Il cancelliere tedesco MerzIl cancelliere tedesco Merz

LA GERMANIA RITIRA I PROPRI MILITARI DALLA GROENLANDIA 

 

I militari tedeschi inviati in Groenlandia abbandonano a sorpresa e in gran segreto l’isola, afferma il quotidiano Bild.

Il cospicuo contingente europeo, composto da una trentina di militari,  inviato in Groenlandia per intimorire Donald Trump e farlo recedere dalle sue mire espansionistiche sull’isola si è dimezzato dopo che  i militari tedeschi, in segreto e senza dare spiegazioni, sono tornati in patria.

La squadra di ricognizione della Bundeswehr che si trovava in Groenlandia ha lasciato l’isola “in silenzio e in fretta”, ha riferito domenica il quotidiano tedesco Bild. Il quotidiano ha affermato di aver trovato a sorpresa i 15 soldati e ufficiali guidati dal contrammiraglio Stefan Pauly all’aeroporto di Nuuk, capitale della Groenlandia.

Il gruppo si è imbarcato su un volo della compagnia aerea Icelandair operato con un Boeing 737, senza preavviso o spiegazioni ufficiali sul motivo della partenza accelerata.

Tra le ipotesi più probabili del ritiro prematuro e senza dare spiegazioni dei militari tedeschi dall’isola ci potrebbe essere la decisione del presidente degli Stati Uniti di imporre dazi aggiuntivi ai paesi che avevano inviato i propri militari in Groenlandia. Una dimostrazione, senza dubbio,  della forza che i paesi europei hanno nei confronti degli Stati Uniti. Il padrone impone sanzioni e i sudditi rispondono mettendosi la coda tra le gambe.

Proprio ieri veniva affermato che i militari tedeschi sarebbero rimasti sull’isola più a lungo del previsto, sottolinea il media. L’ammiraglio Pauly ha dichiarato di aver discusso le possibilità di una maggiore cooperazione con la Danimarca e altri paesi. I soldati, l’aeronautica e la marina erano arrivati sull’isola artica venerdì – come parte di una missione di ricognizione dei paesi della NATO su invito della Danimarca – per svolgere un’esercitazione ed esplorare possibili opportunità di addestramento e schieramento, ha ricordato Bild.

In risposta all’esiguo contingente europeo inviato da  Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia, il presidente statunitense ha annunciato che tali paesi dovranno pagare una tariffa del 10% su tutte le forniture al paese nordamericano a partire dal prossimo 1 febbraio. Ha anche avvertito che le tariffe aumenteranno al 25% a partire dal 1° giugno 2026.

Se da un lato la Germania sembra aver deciso di sfilarsi dalla missione europea in Groenlandia, Berlino ha invece sottoscritto un documento assieme agli altri sette membri della missione groenlandese. Hanno insomma da Berlino usato la solita strategia politica nei confronti degli Stati Uniti: tanti discorsi e pochi fatti.

Nella dichiarazione congiunta gli otto paesi europei affermano che, come membri del blocco militare, sono impegnati “a rafforzare la sicurezza dell’Artico come interesse transatlantico condiviso”.

In questo contesto, aggiungono che l’esercizio “Arctic Endurance”, sviluppato in Groenlandia con la partecipazione di poco più di 30 militari di quei paesi, “risponde a questa esigenza” e “non rappresenta alcuna minaccia per nessuno”.

“Siamo pienamente solidali con il Regno di Danimarca e il popolo della Groenlandia. Sulla base del processo iniziato la scorsa settimana, siamo disposti ad avviare un dialogo basato sui principi di sovranità e integrità territoriale, che difendiamo fermamente”, si legge nella dichiarazione.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

ULTIMA ORA: Bild corregge l’articolo affermando che il ritiro dei soldati tedeschi era programmato. Ma allora cosa ci sono andati a fare in Groenlandia? Forse per fare la settimana bianca … oppure qualcuno da Berlino non ha il coraggio di ammettere che hanno avuto paura di Trump …

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