SMOTRICH: CHI NON ABBANDONA GAZA PUO’ MORIRE
Mi domando cosa deve accadere ancora nella striscia di Gaza perché qualcuno decida di fermare il governo israeliano: forse non bastano ancora oltre 62 mila palestinesi uccisi tra i quali almeno 19 mila sono bambini, la certificazione da parte dell’Onu che nella striscia si sta consumando una carestia senza precedenti, il rischio che un intero popolo sia costretto ad abbandonare la loro terra.
Se poi ancora qualcuno avesse dubbi sulle reali intenzioni di Israele basta leggere l’ultima dichiarazione del ministro Smotrich nella quale ci avvisa che “chi non evacua Gaza City muoia di fame o si arrenda”. Una dichiarazione che la dice lunga su come Tel Aviv vuole agire nei confronti dei residenti e degli evacuati che si trovano nella città palestinese.
La recente dichiarazione dell’Onu nella quale avvisa che nella striscia di Gaza si sta consumando una carestia ai massimi livello viene bollata dal primo ministro israeliano come del tutto falsa. A Gaza non c’è nessuna carestia, insiste e se ci fosse la colpa è di Hamas che affama il suo popolo, dichiarazione del tutto ridicola che però viene avallata dal socio statunitense che conferma le dichiarazioni del primo ministro nelle quali ci informa che l’organizzazione che ha redatto il rapporto ha usato dei parametri diversi da quelli normalmente usati per classificare le carestie. Insomma, si muore di fame a Gaza, ma siccome sono stati usati metodi diversi per classificare le morti non c’è nessuna carestia. Dire che è assurdo è fin troppo facile.
Di fronte alla morte della giovane palestinese Marah Abu Zuhri per denutrizione avvenuta nell’ospedale di Pisa dopo che era arrivata in Italia in condizioni gravissime alcuni giorni fa, il governo israeliano, per smentire che il popolo palestinese stia letteralmente morendo di fame, ci avvisa che la giovane era affetta da leucemia. I medici che la assistevano, probabilmente sentitisi presi per i fondelli, hanno eseguito le analisi del caso escludendo che la morte sia stata causata per la leucemia. La domanda che mi pongo è perché i medici avrebbero mentito come sostenuto da Tel Aviv? Forse anche loro sono militanti di Hamas?
Commentare ciò che sta avvenendo nella striscia è sempre più difficile: le parole non bastano più. Non riesco più a esprimere il mio dolore per il popolo palestinese, non trovo parole per descrivere quello che avviene in quel piccolo pezzo di territorio, come non trovo parole per manifestare la mia indignazione nei confronti della classe politica internazionale che resta immobile a questo vero e proprio olocausto.
Parole … parole … parole … solo parole gettate al vento, parole usate per indignarsi, per chiedere che Israele termini le azioni militari, parole che chiedono il rispetto dei diritti umani dei palestinesi, parole che volano via come il vento, ma che alla fine non hanno alcun effetto sul genocidio in corso. Solo questo sanno fare, aprire la bocca e lasciar uscire sterili parole che servono solamente a permettere a Israele di portare a termine il suo progetto. ovvero impadronirsi di tutti i territori palestinesi. In sintesi portare a termine la soluzione finale.
Nessuno ha il coraggio di imporre sanzioni a Israele perché ci ricordano che alla fine le sanzioni non hanno effetto. Ma allora perché Kaja Kallas ci avvisa che si sta preparando il 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia? Se non hanno effetto allora smettiamo di farci del male dato che le sanzioni contro Mosca si ritorcono solo contro di noi.
Invece le sanzioni contro Israele farebbero molto male a Tel Aviv, il paese non è la Russia, serie sanzioni metterebbero in ginocchio la sua economia. Ecco perché nessuno si azzarda a proporle.
Intanto in Israele continuano le manifestazioni di protesta contro il governo. I manifestanti chiedono all’esecutivo di riportare a casa gli ostaggi in mano ad Hamas, ma delle sorti dei palestinesi nessuno ne parla. Nelle proteste viene chiesto a gran voce che un’azione armata contro la città di Gaza City potrebbe mettere a repentaglio la vita degli israeliani ancora vivi, nessuno però pensa a quanti palestinesi perderanno la vita sotto i cingoli dei carri armati o sotto le bombe israeliane. Si preoccupano solo di riportare a casa i loro cari, dimostrando che in fondo in Israele sono molto di più quelli che approvano le politiche genocide del governo di quelli che crediamo siano contrari.
Termino ricordando che al momento sono 289 i palestinesi morti di fame tra i quali 115 Bambini. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro …
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

