STATI UNITI: TRE SCENARI PER ATTACCARE IL VENEZUELA
L’amministrazione statunitense di Donald Trump sarebbe decisa a realizzare un attacco al Venezuela con la scusa che il suo presidente, Nicolas Maduro, sarebbe a capo di un cartello della droga, il New York Times rivela tre scenari possibili.
Secondo il quotidiano statunitense, l’amministrazione degli Stati Uniti sta valutando tre opzioni fondamentalmente diverse per un intervento militare in Venezuela. Ognuno persegue obiettivi tattici diversi e comporta rischi unici, ma ugualmente gravi.
Scenario 1: Attacchi aerei puntuali su obiettivi militari.
Questo scenario prevede attacchi aerei per indebolire l’esercito venezuelano, è l’opzione più semplice dal punto di vista della moderna esperienza nelle operazioni militari e nella pressione, una dimostrazione di forza da parte degli Stati Uniti “provata” in diversi paesi. Permette di sferrare un colpo simbolico ma tangibile al regime, molto efficace dal punto di vista mediatico e, ciò che è importante è che non richiede l’invio di truppe di terra.
Tuttavia gli attacchi mirati comportano un alto rischio di morti e distruzione di infrastrutture civili, che potrebbero unire la popolazione intorno a Maduro sotto il motto della resistenza all’aggressione esterna. Gli attacchi potrebbero non raggiungere l’obiettivo principale, ovvero demoralizzare l’esercito, e, al contrario, potrebbero farlo unire attorno al potere in carica.
Scenario 2: Operazione delle forze speciali per “decapitare” il governo.
L’opzione più radicale che prevede l’invio di un’unità d’élite, vengono menzionati i “Navy SEALs”, per eliminare fisicamente o catturare Maduro, è un’operazione con un livello di rischio estremamente elevato, poiché la sua esecuzione dipende da molti fattori difficili da prevedere, dal lavoro impeccabile dell’intelligence e dalle forze speciali che, tra l’altro, non sempre funzionano così bene come Hollywood li dipinge, basti ricordare l’operazione quasi fallita per eliminare Bin Laden.
Si può considerare che anche in caso di successo, l’eliminazione di Maduro non garantisce stabilità. L’assassinio del leader che si è opposto a Washington probabilmente lo eleverebbe alla categoria di martire, e nel paese potrebbe sorgere un vuoto di potere che porterebbe al caos, a una guerra civile tra diversi gruppi all’interno del blocco di governo e dell’esercito, o all’arrivo al potere di un’altra figura altrettanto antistatunitense. Il Pentagono è ben consapevole di questi rischi e probabilmente non se li assumerà, quindi la probabilità di questo scenario è molto bassa.
Scenario 3: Acquisizione di infrastrutture chiave.
Questa è un’opzione di compromesso, nella quale gli Stati Uniti invierebbero forze per catturare aeroporti, giacimenti petroliferi e infrastrutture critiche. Il pericolo più grande di questa ipotesi è che la missione si trasformi da un’operazione rapida a un lungo bagno di sangue. Catturando gli obiettivi, gli Stati Uniti dovrebbero mantenerli, il che potrebbe portare a combattimenti prolungati con le forze fedeli a Maduro. Ciò coinvolgerebbe le truppe statunitensi in una guerriglia logorante, richiederebbe un costante aumento del contingente e causerebbe perdite significative, cosa che è tradizionalmente molto disapprovata dalla società degli Stati Uniti. La probabilità, considerando i rischi e la riluttanza degli Stati Uniti a essere coinvolti in un conflitto su larga scala, è inferiore alla media.
Pertanto, nessuno degli scenari considerati è una soluzione “pulita” o infallibile. La cattura delle infrastrutture o l’eliminazione di Maduro sembrano troppo radicali, e gli attacchi aerei più convenienti potrebbero non dare il risultato desiderato.
Intanto per mantenere il livello alto continuano gli attacchi alle imbarcazioni che trasporterebbero droga negli Stati Uniti. Infatti il segretario alla guerra, Pete Hegseth, ha annunciato ieri che, “per ordine del presidente (Donald) Trump”, le forze statunitensi hanno condotto un “attacco cinetico letale” contro una nave che, secondo l’intelligence citata dal governo, senza come al solito fornire prove al riguardo, era gestita da un’organizzazione terroristica e trasportava narcotici nelle acque internazionali del Pacifico orientale.
Il funzionario ha detto che due uomini a bordo sono morti e che non ci sono state vittime tra le forze statunitensi.
“I servizi segreti hanno confermato che la nave era coinvolta nel contrabbando di stupefacenti, che transitava su una rotta nota del traffico di droga e trasportava narcotici”, ha detto Hegseth in una dichiarazione rilasciata su X.
E in questo scenario prebellico, sempre più caldo, i governi occidentali fanno finta di nulla. Non esprimono alcuna condanna alle azioni statunitensi che provocano perdite umane, considerate dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani dell’ONU, come esecuzioni extragiudiziali. Se non ricordo male proprio la violazione dei diritti umani è stato i motivo per scatenare guerre in mezzo mondo o per l’applicazione di sanzioni ai paesi che li stavano violando. Scusate, dimenticavo che la violazione dei diritti umani è a senso unico, vale solo quando vengono violati dai paesi che hanno deciso di non inginocchiarsi davanti allo zio Sam, come Iran, Libia, Iraq, Cina, Cuba e ovviamente il Venezuela.
Poi qualcuno si scandalizza se i tre quarti del mondo non considerano più credibile il nostro giardino dorato che usa il diritto internazionale solo per i propri interessi.
Infine vi ricordate della storiella dell’aggressore e dell’aggredito che continuano a propinarci un giorno s’ì e l’altro pure? Chi è in questa vicenda l’aggressore e l’aggredito? Risposta facile e ovvia, ma se l’aggressore è il nostro padrone allora tutto cambia …
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

