UCCISO A GAZA IL GIORNALISTA DI AL JAZEERA ANAS AL SHARIF E ALTRI 4 SUOI COLLEGHI
L’esercito israeliano durante un bombardamento mirato ha ucciso il corrispondente di Al Jazeera Anas al Sharif e altri quattro suoi colleghi che si trovavano in una tenda di fronte all’ingresso principale dell’ospedale di Al Shifa, a Gaza, la mattanza degli operatori dell’informazione continua.
Con l’assassinio di Anas al Sharif e dei suoi quattro colleghi il bilancio dei giornalisti uccisi dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza sale a 240. Il bilancio terribile che i giornalisti palestinesi, dato che a nessun operatore dell’informazione è permesse entrare nella striscia, hanno dovuto pagare per cercare di documentare ciò che veramente accade giornalmente in quel pezzo di territorio è altissimo: sono stati uccisi più giornalisti in un anno e mezzo che in tutte le guerre avvenute negli ultimi ottanta anni. Non può essere solo un tragico caso.
“Questo è il mio testamento e il mio messaggio finale. Se queste parole vi arrivano, dovete sapere che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce. […] Allahi sa che ho dato tutto il mio sforzo e tutte le mie forze per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli e nelle strade del campo profughi di Jabalia”, si legge nel messaggio di addio pubblicato probabilmente da un amico di Anas al Sharif dopo che ha saputo della sua morte ad opera degli israeliani.
“Ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli, ho sperimentato la sofferenza e la perdita molte volte, ma non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o falsificazione, affinché Allah dia testimonianza contro coloro che hanno taciuto, coloro che hanno accettato la nostra morte, coloro che hanno soffocato il nostro respiro, e i cui cuori sono rimasti impassibili davanti ai resti sparsi dei nostri bambini e donne, senza fare nulla per fermare il massacro che il nostro popolo ha sofferto per più di un anno e mezzo”, ha scritto allo Sharif.
“Se muoio, morirò fermo nei miei principi. […] Non dimenticatevi di Gaza. E non dimenticatemi nelle vostre sincere preghiere di perdono e accettazione”, ha concluso.
Il giornalista è morto domenica all’interno di una tenda per giornalisti ,a seguito di un bombardamento da parte delle forze di difesa israeliane, di fronte all’ingresso principale dell’ospedale Al Shifa, insieme ad altri quattro membri dell’equipe giornalistica. Almeno sette persone hanno perso la vita in quell’attacco.
Per Israele il giornalista era un terrorista e è stato accusato di dirigere una cellula di Hamas e di aver compiuto attentati.
“Poco fa, nella città di Gaza, le IDF hanno colpito il terrorista Anas Al-Sharif, che si spacciava per giornalista della rete Al Jazeera. Anas Al-Sharif era il capo di una cellula terroristica nell’organizzazione terroristica Hamas ed era responsabile di promuovere attacchi missilistici contro civili israeliani e truppe delle IDF.
Le IDF continueranno a operare contro le organizzazioni terroristiche nella Striscia di Gaza”, recita la nota diffusa dalle forze di difesa israeliane.
Evidentemente essere un giornalista che diffonde al mondo la verità di ciò che sta accadendo nella striscia di Gaza per Tel Aviv significa essere un terrorista.
Adesso mi aspetterei che i miei colleghi giornalisti che giornalmente continuano a sostenere il legittimo diritto di Israele all’autodifesa spendessero almeno una parola di condanna verso il governo di Tel Aviv per la morte di Anas al Sharif e gli altri 235 operatori dell’informazione che hanno perso la vita nel compimento della loro professione. Speranza vana purtroppo, si dimenticheranno di lui come si sono dimenticati degli altri colleghi morti nella striscia di Gaza.
Vergogna.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

