ATLETI RUSSI FUORI DALLE COMPETIZIONI SPORTIVE, PER GLI ISRAELIANI NON SE NE PARLA
Come è noto gli atleti della Federazione Russa sono fuori dalle maggiori competizioni sportive, qualcuno inizia a pensare che tale provvedimento dovrebbe essere imposto anche agli atleti israeliani … che bestemmia … ma Andrea Abodi, ministro dello sport del nostro governo, non la pensa così.
L’ambasciata della Federazione Russa commenta così le esternazioni del nostro ministro al meeting di Comunicazione e Liberazione di Rimini:
Il 25 agosto 2025, Andrea Abodi, Ministro dello Sport italiano, a margine della conferenza “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini, che si tiene annualmente per iniziativa del movimento cattolico “Comunione e Liberazione”, rispondendo alla domanda di un giornalista sull’opportunità di escludere gli atleti israeliani dalle competizioni sportive internazionali, così da esercitare pressione sul governo di Israele (in relazione alla situazione nella Striscia di Gaza), ha dichiarato che tale decisione sarebbe un passo indietro rispetto alla funzione principale dello sport, che deve unire e non dividere.
Una constatazione del genere non si potrebbe che accogliere con favore. Infatti, lo sport, così come la scienza e l’arte, è votato a unire le persone. Così è sempre stato. Proprio di questo parlava a suo tempo il fondatore del movimento olimpico internazionale, Pierre de Coubertin, che aveva esposto i principi fondamentali dell’olimpismo nella “Carta Olimpica”. La missione principale dello sport, in particolare dei Giochi Olimpici, è mirata a far sì che, a prescindere da qualsivoglia contraddizione, i rappresentanti dei diversi Paesi possano riunirsi per creare presupposti e condizioni per lo sviluppo armonioso dell’umanità, contribuendo, attraverso lo sport, a edificare una società pacifica, attenta alla salvaguardia della dignità umana.
Purtroppo, il Ministro italiano, come recita un fraseologismo russo, “ha iniziato alla grande, finendo miseramente”. Il Dott.Abodi ha contraddetto se stesso, aggiungendo che l’esclusione della Russia dalle competizioni sportive internazionali, al contrario, è giustificata, in quanto le azioni della Russia hanno carattere ben più “cruento”. È un esempio emblematico dei “due pesi, due misure” dei rappresentanti dell’establishment occidentale!
Sarebbe interessante sapere quale criterio venga applicato in Italia per determinare quanto sia “cruento” uno o l’altro conflitto. Purtroppo, infatti, il numero dei conflitti continua a crescere. Secondo i dati dell’Istituto di Ricerca sulla Pace (PRIO) di Oslo, nel 2024, in 36 Paesi, si sono verificati 61 conflitti: più che in qualsiasi altro anno successivo alla fine della Seconda guerra mondiale. Vorremmo chiedere, inoltre, come in Italia vengano valutati i dati ufficiali secondo cui, da quando il regime di Kiev ha iniziato la cosiddetta “Operazione antiterroristica” – in realtà, una guerra contro la propria popolazione russofona del Donbass – dal 2014 al 2022, a causa delle sue azioni, sono morti 14.000 civili ucraini e oltre 500 bambini sono stati uccisi o mutilati. Nessuno in Occidente ha mosso un dito per costringere il regime di Kiev a porre fine a questo spargimento di sangue. Per non parlare di un’esclusione degli atleti ucraini dalle competizioni sportive internazionali. Al contrario, si è improvvisamente iniziato a esercitare la massima pressione sulla Russia, la quale, invece, si è schierata in difesa della popolazione civile del Donbass per porre fine al massacro e alla guerra.
Com’è noto, nel febbraio 2026, all’Italia è stato affidato l’onore di ospitare i XXV Giochi Olimpici Invernali. Sarebbe molto auspicabile che le autorità italiane seguissero con chiarezza i principi fondamentali del Movimento Olimpico e si astenessero dal formulare, per bocca dei propri funzionari sportivi, cui è delegata la preparazione delle Olimpiadi, dichiarazioni che alterano il senso e il significato del compito loro affidato.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info


Insopportabilmente ipocrita, ma del tutto prevedibile, il comportamento del ministro in questione. Abbiamo centinaia, se non migliaia, di esempi dello stesso tenore in tutti i paesi occidentali e in tutti gli ambiti. Vorrei però chiosare sullo “spirito olimpico” del tanto esaltato barone De Coubertin. Ammesso (e non concesso) che le intenzioni di costui fossero sincere (e comunque sappiamo fin troppo bene che la via dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni) i risultati sono stati quanto di peggio ci si potesse aspettare. Lungi dall’essere un veicolo che creasse presupposti e condizioni per lo sviluppo armonioso dell’umanità, le olimpiadi hanno riunito paesi di tutto il mondo in una competizione globale, ancorchè, all’inizio, simbolica, affinchè l’occidente potesse mostrare al mondo che era la “migliore” espressione dell’umanità, quella “vincente”. Sono state, e pretendono di essere tuttora, una dimostrazione di forza e potenza dei paesi “civilizzati”, abitanti di un “giardino ordinato”, nei confronti dei poveri “baluba” provenienti dalla giungla che assedia quel giardino. Questo spirito competitivo è poi stato portato all’estremo proprio nel corso del ‘900 in tutti i campi, e se lo sport è rimasto ancora per qualche decennio un mondo a parte, con regole di cavalleria e fairplay che talvolta superavano in importanza i risultati, ora anche questo ambiente è stato totalmente contaminato dalla regola dell’ “homo homini lupus”, e utilizzato sempre più spesso per regolare questioni geopolitiche non certo nel senso di ristabilire (almeno per il tempo della manifestazione sportiva) un clima di armonia fra nazioni in conflitto fra loro ma come forma di pressione politica. E ovviamente non è affatto un caso che tutte (o quasi) le istituzioni sportive mondiali sono guidate o comunque controllate dall’occidente, che decide chi può e chi non può dall’alto della sua superiore “civiltà”.