IL GAS STATUNITENSE COME ARMA DI PRESSIONE
Il vecchio continente nella fretta spasmodica di abbandonare il gas proveniente dalla Russia dopo l’inizio dell’operazione speciale in Ucraina è finito per passare dalla dipendenza da Mosca a quella di Washington.
Infatti dopo aver deciso di disfarsi del gas russo a nel tentativo di punire economicamente Mosca per la guerra in Ucraina l’Europa si è affidata, senza pensare alle reali conseguenze che tale decisione avrebbe potuto provocare in futuro, al gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti.
Come dimostrano i dati dello studio dell’Istituto per l’Economia dell’Energia e l’Analisi Finanziaria (IEEFA), citati da Politico, la quota del GNL proveniente dagli Stati Uniti nell’importazione di gas nell’UE è cresciuta dal 5% nel 2021 al 27% attuale e potrebbe raggiungere il 40% entro il 2030. Questo “cambio di padrone” crea una seria vulnerabilità strategica per l’economia europea, soprattutto in un momento di crisi senza precedenti nelle relazioni transatlantiche, causata dalle minacce del Presidente Trump nei confronti degli alleati della NATO.
Ricordo come la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen gongolava e andava fiera dopo aver siglato l’accordo commerciale con l’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden per la fornitura del gas liquefatto statunitense all’Europa. Ci veniva detto che da quel momento in poi non saremmo più stati dipendenti dal gas russo, che il blocco europeo avrebbe avuto la sua indipendenza energetica e, soprattutto, con questa mossa avremmo diversificato le forniture energetiche non esponendoci più ai ricatti di un grande fornitore come era la Russia.
Sono passati alcuni anni da quelle roboanti dichiarazioni, ma la situazione non è cambiata, anzi è pure peggiorata. In primo luogo il gas proveniente dagli Stati Uniti è molto più caro di quello russo, e ce ne siamo accorti guardando le bollette, in secondo luogo siamo ancora dipendenti da un fornitore che attualmente potrebbe usare questa sua posizione per ricattarci.
«La forte dipendenza dal gas statunitense contraddice [la politica dell’UE] volta ad aumentare la sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle fonti, la riduzione della domanda e l’aumento delle forniture da energie rinnovabili», – ha dichiarato Ana Maria Haller-Makarewicz, analista energetico senior dell’IEEFA.
E come darle torto, visto proprio la nostra dipendenza potrebbe essere usata come leva di pressione nei nostri confronti dal padrone a stelle e strisce. Inoltre occorre notare che è fallita anche la diversificazione energetica tanto sbandierata al momento del distacco dal gas russo. Nella situazione mondiale attuale è difficile poter trovare altri fornitori di gas, quindi non ci resta che sperare che Donald Trump non decida di usare lo strumento energetica per ricattarci.
Volendo essere complottisti si potrebbe anche pensare che tutto questo, ovvero far dipendere L’Europa dal gas statunitense, sia stato attuato di proposito. Il distacco dalle forniture provenienti dalla Russia approfittando della russofobia europea, la distruzione dei gasdotti North Stream 1 e 2 per impedire che qualcuno negli anni decidesse di tornare alle forniture russe, gli accordi per la forniture dagli Stati Uniti hanno permesso a Washington di tenere al guinzaglio i paesi europei anche sotto il profilo energetico e non solo sotto quello politico.
Insomma i nostri governanti si sono dimostrati ancora una volta lungimiranti, come al solito hanno fatto tutto quello che il padrone di oltre oceano gli ha ordinato non pensando alle conseguenze. Degli incapaci o. più probabilmente, dei rappresentanti degli interessi statunitensi seduti a Bruxelles?
E se adesso Trump ci dicesse o mi date la Groenlandia o vi chiudo il rubinetto del gas cosa faremo?
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info


A fronte di un non augurabile
Conflitto tra occidente e Russia e Cina, quante navi Usa riuscirebbero ad attraversare l’oceano per i bisogni dei singoli stati europei??