La commemorazione dei caduti in VenezuelaLa commemorazione dei caduti in Venezuela

CUBA PROSSIMO OBIETTIVO DI TRUMP?

 

Cuba sarà il prossimo obiettivo di Donald Trump nei Caraibi? La domanda rimbalza da alcune settimane su vari media internazionali dopo che dalla Casa Bianca hanno compiuto l’intervento armato in Venezuela per sequestrare Nicolas Maduro Moro.

In realtà l’isla rebelde è nelle mire statunitensi dal primo giorno che la rivoluzione,  capeggiata da Fidel Castro, ha trionfato. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per riprendersi Cuba, per cancellare lo smacco che avevano subito. Hanno cercato di invaderla, la hanno sottoposta al più lungo blocco economico, commerciale e finanziario della storia dell’umanità, hanno usato armi biologiche, hanno tentato di assassinare Fidel Castro e molto altro senza però riuscire a riportare l’isola sotto il loro ombrello.

Donald Trump ha recentemente dichiarato, rispondendo a una domanda di un giornalista, se Cuba sarà il prossimo obiettivo della sua amministrazione affermando che tutte le misure possibili contro l’isola sono state applicate, quindi resta solamente l’opzione militare per rovesciare il legittimo governo cubano.

Questa dichiarazione smentisce la narrazione classica propagandata dagli Stati Uniti e portata avanti dai suoi vassalli, ovvero che non esiste alcun blocco economico, commerciale e finanziario nei confronti di Cuba, blocco che  a Washington chiamano erroneamente embargo. Smentisce tale affermazione perché se non esiste alcun blocco come si può dichiarare che non ci sono più misure coercitive da applicare all’isola e al popolo cubano? Le misure esistono e alla Casa Bianca lo sanno benissimo, Trump con la sua affermazione lo conferma inequivocabilmente, anche se chiaramente non ce ne era bisogno. Anche i sassi lo sanno, non lo vogliono vedere solo coloro che vivono delle menzogne propagandate dagli Stati Uniti, come ad esempio quella schiera di cubani che vivono a Miami e dintorni che si alimentano giornalmente con i fondi ricevuti dal governo statunitense per inondare la rete di false notizie.

Negli ultimi giorni varie notizie false hanno inondato la rete, notizie inverosimili e talvolta talmente irreali che risultano difficili da credere. Domenica scorsa si era diffusa la notizia che lunedì 12 gennaio tutte le scuole, gli uffici e le imprese sarebbero state chiuse per ordine del governo perché sull’isola stavano volando aerei statunitensi. Poi è arrivata la notizia che diverse navi della marina degli Stati Uniti erano ferme davanti alle coste cubane. Entrambe le notizie sono state prontamente smentite dal governo con comunicati ufficiali.

Ieri, sabato 17 gennaio, quando il governo   prorogava l’esenzione dall’applicazione di dazi doganali per tutti i prodotti per la pulizia personale, per gli alimenti e i medicinali importati sull’isola per uso non  commerciale la rete veniva  inondata da post che affermavano che dal 18 gennaio sarebbero stati applicati dazi a tali merci. Tutto il contrario di quanto il governo aveva deciso. Nuova smentita ufficiale del governo è arrivata poco dopo, ma il sasso era stato lanciato.

Notizie che poi vengono diffuse tra la gente con il classico passa parola, notizie che hanno un impatto sulla popolazione già provata per le conseguenze che giornalmente il blocco provoca sulle loro vite, Notizie, come detto, palesemente false che, in buona fede o meno, vengono diffuse. Ingenui cubani che  per pigrizia le riportano senza verificarle sui siti ufficiali o, peggio ancora,  sono diffuse da ammaestrati cubani che si incaricano di far proliferare menzogne provenienti da canali e pagine che si dedicano a infondere preoccupazioni nella popolazione.

Nonostante i proclami e le dichiarazioni di Donald Trump e Marco Rubio, il più acerrimo nemico di Cuba nell’attuale amministrazione statunitense, la situazione a Cuba è assolutamente normale. Girando per le strade e parlando con la gente non si percepisce alcuna preoccupazione particolare, anche se diverse persone manifestano di temere le conseguenze  che il sequestro di Nicolas Maduro potrebbe procurare all’isola. Nel dettaglio sono preoccupati che Cuba non possa ricevere più il petrolio dal Venezuela e che la crisi energetica si possa accentuare.

Il 16 gennaio a L’Avana si è svolto l’atto principale in onore dei 32 militari caduti durante l’assalto all’abitazione di Nicolas Maduro a Caracas. Il Malecon era pieno di migliaia di cubani che si sono stretti al dolore dei famigliari degli eroi cubani assassinati dalle forze speciali statunitensi durante l’azione militare che si è conclusa con il sequestro del presidente del Venezuela.

Se da un lato i professionisti delle lamentele non perdono occasione per incolpare il governo di essere il responsabile di tutti i problemi del paese, dimenticandosi che proprio coloro che sono visti da questi squallidi figuri come i possibili liberatori dell’isola, sono i responsabili delle ristrettezze in cui versa Cuba, dall’altra parte c’è un popolo, silenzioso, che non diffonde false notizie, che vive con estrema dignità,  che però si mobilita in massa per sostenere la rivoluzione, che si stringe attorno al dolore delle famiglie di quei concittadini che stavano svolgendo il loro lavoro in Venezuela e sono stati trucidati dalle forze speciali a Caracas.

Una presenza, quella delle migliaia di persone che hanno preso parte a L’aAvana e nelle altre città cubane dove si sono svolte cerimonie in suffragio dei caduti, a cui non è possibile rinunciare. Cerimonie per omaggiare i caduti e per  sostenere il governo  che i nostri media non mostreranno mai, perché sarebbe difficile per loro giustificare oceaniche manifestazioni del popolo cubano che, secondo loro, sarebbe  oppresso da una sanguinosa dittatura, oltraggiato nelle libertà personali, costantemente violato nei più elementari diritti umani. Affermazioni che però esistono  solo nelle loro menti e in quelle delle varie amministrazioni statunitensi che gli passano le veline. 

Uno spettacolo di unità e patriottismo che dalle nostre parti, nonostante le litanie di Salvini e Meloni che sfoggiano la nostra bandiera solo come uno straccio su cui inginocchiarsi davanti a Trump o a qualunque altro presidente statunitense, è assolutamente impensabile.

 Ma tornando alla vita di tutti i giorni non bisogna mai dimenticare che gli Stati Uniti di Donald Trump, di Marco Rubio, come le altre amministrazioni che gli hanno preceduti, non intendono mollare gli artigli su Cuba. Molte volte ho parlato del sito di Miami “El Toque” che decide, in modo del tutto arbitrario, qual’è il cambio tra Peso Cubano e le altre divise internazionali. Il governo cubano ha deciso di creare un cambio fluttuante tra la sua moneta e le altre divise internazionali per arginare il dilagante mercato nero di valuta.

Un paio di settimane fa la Banca Centrale di Cuba ha ufficializzato il cambio tra le valute internazionali e il Peso Cubano. Il cambio si aggirava a 480 Pesos Cubani per Euro. Il cambio era praticamente uguale a quello pubblicato da El Toque. E’ rimasto invariato per alcuni giorni, ma poi il cambio nero, quello inventato quotidianamente dal sito di Miami è balzato in alto. Al momento di scrivere l’Euro viene pagato 485 Pesos Cubani nel mercato ufficiale, mentre 520 sul mercato informale.

Come si può notare il cambio informale è più alto di quello ufficiale, evidentemente a Miami non sono rimasti con le mani in mano. Si sono visti intaccare il monopolio del cambio valutare e per rispondere, come era prevedibile, hanno iniziato ad alzare il loro con le stesse modalità del passato, ovvero inventando ogni giorno un cambio che metta in difficoltà lo stato. Così facendo sono tornati a essere quelli che decidono quanto vale un Peso Cubano basandosi su rilevazioni assolutamente arbitrarie basate su indagini del tutto false e senza alcun riscontro reale del mercato.

Le azioni di pressione che esercitano dagli Stati Uniti su Cuba, come si vede, sono a 360 gradi, niente viene lasciato al caso. Dalla diffusione continua e capillare di informazioni false che hanno lo scopo di creare inquietudine nella popolazione, alla manipolazione artificiale del cambio monetario. La strategia di Donald Trump è quella di continuare a strangolare l’economia cubana con la speranza che un giorno anche sull’isla rebelde scoppi una rivoluzione colorata che sovverta il legittimo governo e riporti Cuba a essere il bordello dei Caraibi come era al tempo di Fulgencio Batista.

Spesso mi viene detto che Cuba non è un obiettivo economico per gli Stati Uniti, come sono invece Venezuela, Iran o Russia perché dispongono di petrolio e gas. E’ vero, ma Cuba ha sviluppato negli anni il settore turistico investendo e concedendo licenze di investimento a imprese straniere. Prendersi tutti questi hotel e strutture turistiche per pochi dollari nel caso venissero privatizzate, dopo un cambio di governo, fa gola a molti. 

Quindi rispondendo alla domanda con cui ho aperto il mio articolo, ovvero se Cuba sarà il prossimo obiettivo per Trump, rispondo che Cuba è sempre stata l’obiettivo degli Stati Uniti e di tutte le amministrazioni che si sono susseguite alla Casa Bianca. Cuba ha resistito per 67 anni alle azioni di destabilizzazione degli Stati Uniti e credo che continuerà a resistere. Le migliaia di persone che hanno inondato le strade delle città cubane per omaggiare i 32 cubani uccisi in Venezuela sono la dimostrazione tangibile che quelli che sostengono la rivoluzione sono molti di più di quelli che quotidianamente si lagnano del governo e poi non fanno assolutamente nulla perché le cose migliorino. 

Sono silenziosi, cercano di sopravvivere alle conseguenze del blocco statunitense, non sbraitano, provano a risolvere i quotidiani problemi con inventiva, sono solidali con chi ha meno di loro, alzano la voce solo quando c’è da difendere la rivoluzione e gridano il loro rifiuto all’imperialismo statunitense con orgoglio e dignità. Invece chi auspica un cambio sull’isola, chi auspica l’arrivo degli Stati Uniti che dovrebbero risolvere tutti i loro problemi, li trovi a ogni angolo delle strade, aspettando un turista per proporgli una gita o un taxi oppure per convincerlo che la vita a Cuba è invivibile sperando che il buon cuore dell’ingenuo viaggiatore si apre e gli regali dieci Euro.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info  

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