SCADE IL TERMINE LEGALE PER LE OPERAZIONI MILITARI DEGLI USA NEI CARAIBI
Dal 3 novembre è scaduto il termine legale che ha permesso al governo degli Stati Uniti di effettuare i suoi attacchi nei Caraibi e nel Pacifico orientale senza il permesso del Congresso con la scusa della lotta al narcotraffico.
La Risoluzione dei Poteri di Guerra del 1973 concede 60 giorni per agire senza l’approvazione del Congresso. Tale termine è scaduto ieri dato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha notificato al Congresso il 4 settembre il primo attacco a un’imbarcazione che avrebbe trasportato droga negli Stati Uniti avvenuto il 2 settembre.
Trascorsi 60 giorni il regolamento prevede la fine dell’uso della forza, a meno che il Congresso non abbia dichiarato guerra o promulgato un’autorizzazione specifica per l’impiego dei militari; che abbia prorogato per legge il termine di 60 giorni; o che non sia fisicamente in grado di legiferare a causa di un attacco armato contro il Paese.
Per estendere il periodo legale Trump avrebbe dovuto certificare al Congresso “un’esigenza militare inevitabile” che richiedesse “l’uso continuato” delle forze armate statunitensi per garantire la loro “sicurezza”, ma finora non ci sono prove che l’abbia presentato.
“Non ci aspettiamo che il presidente ponga fine all’uso della forza in conformità con questo requisito”, hanno avvertito gli ex avvocati del Dipartimento di Stato Rebecca Ingber e Jessica Thibodeau in un recente articolo pubblicato su Just Security.
In effetti, l’amministrazione Trump ritiene di non essere soggetta alla risoluzione dei poteri di guerra e può continuare gli attacchi militari senza l’approvazione del Congresso, secondo quanto riferito alla CNN da due fonti del Congresso che hanno familiarità con la questione.
Quindi il termine che sancirebbe il diritto del governo di attaccare le imbarcazioni che si presume trasportino droga è scaduto, ma dalla Casa Bianca probabilmente se ne fregheranno.
Ad agosto, gli Stati Uniti hanno schierato al largo delle coste del Venezuela navi da guerra, un sottomarino, aerei da combattimento e truppe, con l’accusa dichiarata di combattere il traffico di droga. Da allora, diversi bombardamenti contro presunte barche che trasportavano droga sono stati effettuati nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico, che hanno provocato oltre cinquanta morti
Allo stesso tempo, Washington ha accusato il presidente venezuelano Nicolás Maduro, senza prove a sostegno, di guidare un presunto cartello del traffico di droga. Per questo motivo, il procuratore generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, ha raddoppiato la ricompensa per le informazioni che portino al suo arresto.
A metà ottobre, Trump ha ammesso di aver autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete in territorio venezuelano. In risposta, Maduro ha detto: “Qualcuno può credere che la CIA non opera in Venezuela da 60 anni? Qualcuno può credere che la CIA non abbia cospirato per 26 anni contro il comandante [Hugo] Chávez e contro di me?”.
Le azioni e le pressioni di Washington sono state descritte da Caracas come un’aggressione, mettendo in discussione il vero motivo delle operazioni.
Questa posizione è stata esercitata anche dal rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia, che in una riunione del Consiglio di sicurezza ha affermato che le azioni statunitensi nei Caraibi non sono normali esercitazioni militari, ma una “sfacciata campagna di pressione politica, militare e psicologica contro il governo di uno stato indipendente”.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha condannato i bombardamenti perpetrati dagli Stati Uniti su piccole imbarcazioni, che hanno provocato più di 60 persone uccise.
I bombardamenti contro piccole imbarcazioni sono stati criticati anche dai governi di Colombia, Messico e Brasile, nonché da esperti delle Nazioni Unite, che hanno sottolineato che si tratta di “esecuzioni sommarie” contrarie a quanto sancito dal diritto internazionale. (RT)
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

