IL GIORNALE: “I CASTRO HANNO UN TESORO DI 18 MILIARDI DI DOLLARI”
Il 13 agosto del 1926 nasceva Fidel Castro e, per festeggiare il suo 99esimo compleanno, Paolo Manzo, giornalista de Il Giornale, invece di celebrarne la nascita, magari criticando pure la rivoluzione vinta contro Batista, usa un evento metereologico e la difficile situazione idrica che l’isola soffre per gettare fango sul governo cubano.
Paolo Manzo, nei suoi articoli su Cuba, non è nuovo all’uso di una narrazione ormai consolidata: tutto ciò che accade sull’isola viene puntualmente attribuito all’inefficienza del governo. Una visione che non è frutto del suo sacco, ma che attinge a piene mani dal coro mediatico con base a Miami e finanziato lautamente dagli Stati Uniti, il cui unico scopo è quello di screditare sistematicamente il governo di Miguel Díaz-Canel.
Ma veniamo a cosa scrive Il Giornale nell’articolo intitolato “ milione di cubani senz’acqua potabile. Il tesoro dei Castro sfonda i 18 miliardi”. L’articolo inizia ricordando che “oltre un milione di abitanti (sui 9 totali) non ha accesso all’acqua potabile a causa del collasso delle pompe idrauliche provocato dalle interruzioni di corrente nelle province di Santiago, Holguín e Ciego de Ávila. A L’Avana, 248mila persone ne sono prive da giorni”.
Per giustificare tale affermazione Manzo cita Antonio Rodríguez Rodríguez, presidente dell’Istituto Nazionale delle Risorse Idrauliche, che per completezza di informazione al quotidiano Granma dichiara che “l’approvvigionamento idrico nel paese sta attraversando una situazione critica, causato dall’impatto della crisi energetica, dalla siccità, nonché dalla scarsa disponibilità di combustibili per la produzione di tubi”.
Il funzionario cubano ha specificato che attualmente nel paese ci sono più di 860.000 persone colpite dalla siccità, principalmente nelle province orientali. Quindi non sono un milione ma 860.000, una cifra comunque ragguardevole, ma meglio fare conto pari …
Nel caso dell’Avana, Antonio Rodríguez Rodríguez ha spiegato che, al momento dell’intervista, circa 248.000 persone erano senza approvvigionamento regolare, principalmente nei comuni di Cerro, Centro Habana, Habana Vieja, Plaza de la Revolución e Diez de Octubre.
I problemi ci sono e nessuno lo nega, il primo a farlo è proprio Antonio Rodríguez Rodríguez sul quotidiano statale Granma, però non bisogna limitarsi a riportarli, magari meglio se correttamente, ma occorre anche trovarne le cause. Per la narrazione portata avanti dai media di Miami tutto è colpa del governo, dato che loro negano che il sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario imposto proprio da coloro che gli pagano gli stipendi provochi problemi alla popolazione. Tutto è colpa dell’inefficiente esecutivo che governa l’isola.
La mancanza di combustibile usato nelle centrali termoelettriche provoca le numerose interruzioni di elettricità che. per ovvi motivi, fermano le pompe che distribuiscono l’acqua nelle abitazione dei cubani. Ma questo non si dice, potrebbe sembrare che le interruzioni di energia elettrica dipendono dalla cattiva gestione delle forniture. Poi le centrali termoelettriche che producono la corrente sono vecchie e spesso subiscono rotture. Il blocco impedisce l’acquisto di materiali per la loro riparazione che è demandata all’ingegno dei tecnici cubani che con poche risorse e tanta volontà riescono a rimetterle in sesto.
Poi il solerte giornalista usa un evento metereologico accaduto l’8 agosto per gettare altro fango sulla gestione del governo. Alle 11:15 sul Malecón di L’avana è stata avvistata una tromba d’acqua che si è dissolta in pochi minuti, ma che ha riversato un’enorme quantità d’acqua sulla città. Ovviamente se piove è colpa del governo.
Ma la perla arriva alla fine dell’articolo. Secondo Paolo Manzo la famiglia Castro disporrebbe di un tesoro valutato in 18 miliardi di dollari, nascosto però non si sa dove. Ma se davvero avessero tutti questi soldi chi glielo fa di restare sull’isola con tutti i problemi che ogni giorno i cubani soffrono.
Magari qualcuno dirà che loro, i Castro, hanno tutti i confort di questo mondo, quindi restano nel loro paese natale. Secondo Manzo, che cita dei documenti, che però non pubblica, tanto noi ci fidiamo, di Nora Gámez Torres e pubblicati nei giorni scorsi dal Miami Herald, il tesoro è rappresentato da “Gaesa, il conglomerato militare creato da Raúl Castro negli anni ’90 per incamerare valuta pregiata dopo il crollo sovietico e che oggi controlla turismo, banche, commercio estero, negozi in dollari, trasporti e perfino le rimesse degli emigrati”.
Per finire non poteva mancare la crudele repressione che il governo cubano compie quotidianamente contro i dissidenti. Questa volta cita il rapporto dell’ong Prisoners Defenders che in luglio “ha registrato 25 nuovi prigionieri politici, portando il totale record a 1.176”.
Per chi non conosce l’ong Prisoners Defenders ricordo che questa organizzazione sul suo sito web si presenta ufficialmente come un’organizzazione “che lavora legalmente per proteggere e promuovere i diritti umani nei paesi governati dalla tirannia” che “copre Cuba e diversi paesi dell’Asia”. L’organizzazione è presieduta dall’imprenditore cubano-spagnolo Javier Larrondo, che nella sua presentazione afferma di avere “una vasta esperienza nell’attuazione di progetti pro-democrazia a Cuba, sia filantropici che con finanziamenti non rimborsabili”. Tra le altre cose l’organizzazione non pubblica le informazioni relative ai suoi donatori, chissà perché …
Tra i capolavori di questa ong molto titolata perché regolarmente attacca il governo cubano vi è il rapporto redatto con il quale il dipartimento di stato degli Stati Uniti ha inserito Cuba nella lista dei paesi che non garantiscono la libertà religiosa dei loro cittadini.
Il rapporto utilizzato da Washington si è basato su sole 56 interviste, e sottolineo 56, e testimonianze, di cui 21 persone hanno dichiarato di aver subito qualche atto di persecuzione da parte del governo, quindi molto attendibile e soprattutto documentato. Ma alla Casa Bianca poco importa, l’importante è inserire Cuba in un’altra arbitraria e illegittima lista di proscrizione.
Avevo scritto all’inizio che Paolo Manzo si è già occupato in passato di Cuba. Ricordo un suo articolo pubblicato nel mese di marzo 2024, sempre su Il Giornale, dove affermava che in seguito alle manifestazioni di protesta che erano avvenute il 18 marzo a Santiago de Cuba, dopo 72 ore l’isola era ancora in fermento e che in tutte le città stavano avvenendo proteste. Peccato per lui e per tutti quelli che speravano in una sommossa popolare le pacifiche proteste della popolazione di Santiago de Cuba erano terminate dopo poche ore senza, sempre peccato per quelli che speravano in un intervento massiccio della polizia, in perfetto ordine e senza violenza (sic …).
Ma le perle di Paolo Manzo sono cosa ben nota, infatti, in quell’articolo, dopo le oceaniche manifestazioni, le aveva viste solo lui e la sua fonte, ovvero Yoani Sánchez, scrive che nelle “macellerie dell’Avana stanno togliendo con discrezione i ritratti di Fidel Castro, di suo fratello Raúl e del «Che» Guevara dopo una direttiva interna del regime. L’obiettivo di eliminare le immagini degli eroi della rivoluzione è calmare una popolazione affamata ed esasperata e non associare la miseria al partito comunista, l’unico autorizzato sull’isola caraibica”. Balla colossale, nessuna fotografia fu tolta né dalle macellerie, né dai luoghi pubblici.
Molto più grave la conclusione del suo articolo. L’autore scrive che i cubani esasperati per le repressioni e le ristrettezze “Se avessero le armi, oggi Cuba sarebbe come Haiti”. Paolo Manzo appoggia la linea politica portata avanti da una gran parte dei controrivoluzionari che abitano a Miami ovvero quella dell’insurrezione armata che porti, con l’uso della violenza, al cambio di governo sull’isola.
altra bella pagina di giornalismo, che però assolve al suo compito, ovvero cercare di influenzare negativamente l’opinione pubblica riguardo a Cuba. La nuova guerra portata avanti dagli Stati Uniti, oltre alle sanzioni, prevede appunto il discredito continuo dell’isola da parte dei media.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info


Ma perché I pennivendoli continuate a chiamarli giornalisti sono prostitute al migliore offerente no giornalisti
L’importante è crederci, il solito servo fascista del potere che non ha argomenti scrive su un giornale reazionario e fascista, hasta la victoria siempre ✊️ venceremos ✊️