AUMENTANO I DEBITI DELLE FAMIGLIE NEGLI STATI UNITI
Mentre Donald Trump continua a sostenere che mai nella storia degli Stati Uniti l’economia del paese è andata così per merito suo, bene i dati rivelano tutt’altro.
Nel mezzo delle ripetute rassicurazioni di Donald Trump ai suoi cittadini nelle quali sostiene che nessuno meglio di lui abbia fatto in campo economico Bloomberg riferisce che le famiglie statunitensi non sono mai state indebitate come adesso a riprova che Donald Trump o vive un altro mondo o, probabilmente, ama spararle grosse.
Le balle di Trump per fortuna hanno le gambe corte, l’agenzia statunitense ha diffuso i dati dell’indebitamento delle famiglie statunitensi smentendo così il mondo idilliaco dipinto dal reuccio della Casa Bianca.
A dicembre, il credito al consumo negli Stati Uniti è aumentato di 24 miliardi di dollari, superando ampiamente tutte le stime preliminari, segnando la crescita più marcata in un anno.
La serie di annunci di licenziamenti e il calo del numero di offerte di lavoro hanno spinto gli statunitensi a mettere in dubbio le prospettive occupazionali e la propria stabilità economica, rendendo l’indebitamento una scelta obbligata per far fronte alle difficoltà economiche.
Il volume complessivo dei prestiti non rimborsati — inclusi quelli per l’acquisto di auto e per le spese scolastiche — è cresciuto a dicembre di 10,2 miliardi di dollari, il dato più alto degli ultimi sette mesi.
Intanto i debiti residui sulle carte di credito sono saliti di 13,8 miliardi di dollari, registrando l’incremento mensile più elevato degli ultimi due anni.
La situazione finanziaria delle famiglie statunitensi desta preoccupazione: la probabilità che i consumatori non riescano a pagare nemmeno la rata minima del proprio debito nei prossimi tre mesi ha raggiunto il livello più alto da aprile 2020, sottolinea Bloomberg.
Sul piano internazionale il debito pubblico statunitense non gode più di quella fiducia da parte degli investitori istituzionali che negli anni gli anno permesso di essere considerato come un sicuro investimento.
A causa delle tensioni internazionali e delle politiche imprevedibili di Donald Trump molti paesi, Cina inclusa, si stanno disfacendo dei titoli di stato degli Stati Uniti. Le autorità di regolamentazione cinesi hanno sollecitato le banche del Paese a limitare gli acquisti di titoli del Tesoro statunitense. A quelle istituzioni particolarmente esposte sul mercato degli Stati Uniti è stato raccomandato di ridurre le proprie posizioni, riferisce Bloomberg.
Questa mossa si inserisce in una più ampia strategia di diversificazione dei rischi di mercato, in linea con le preoccupazioni espresse da governi e gestori di fondi sovrani in tutto il mondo. Tali timori sono alimentati dal crescente dibattito sull’affidabilità del debito pubblico statunitense come “porto sicuro” e sulla futura capacità di attrazione del dollaro.
Negli ultimi dieci anni, il volume complessivo dei Treasury statunitensi detenuti da enti statali e privati cinesi è diminuito costantemente. Un tempo primo creditore globale degli Stati Uniti, la Cina è stata superata dal Giappone nel 2019 e, lo scorso anno, anche dal Regno Unito che è andato chiaramente in aiuto al paese a stelle e strisce.
Le riserve in dollari della Cina si sono quasi dimezzate rispetto al picco del 2013, scendendo a 683 miliardi di dollari a novembre — il livello più basso dal 2008.
Insomma il paese dorato che dipinge Donald Trump non pare essere così splendente come afferma.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

