CONFERENZA DI MONACO: VERSO LA GUERRA
di Francesco Dall’Aglio
La conferenza di Monaco per la sicurezza si è appena conclusa ed è stata, in linea di massima, un gran circo con pochi acrobati e moltissimi clown.
I clown non devono però distrarci dalle conclusioni alle quali i nostri leader sono giunti, ovvero che l’Occidente, qualsiasi cosa intendiamo con questo termine, è nei guai. Questa non è una novità ma è sicuramente un problema, e non solo perché in Occidente ci viviamo pure noi: è un problema perché ormai è chiaro che l’unico modo di venirne fuori è la guerra, non quella che la Russia, la Cina e gli altri cattivi faranno a noi, perché non hanno né necessità né intenzione né mezzi per farla, ma quella che noi faremo a loro e per la quale stiamo preparando la nostra opinione pubblica, la nostra legislazione, la nostra economia.
L’Occidente è nei guai perché ha poche risorse, e anche questa non è una novità. Storicamente le ha sempre ottenute colonizzando il resto del mondo e obbligandolo, con la forza o con accordi che favorivano parte delle loro élite, a cedere a basso costo, se non a costo zero, le loro risorse.
Fino a un certo punto lo ha fatto con la violenza esplicita e rivendicata dei genocidi, delle cannoniere e delle guerre dell’oppio, da un certo punto in poi con la violenza nascosta delle sanzioni, del Commonwealth/Françafrique e delle risoluzioni ONU, anche quando non c’erano, ma il senso è lo stesso.
Noi prendiamo le loro cose, loro non possono opporsi. E nella sbornia di onnipotenza degli anni ’90 si è pensato di poterlo fare anche nei confronti di tre stati in particolare, tutti e tre accomunati dall’avere una grande estensione territoriale (il che ne scoraggia l’invasione, e chi ci ha provato in passato non ne è stato felice), una certa idea di sé, culturale e politica, una posizione strategica per le rotte commerciali mondiali e grandi, grandissime risorse e potenzialità.
Due su tre hanno anche l’atomica. Inutile dire che gli stati in questione sono la Russia, l’Iran e la Cina, non necessariamente in quest’ordine. Nella sbornia di onnipotenza si è pensato che tutti e tre, ognuno con problemi non indifferenti, sarebbero cascati come frutti maturi nelle mani dell’Occidente e che in fondo non desiderassero altro, e per un po’ di tempo è sembrato che davvero ce la si potesse fare, che la storia, come scriveva uno, fosse finita, e che avessimo vinto noi per sempre.
La sbornia di onnipotenza è durata poco, e presto ci si è accorti che, per vari motivi, tutti e tre si stavano lentamente, o molto velocemente a seconda del caso, sottraendo alla loro posizione di inferiorità.
Nel 2007 uno dei tre ha dichiarato tramite il suo presidente, proprio a Monaco tra l’altro, che il resto del mondo non intendeva più giocare secondo le nostre regole, quelle in base alle quali vinciamo sempre noi. E ci si è resi conto che sono stati commessi errori, soprattutto di sottovalutazione.
La stazione di servizio con le atomiche, i puzzoni con gli stracci in testa, le scimmiette gialle che sanno solo copiare. E invece. Siamo stati sciocchi e ora ne paghiamo le conseguenze: benzinai, puzzoni e scimmiette si sono messi d’accordo e si stanno pure tirando appresso altra gente, tipo quelli con le mucche per strada.
E ci si è resi conto anche di un’altra cosa, più grave: non ce la facciamo a far la guerra a tutti e tre contemporaneamente. Bisogna dunque isolarli e provvedere alla loro liquidazione singolarmente. Il primo passo è obbligarli solo a reagire, mai ad agire, mediante una rete di proxy disposti a ostacolarli in cambio di vaghe promesse e dell’occasionale carota, mediante crisi economiche ingegnerizzate e sanzioni, mediante ‟rivoluzioni colorate” in casa loro e nei paesi vicini, e colpendo i loro alleati più deboli.
Se anche qui vi pare che non ci sia niente di nuovo è perché la RAND lo ha letteralmente messo nero su bianco, e pubblicato sul suo sito perché tutti lo possano leggere. E per un complesso di motivi si è deciso di partire dalla Russia (l’Iran fino a poco fa non è stato realmente preso sul serio.
Grave errore): perché pareva quella con una tenuta interna meno solida, perché dal punto di vista logistico organizzare una pressione militare sul suo confine era incomparabilmente più facile che farlo altrove, per via del confine di terra con la NATO, e soprattutto perché la Russia possiede le risorse che ci sono necessarie per far la guerra agli altri, e che aiuterebbero gli altri a resistere alla nostra guerra se non ce le prendessimo.
Il resto è storia recente e non c’è bisogno di riassumerlo per l’ennesima volta. Ora è diventato abbastanza evidente che le cose non stanno andando come immaginavamo. La Russia non cede, l’Iran non cede, e mentre loro non cedono la Cina si rafforza.
La finestra temporale a nostra disposizione si sta chiudendo e i proxy non bastano più; certo devono continuare a reggere il fronte, perché noi non siamo pronti, ma dopo di loro toccherà a noi.
Questo, sostanzialmente, è quanto i nostri capi si sono detti a Monaco e su questo sono tutti d’accordo, USA e UE e Giappone e Australia, e gli unici dissapori, le uniche tensioni sono su chi avrà quali e quante fette della torta.
La guerra in Ucraina continuerà e che la vinca o non la vinca la Russia è del tutto irrilevante, perché è solo una scaramuccia di confine: l’importante è che duri quanto più a lungo possibile per darci tempo di rimettere in piedi un’industria militare degna di questo nome, convincere un’altra volta la popolazione che dulce et decorum est pro patria mori e che siamo chiamati a un’alta missione di civilizzazione nelle terre barbare, sperare che il costo per quegli altri si faccia insostenibile e poi mandare avanti gli europei dell’est, che per questo li abbiamo fatti entrare nella NATO e nella UE, mica per altro, e sperare che bastino, e l’Ucraina?
Ah, ma l’Ucraina non ci interessa, doveva comprarci un po’ di tempo e lo sta facendo molto bene. Pazienza se finirà distrutta e non sarà mai più un paese stabile e funzionante, in fondo l’hanno voluto loro. No? Noi non c’entriamo niente.
Poi, fatta fuori la Russia grazie agli europei dell’est e ai più fessi tra quelli dell’ovest, crollerà anche l’Iran e potremo, stavolta davvero tutti insieme, andare a prenderci la Cina e tornare finalmente agli anni ’90, che erano così belli.
La Russia potrà prendersi l’Ucraina, ma è molto difficile che vinca la guerra che verrà. Anche lei (come la Cina, come l’Iran) proverà a guadagnare tempo per riarmarsi, e in fondo la stessa guerra in Ucraina è stata fatta per guadagnare tempo ed evitare di avere la NATO proprio sul pianerottolo.
Tutto quello che sta succedendo, accordi, accordicchi, concessioni e gesti di buona volontà, ‟spirito di Anchorage” e colloqui a Ginevra sono tanti piccoli patti Ribbentrop-Molotov, in cui entrambi i contendenti sanno che lo scontro è alle porte, che non può essere evitato, ma che non sono ancora pronti a combatterlo e sperano, alla fine, di avere quel proiettile in più e quel litro di benzina in più che gli consentirà di vincere (e tanto piacere se saranno stati proprio i futuri nemici a vendertelo).
Una vittoria della Russia contro la NATO, sempre sognando che si possa tenere lo scontro sul terreno convenzionale, sarebbe possibile solo a due condizioni. La prima è trasformare i BRICS in un’alleanza militare vera e propria, e al momento è molto difficile. La seconda è una serie di lanci di atomiche tattiche sugli hub logistici e di produzione europei, magari con accompagnamento di attacchi convenzionali sui centri decisionali, naturalmente ora che siamo impreparati, non tra tre, cinque o dieci anni.
Ma non succederà, perché chi mai potrebbe pensare di fare una cosa del genere (in realtà sappiamo chi potrebbe farlo. Sono amici nostri, stanno di là del mare, i loro capi parlano con Dio e no, non mi sto riferendo a Israele).
Non ci sono molte altre alternative. Le risorse quelle sono e stanno finendo, e chi di noi è disposto a rinunciare a sanità e pensione per fare alzare il Pil pro capite del Bangladesh di 0.3 punti percentuali? Nessuno. Meglio continuare a divertirci con i clown, che se ci mettiamo davvero a pensare finisce male.
Francesco Dall’Aglio
