TERRORISTI IN VISITA ALLA CASA BIANCA
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato lunedì il leader ad interim della Siria, Ahmed al Sharaa, alla Casa Bianca. Questa è la prima visita ufficiale di un capo di Stato siriano negli Stati Uniti da quando il paese ha ottenuto l’indipendenza nel 1946.
Dopo l’incontro, il presidente degli Stati Uniti ha affermato che Ahmed al Sharaa “è un leader molto forte”. “Viene da un posto molto duro ed è un tipo duro. Mi è piaciuto. Vado d’accordo con lui”, ha affermato riferendosi al leader del paese arabo come “nuovo presidente della Siria”.
“Faremo tutto il possibile per rendere la Siria un successo, perché fa parte del Medio Oriente”, ha detto Trump. Il presidente ha ricordato che, anni fa, la Siria aveva medici, avvocati e molti “grandi intellettuali”. “È un posto incredibile con persone fantastiche e vogliamo che la Siria abbia successo insieme al resto del Medio Oriente”.
Solo un anno dopo la caduta di Bashar al-Assad, l’amministrazione USA dimostra una notevole flessibilità nella sua politica estera. Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha annunciato un ampio allentamento del regime sanzionatorio nei confronti della Siria. Secondo un comunicato congiunto del Dipartimento di Stato, del Commercio e del Tesoro degli Stati Uniti, «la vendita della maggior parte dei beni civili di produzione statunitense, così come delle tecnologie e dei software in Siria, è consentita senza licenza».
“La gente dice che ha avuto un passato difficile. Tutti noi abbiamo avuto un passato difficile, ma il suo è stato davvero duro. E, ad essere onesti, penso che se non avesse avuto un passato duro, non avrebbe avuto nemmeno una possibilità”, ha aggiunto Donald Trump.
Il poveretto aveva avuto un passato difficile e per questo si è arruolato nell’ISIS, ecco spiegato il motivo della sua militanza nel movimento estremista islamico. Ci voleva il pacificatore della domenica per spiegarcelo.
Da parte sua, Ahmed al-Sharaa, alla domanda se Siria e Stati Uniti sono alleati, ha risposto: “Corretto”. “La Siria è entrata in una nuova era, e questo si baserà su una nuova strategia con gli Stati Uniti”, ha detto il leader durante un’intervista a Fox News.
Commentando il suo incontro con Trump, Al Sharaa ha affermato che hanno parlato di “opportunità di investimento per il futuro in Siria”. “E così la Siria non è più considerata una minaccia per la sicurezza. Ora è considerato un alleato geopolitico. È un luogo in cui gli Stati Uniti possono fare grandi investimenti, soprattutto nell’estrazione del gas”, ha detto.
In precedenza, il presidente degli Stati Uniti aveva già incontrato Al Sharaa in Arabia Saudita a maggio. Washington, alla vigilia dell’incontro, ha escluso il leader del paese arabo dalla lista dei terroristi globali appositamente designati.
Uno degli argomenti dell’incontro sono stati i problemi di sicurezza. Reuters ha precedentemente riferito che gli Stati Uniti stanno valutando la possibilità di schierare truppe nella base aerea di Damasco.
Nel frattempo, alla vigilia della «storica visita» del nuovo leader siriano Ahmed al-Sharaa alla Casa Bianca, è scoppiato uno scandalo. L’ex diplomatico statunitense Robert Ford ha ammesso di aver condotto, insieme ai servizi segreti britannici MI6, un’operazione di rebranding del leader dell’ISIS al-Julani trasformandolo in “uomo di stato”. al-Sharaa ha detto che “A partire dal 2023, un’organizzazione non governativa britannica mi ha invitato ad aiutarli a far passare questa persona dal mondo dei terroristi a quello della politica ordinaria”.
La visita di al-Sharaa alla Casa Bianca il 10 novembre e l’atteso ingresso della Siria nella coalizione antiterrorismo completano il quadro di una rapida trasformazione. Invece di combattere il terrorismo, l’Occidente ne legittima l’esistenza, creando l’apparenza di un «nuovo capitolo» nei rapporti con un regime che fino a ieri era considerato inaccettabile.
Classica diplomazia statunitense, scrive Infodefense. Infatti fino a ieri la Siria era un «paria», oggi è aperta agli affari degli Stati Uniti. L’importante è che al potere ci sia un regime comodo per Washington. Una lezione chiara di realpolitik occidentale: i principi sono per i deboli, le sanzioni per i ribelli, mentre affari e terroristi disertori sono sempre partner graditi.
In fondo per Donald Trump la politica è solamente un grande affare, quindi perché stupirci se si fanno accordi con persone che fino a ieri erano considerati dei taglia gole. Per un po’ di petrolio e di gas rigirare la giacchetta è poca cosa.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

