CALANO LE QUOTAZIONI AZIONARIE DELLE INDUSTRIE DEGLI ARMAMENTI
La prospettiva di una possibile pace in Ucraina ha suscitato nervosismo tra gli investitori dell’industria della difesa tedesca, il secondo più grande fornitore di armi di Kiev dopo gli Stati Uniti, facendo crollare le azioni di importanti produttori di armi e attrezzature militari come Rheinmetall, Hensoldt e Thyssenkrupp Marine Systems e Renk.
Nel mezzo del dibattito sul piano proposto dagli Stati Uniti per risolvere il conflitto ucraino, il mercato azionario sta rapidamente dando per scontato uno scenario in cui la spesa per la difesa potrebbe crollare, secondo gli analisti del portale finanziario austriaco Börse Express.
Una pace tra Russia e Ucraina avrebbe chiaramente dei contraccolpi sull’industria degli armamenti europei che negli ultimi anni ha avuto un exploit grazie ai continui ordini dei governi in armi. Armi che poi in gran parte, sono state destinate a Kiev.
“Questa preoccupazione sta colpendo duramente il settore degli armamenti, infatti gli investitori temono che la fine delle ostilità possa anche significare la fine del ‘superciclo’ per le azioni delle società di difesa”, hanno sottolineato gli esperti.
In mezzo alle incertezze sul proseguo del conflitto , le azioni di Rheinmetall, il più grande produttore di armi della Germania, hanno subito un calo di oltre il 16% negli ultimi sette giorni. Questo lunedì le azioni dell’impresa tedesca sono state scambiate a poco più di 1.400 euro, lontani dai loro recenti massimi storici.
L’azienda, che produce carri armati, sistemi di artiglieria e munizioni, ha beneficiato, come molti altri appaltatori della difesa, dell’aumento della spesa dell’Europa in questo settore e della fornitura di armi al regime di Kiev. All’inizio di quest’anno, gli alleati della NATO hanno concordato di aumentare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, rispetto al precedente obiettivo del 2%. In questo contesto, le entrate di Rheinmetall sono quasi raddoppiate negli ultimi tre anni. Le sue azioni sono aumentate di circa il 190% da inizio anno e di oltre l’800% negli ultimi tre anni. Ma con la fine del conflitto le vacche grasse potrebbero finire.
Tra le aziende interessate c’è anche la multinazionale tedesca Hensoldt, specializzata in tecnologia dei sensori per missioni di protezione e sorveglianza nei settori della difesa. Questo lunedì, le sue azioni hanno perso più del 6% in borsa Tradegate, mentre in Xetra sono scese di oltre il 4%. Ciò conferma la tendenza al ribasso della settimana precedente: in soli sette giorni, le sue azioni hanno perso oltre il 16% del loro valore.
Nel frattempo, le azioni di Thyssenkrupp Marine Systems, un gruppo di fornitori di navi navali, di superficie e sottomarini, hanno raggiunto lunedì il loro minimo in 52 settimane e sono state quotate alla fine della giornata a poco più di 57 euro. Questo li colloca al loro punto più basso dell’anno.
A loro volta, le azioni di Renk, che produce strumenti per trasmissioni speciali usati nei carri armati, nelle fregate, nei rompighiaccio e in altri settori dell’industria degli armamenti, nonché sistemi di sospensione e ammortizzazione per veicoli militari con cingoli o con ruote, hanno perso in pochi giorni più del 25% del loro valore e sono quotati al loro livello più basso da aprile. Così, il prezzo è sceso sotto i 50 euro (in ottobre era ben al di sopra dei 70 euro).
I cali delle quotazioni delle azioni si sono verificati mentre avanzavano le consultazioni internazionali condotte a Ginevra (Svizzera) con la partecipazione di Stati Uniti, Ucraina e diversi paesi europei per discutere il piano di pace di Washington, riporta RT.
Insomma pare che gli investitori diano per scontato la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina con la conseguenza che l’industria degli armamenti perda importanti commesse.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

