L'ayatolah Ali KhameneiL'ayatolah Ali Khamenei

VENEZUELA E IRAN NELLE AMBIZIONI DEGLI STATI UNITI 

 

Gli interessi degli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, mascherati dalla lotta al narcotraffico, sono ovviamente quelli legati al petrolio che si trascina dietro la necessità per Washington di rafforzare sul mercato internazionale il dollaro.

Il petrolio, fino a pochi anni fa,  era venduto per la maggior parte in dollari, ma con l’ingresso sul mercato mondiale di altre potenze, come Cina, Russia e in generale tutti i paesi aderenti ai Brics, le vendite di greggio si sono spostate dal dollaro allo yuan e verso altre valute. Questo ha fatto perdere l’egemonia della moneta statunitense in un mercato dove il dollaro era la valuta incontrastata, un mercato che generava miliardi di dollari ogni giorno. 

Gli interessi di Donald Trump nei confronti del Venezuela e dell’Iran sono chiaramente legati alla necessità di gestire le transazioni dell’oro nero in dollari e non in altre monete. Penso che sia poco probabile la giustificazione che spesso viene addotta alle azioni di Trump, ovvero il bisogno degli Stati Uniti di accaparrarsi di ulteriori quantitativi di petrolio. Gli Stati Uniti sono diventati un esportatore di greggio da quando hanno iniziato ad estrarre idrocarburi dagli scisti.

Hanno invece   un gran bisogno di non perdere l’egemonia del dollaro in questo cruciale segmento economico. La dichiarazione di Donald Trump nella quale affermava, dopo aver rapito Maduro, che la Cina potrà acquistare tutto il petrolio che vorrà dal Venezuela e noi glielo venderemo, spiega molto.

Glielo venderà perché  gli imporrà di pagarlo in dollari e non in yuan come faceva il Venezuela. Arriva in queste ore un’altra sua dichiarazione nella quale assicura che l’India si impegnerà ad acquistare petrolio dal Venezuela invece di acquistare petrolio iraniano.

A causa delle sanzioni anche Teheran vende petrolio all’India non usando il dollaro, come fa del resto anche con la Cina. Nella stessa intervista avvenuta a bordo dell’Air Force One il presidente degli Stati Uniti ha rivolto un altro invito a Pechino ad acquistare il petrolio del Venezuela. 

“Ti dirò una cosa”, dice ad un giornalista, “ la Cina è la benvenuta e farà un ottimo affare con il petrolio. Sai, diamo il benvenuto alla Cina. Abbiamo già raggiunto un accordo”. 

Le affermazioni arrivano in un contesto in cui Washington cerca di reindirizzare i flussi energetici dei paesi alleati lontano dall’Iran, offrendo alternative di approvvigionamento da altri produttori sotto la sua influenza. 

Anche nel caso delle attuali tensioni con l’Iran la narrazione proposta fa acqua da tutte le parti. E’ chiaro che a Washington della democrazia in Iran, della libertà degli iraniani non importa un fico secco. Quello che importa alla Casa Bianca è rimettere le mani sulle ingenti risorse del paese per poi venderle, ovviamente in dollari, a chi ne farà richiesta.

Reuters ricorda che l’India è stata storicamente uno dei principali clienti del petrolio iraniano, anche se negli ultimi anni ha diversificato le sue fonti di approvvigionamento a causa delle pressioni delle sanzioni statunitensi. La svolta verso maggiori volumi provenienti dal Venezuela farebbe parte, secondo le parole di Trump, di questa riorganizzazione della mappa dei fornitori, con implicazioni sia geopolitiche che commerciali per il mercato globale del greggio.

Da parte sua l’ayatolah Ali Khamenei, leader supremo della nazione persiana, ha dichiarato che   la causa principale delle tensioni tra Washington e Teheran è che gli Stati Uniti vogliono assorbire l’Iran. 

“Qual è il problema tra Stati Uniti e Iran? Questo confronto, che esiste da oltre 40 anni, ha mantenuto un’inimicizia con gli Stati Uniti. Qual è questo problema? A mio parere, il problema può essere riassunto in due parole: gli Stati Uniti vogliono assorbire l’Iran; la giusta nazione dell’Iran e la Repubblica islamica glielo impediscono”, ha spiegato sabato il leader supremo in una riunione con vari settori, citato dall’agenzia Tasnim.

Ali Khameneí ha sottolineato che la sua nazione ha molte cose che la rendono attraente. “Il petrolio iraniano è attraente. Il gas iraniano è attraente. I ricchi giacimenti minerari dell’Iran sono attraenti. La posizione strategica e geografica dell’Iran è attraente. Ci sono molte altre caratteristiche. L’Iran è un paese che, in modo naturale, un potere avido e aggressivo guarda con occhi di avidità. Vogliono prendere il controllo di questo paese, come hanno già fatto prima”, ha sottolineato.

L’ayatollah ha aggiunto che “per circa 30 anni, più di 30 anni, gli americani sono stati in Iran: le risorse erano nelle loro mani, il petrolio era nelle loro mani, la politica era nelle loro mani”.

Si può non condividere la teocrazia iraniana, ma è chiaro a tutti quelli che non vivono con il prosciutto sugli occhi che le proteste in Iran hanno l’unico scopo di  far crollare il regime con la conseguenza che il paese sprofonderebbe in una crisi difficile da gestire. Ma agli Stati Uniti poco importa delle conseguenze, a loro interessa che il petrolio e le altre risorse del paese siano controllate da Washington e vendute in dollari. I morti e la destabilizzazione dell’Iran sono i soliti effetti collaterali …

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info  

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