VENEZUELA: NUOVAMENTE NEL MIRINO DELL’AMMINISTRAZIONE TRUMP
Il recente aumento delle pressioni degli Stati Uniti sul Venezuela, che includono il prossimo dispiegamento di navi da guerra al largo delle coste del paese bolivariano con il pretesto della lotta contro il traffico di droga, potrebbe essere una copertura per condurre una “operazione golpista” a Caracas, afferma Axios citando funzionari statunitensi.
“Neppure i consiglieri vicini al presidente degli Stati Uniti, Donald] Trump sono del tutto sicuri che ‘la ‘diplomazia delle cannoniere’’ sia un’operazione contro il traffico di droga o un’operazione golpista contro Caracas travestita da lotta antidroga”, indica la pubblicazione.
Axios sottolinea l’ambiguità sull’obiettivo delle azioni statunitensi, espressa giovedì scorso dall’addetto stampa della Casa Bianca, Karoline Leavitt, quando ha affermato che gli Stati Uniti considerano Maduro “il capo fuggitivo di un cartello della droga”. Inoltre, il dispiegamento di 2.200 Marines “non è tipico nella lotta alla droga”, sostiene il media.
E’ anche vero che il dispiegamento dei Marines non è sufficiente per condurre un’azione militare nel paese, forse “la speranza che predomina nell’amministrazione [Trump] è che Maduro negozi un’uscita dal suo posto o venga ucciso da membri dell’esercito [venezuelano] desiderosi di riscuotere la ricompensa o normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti”, afferma, riferendosi all’aumento, all’inizio di questo mese, della ricompensa offerta da Washington per informazioni che portino alla cattura del presidente, passata da 25 a 50 milioni di dollari.
“L’annuncio del dispiegamento di forze navali e aeree di Washington a sud del Mar dei Caraibi con il pretesto della lotta contro il traffico di droga è considerato da Caracas come un’azione aggressiva che non corrisponde alla realtà, data l’assenza di prove a sostegno della versione della giustizia statunitense, secondo cui Maduro guiderebbe un cartello della droga e faciliterebbe il transito di grandi volumi di sostanze illecite dal suo paese verso gli Stati Uniti.
Magari alla Casa Bianca dovrebbero preoccuparsi piuttosto dei motivi che spingono sempre più cittadini statunitensi all’uso di sostanze stupefacenti invece di inventarsi fantasiose accuse contro Nicolas Maduro. Evidentemente sono solo pretesti per un tentativo di cambio di governo nel paese sud americano, idea questa sempre stata nelle mire di Donald Trump anche nella sua prima presidenza. Aveva affermato durante riunioni con i suoi collaboratori di voler invadere il Venezuela.
Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, ha sottolineato che le notizie false che presentano la nazione come un narco-stato non coincidono con la realtà e sono un’arma “per forzare una rottura interna”.
In un recente discorso, Maduro ha annunciato un “piano speciale” per mobilitare 4,5 milioni di miliziani in “tutto il territorio nazionale” in risposta alle minacce degli Stati Uniti. Inoltre, ha riferito che si terranno due nuovi giorni di arruolamento per difendere la sovranità del paese di fronte al dispiegamento militare degli Stati Uniti nei Caraibi meridionali.
Il presidente ha inoltre inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nella quale esprime la sua “profonda preoccupazione” per l’escalation delle aggressioni degli Stati Uniti verso il suo paese che, assicura, ha raggiunto “un livello di minaccia senza precedenti per la pace e la sicurezza dell’America Latina e dei Caraibi”.
Ha spiegato che ciò che vuole “il gringo imperialista” sono “le ricchezze del Venezuela, colonizzarlo, dividerlo in pezzi”, e ha avvertito: “Non hanno potuto e non potranno, né oggi né mai […] Siamo nati per vincere e mai per essere sconfitti”.
La minaccia militare degli Stati Uniti è stata respinta da diversi paesi dell’America Latina. Le nazioni che compongono l’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) hanno condannato il dispiegamento in un vertice virtuale tenutosi mercoledì. Anche i leader di Cuba, Messico, Colombia e Bolivia hanno criticato le azioni della Casa Bianca. A loro si sono aggiunti la Cina e la Russia, con le quali il governo venezuelano mantiene stretti legami.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che “le pratiche di intervento forzato e i metodi delle ‘rivoluzioni colorate’ devono rimanere nel passato per sempre”.
Alla domanda di alcuni giornalisti sulle azioni militari degli Stati Uniti nei Caraibi e sulla situazione intorno al Venezuela, Zakharova ha risposto che “la Russia rifiuta risolutamente la minaccia dell’uso della forza contro gli Stati sovrani come strumento di politica estera, ed esprime la sua solidarietà al popolo e al governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela, che ha il diritto inalienabile di determinare liberamente il suo percorso politico, economico e sociale senza pressioni esterne”.
“A nome del presidente Nicolás Maduro Moros, apprezziamo la ferma dichiarazione della portavoce del Ministero degli Esteri russo, María Zajárova, in relazione alla recente mobilitazione di navi militari statunitensi nel Mar dei Caraibi. La presenza di sottomarini nucleari al largo delle nostre coste rappresenta una minaccia inaccettabile per la sovranità del Venezuela e per la pace nella nostra regione”, ha scritto il ministro degli Esteri Yván Gil sul suo canale Telegram.
L’alto diplomatico ha ribadito che “il Venezuela ha il diritto inalienabile di decidere il proprio destino senza pressioni esterne”, mentre esprimeva la sua stima per Mosca per aver riaffermato “il suo impegno per la difesa” dei “principi sovrani” e dell'”integrità territoriale” del paese sudamericano. (RT)
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

