Kaja KallasKaja Kallas

CI HANNO FORSE FATTO IL PACCO?

Francesco Dall’Aglio 

 

All’alba del terzo giorno perfino Kaja Kallas fu colta da un leggero sospetto: ma questo ci avesse fatto il pacco? 

E così ha voluto ricordare a Trump che è stato lui a promettere che avrebbe fermato la guerra, quindi non può essere nostra responsabilità, e che se parla di quello che deve fare la NATO, visto che gli USA sono l’alleato più importante significa che parla di quello che devono fare anche loro. 

Si è resa conto anche di un’altra cosa: l’UE ha ridotto dell’80% le importazioni di gas e petrolio dalla Russia e ha varato 19 pacchetti di sanzioni, e se gli alleati facessero lo stesso (anche qui mi sa che parla degli USA) la guerra finirebbe molto prima.

Povera Kaja, povera Europa. Il piano era ottimo: fare la guerra coi corpi e la terra degli ucraini e con le armi e i soldi degli statunitensi, e noi fare i superiori, i puri e duri e gli incorruttibili. Peccato però che “l’alleato più importante” era d’accordissimo sulla prima parte e sulla questione del fornire le armi, ma per quello che riguarda i soldi pare invece che non ce li voglia più mettere. 

E noi qualche problema a metterceli pare lo abbiamo, come dice lei stessa: “se l’idea è che nessuno al tavolo può immaginarsi che la ricostruzione dell’Ucraina debba venire dalle tasche dei contribuenti, dobbiamo cercare soluzioni”. E la soluzione della quale si parla sempre più spesso è quella di utilizzare i fondi russi congelati, con artifici contabili sempre più raffinati, al limite dell’illusionismo, che ovviamente per la Grecia mai in nessuna maniera si potevano proporre, “prestandoli” all’Ucraina che li restituirà, questo è il piano, quando la Russia pagherà i danni, ovvero mai. 

Anche Merz ha detto che sì, alla fine si può fare: e grazie, i soldi sono in massima parte a Bruxelles, mica a Berlino – e infatti il Belgio non è affatto d’accordo, né lo è la Francia, ma tanto l’Europa non è mai stata così unita e queste sono sottigliezze che si risolveranno con un altro paio di giornate di droni russi.

Sempre riguardo all’unità europea, oggi Zelensky ha accusato l’Ungheria di mandare droni in Ucraina, per spiare, dice, il potenziale industriale delle regioni di frontiera. 

La risposta ungherese è stata molto diplomatica: “Zelensky sta impazzendo dietro alla sua ossessione anti-ungherese. Sta cominciando a vedere cose che non esistono”. Trump, invece, ha detto che in fondo l’Ungheria e la Slovacchia non hanno alternative al petrolio russo, “non hanno un bell’oceano dove le navi possono navigare da tutte le parti del mondo”. Mai, mai stati così uniti. Mai.

 

Francesco Dall’Aglio

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