché considerano il vitto scadente e poco nutriente. 

“Durante il primo colloquio con il direttore del Centro Municipale di Salute, esponendo le mie innovazioni alimentari, gli ho detto che avevo fatto un dolce con i fagioli. La sua faccia è completamente cambiata ed ho avuto la sensazione di essere considerata una pazza all’ultimo stadio. Io non mi sono preoccupata troppo di questo e tornata a casa ho preso due dolci e glieli ho portati. Arrivata nel suo ufficio il direttore ha diviso il dolce in quattro parti e si è premunito di prendere il pezzo più piccolo. Appena assaggiato la sua faccia è mutata lasciando sul campo ogni incredulità al punto che ha chiamato la nutrizionista e una dottoressa per far loro provare il dolce, tutti non credevano a cosa stavano mangiando”, mi racconta Marinella con un pizzico di orgoglio.

Visto il consenso manifestato dal direttore, per far conoscere i prodotti realizzati il 22 novembre, a metà corso, è stato creato un evento pubblico a cui hanno partecipato tra gli altri anche nutrizionisti, membri del Partito Comunista, giornalisti, personale della scuola alberghiera. Tutti sono rimasti sorpresi dal fatto che con i prodotti sopra menzionati si potessero produrre cibi gustosi ed innovativi.

Dolce di fagioli

Lo studio di Marinella ha come scopo principale non solo la promozione dei prodotti locali per migliorare la propria salute alimentandosi correttamente ma ha anche un risvolto sociale. Infatti l’isola, a causa del sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario imposto unilateralmente dagli Stati Uniti ed ampliato da ulteriori 243 sanzioni promulgate dal precedente presidente Donald Trump e non tolte dal nuovo inquilino della Casa Bianca, si trova in una situazione economica difficile che mette a dura prova la resistenza del popolo cubano ed imparare ad usare i prodotti agricoli presenti permetterebbe di alleviare i quotidiani problemi di alimentazione.

Riuscire a far conoscere al maggior numero possibile di persone questo innovativo e salutare modo di alimentarsi è il prossimo obiettivo. Riuscire a convincere i cubani che è possibile alimentarsi in modo diverso riuscirebbe pure ad alleviare, come detto, i problemi alimentari che in questo momento l’isola soffre soprattutto perché i prodotti usati sono tutti prodotti in loco e non sono importati dall’estero.

 

andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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