CUBA E LA FALSA INFORMAZIONE
Barcamenarsi tra notizie vere, notizie false, mezze verità, notizie contraffatte ad arte e propaganda, è sempre più difficile, soprattutto poi quando si parla di quei paesi nei quali gli Stati Uniti hanno deciso di fare piazza pulita dei loro legittimi governi.
La narrazione portata avanti dalla nostra informazione riguardo a quelle nazioni che per loro scelta hanno deciso di essere disobbedienti, di seguire altre vie politiche, di non essersi inginocchiate davanti allo Zio Sam è spesso frutto della propaganda più spicciola e becera. Se poi si parla di Cuba, proprio adesso che è tornata di attualità nelle politiche della Casa Bianca, l’informazione diffusa appare chiaramente viziata da pregiudizi, tanto per essere gentili.
Con l’ultima misura introdotta dall’amministrazione statunitense nella quale si impongono dazi del 25 per cento a tutti i paesi che commerciano petrolio con Cuba le notizie sull’isola, per un tempo poco presenti nei nostri mezzi di informazione, si sono moltiplicate a dismisura. Alcune vere, altre manipolate con destrezza e molte invece palesemente false. Una strategia che mira, assieme alle misure sanzionatorie, a fare pressione sul governo con la speranza che il popolo cubano attui una sommossa popolare che porti alla caduta dell’esecutivo di Miguel Diaz Canel.
In casi come quello cubano la propaganda di regime proveniente dagli Stati Uniti, fautori delle sanzioni contro la popolazione dell’isola, si diffonde a macchia d’olio in tutti i media informativi mondiali. Cuba, come detto, è tornata nell’occhio del ciclone dopo che Donald Trump e il suo socio Marco Rubio, storico nemico dell’isla grande, hanno deciso di sanzionare tutti i paesi che commercino prodotti petroliferi con L’Avana attraverso un ordine esecutivo emesso il 29 gennaio.
La narrazione che viene imposta dai media al pubblico prevede la vecchia storia che il governo non sarebbe capace di provvedere alle esigenze della popolazione per incapacità e cialtroneria condita dalla solita corruzione tipica dei paesi a guida socialista o del terzo mondo. Viene trascurato volutamente il fatto che questa misura sanzionatoria è solo l’ultima di una lunga seria iniziata nel 1962 quando il presidente statunitense J.K. Kennedy, il presidente che per molti a sinistra era un sincero riformatore, firmava il blocco economico, commerciale e finanziario contro l’isola, un blocco che poi è stato ampliato da altre innumerevoli misure sanzionatorie. Tanto per ricordare, nella precedente amministrazione, Donald Trump, quello che ambisce al Premio Nobel per la Pace, quello che ha concluso ben otto guerre, ha introdotto solamente 243 ulteriori sanzioni contro Cuba.
Viene trascurato ovviamente il fatto che alla base dei problemi che quotidianamente il popolo cubano deve sopportare ci sono proprio le sanzioni. Sembrerebbe, per questi geni della carta stampata, che il governo cubano si diverta a far patire la propria popolazione, a lasciarla per ore e ore senza luce, a tenerla sotto il sole in attesa davanti a una banca o un negozio. Si omette fraudolentemente che se non ci fossero le sanzioni e il blocco tutto questo non esisterebbe.
Non è permesso ai grandi mezzi di informazione fornire al pubblico notizie vere e verificate, si diffondono invece le veline che servono a portare avanti una precisa strategia politica nei confronti di uno specifico paese, Cuba in questo caso. Bisogna convincere la popolazione mondiale che sull’isola si muore di fame, che è impossibile muoversi per strada a causa della violenza, che tutte le colpe di quanto sta accadendo sono dell’inetto governo, che è meglio non visitare per turismo Cuba perché tutto quanto esposto in precedenza potrebbe mettere in serio pericolo la vita dei turisti.
E’ chiaro che ci sono dei problemi sull’isola, ma le notizie che sono pubblicate sui nostri mezzi informativi non rispecchiano la realtà attuale di Cuba. Non c’è nessuna crisi alimentare, la violenza è quasi del tutto assente, i problemi energetici esistono, ma sono sopportabili. E’ chiaro che un quadro obiettivo della situazione attuale non viene dipinto perché contraddice drasticamente con la vita che tutti i giorni viene condotta sull’isola.
Se leggiamo gli articoli che appaiono sulla nostra stampa sembrerebbe che tutti i problemi dell’isola siano stati causati da eventi naturali, come un terremoto o u’invasione di locuste. Faccio notare un’altra volta, a costo di diventare monotono, che non c’è stato alcun terremoto o invasione di locuste, tutto è la conseguenza delle misure sanzionatorie statunitensi che cercano di strangolare l’economia del paese per poi prendersi nuovamente l’isola e trasformarla nel bordello dei Caraibi come era quando governava, prima della rivoluzione, Flugencio Batista.
Per le strade, a dispetto di tutti quelli che speravano in una sollevazione popolare, la vita è assolutamente normale, normale come potrebbe essere in un paese che comunque soffre sanzioni da oltre sessanta anni. Il governo ha cercato di arginare i problemi causati dalla mancanza di petrolio razionalizzando la sua distribuzione, assegnando, quel poco a disposizione, ai settori che garantiscono i servizi essenziali come la sanità pubblica. In mezzo a tutte queste difficoltà. per esempio, alle oltre 3000 persone che necessitano di dialisi viene ancora garantito il servizio.
La lista di false notizie diffuse sulla stampa che riguardano Cuba è lunghissima, tutte hanno comunque un unico denominatore comune. Tutte cercano di far passare l’idea che la causa dei problemi dei cubani sia riconducibile al governo e alla decisione di Cuba di essere un paese socialista, un paese che ha deciso nel 1959 di stare dall’altra parte della barricata. Una colpa quella di aver scacciato gli Stati Uniti dal suo territorio che a Washington non è mai andata giù. Le fantasiose narrazioni cercano di convincere i lettori che tutto sommato imporre sanzioni a un paese dittatoriale, come Cuba viene dipinta, è del tutto legittimo. Per salvare il popolo cubano dai sanguinari dittatori che lo governano occorre imporgli sanzioni a non finire, portarlo alla disperazione in attesa che si decida a ribellarsi e torni nell’alveolo dei paesi democratici.
Un po’ come è accaduto con le bombe umanitarie lanciate per riportare la democrazia in altre nazioni come Iraq, Libia, solo per citarne due. Nel caso cubano invece si è preferito usare le sanzioni per tentare la sovversione del governo. Far patire la popolazione fino a portarla alla ribellione, assediare il paese come avveniva nel Medio Evo quando si assaltavano i castelli e si prendevano per fame e stenti. E’ questo che cercano di farvi intendere, un governo tirannico che affama la popolazione e viola costantemente i diritti umani dei propri cittadini deve sparire dalla faccia della terra, se poi qualcuno di questi cittadini soffre per la mancanza di medicinali o di cure poco importa, sarà una morte necessaria. Necessaria per riportare la democrazia a Cuba e un presidente affine agli interessi degli Stati Uniti al governo.
Quindi qualche sanzione non potrà che fare bene al ripristino della democrazia e dello stato di diritto a Cuba che da troppi anni viene governata da sanguinari dittatori. E voi dovrete continuare a credere a quei tromboni che diffondono false notizie per convincervi che è necessario continuare a sanzionare l’isola per il bene dei cubani.
Insomma, se adesso a Cuba scarseggia il carburante non è colpa della nuova misura sanzionatoria escogitata da Donald Trump e soci, ma del governo inetto, un governo che però ancora continua strenuamente a resistere alle pressioni della Casa Bianca. Non è colpa del sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario, ma dell’inefficienza del governo. Ma se è tutta colpa del governo perché continuare a insistere con le sanzioni? Cari Trump, Rubio e tutti gli altri tirapiedi che li seguono togliete il blocco e così potrete finalmente annunciare al mondo che è il governo a essere responsabile dei problemi dei cubani. Se togliete il blocco Miguel Diaz Canel e i suoi ministri non avranno più l’alibi che addossa al blocco tutti i problemi dell’isola.
Non lo possono fare perché sanno benissimo che la ragione dei problemi dell’economia cubana è il blocco e le centinaia di sanzioni che si sono aggiunte negli anni. Solo voi che leggete i nostri giornaloni dovete credere che è colpa del governo e non del blocco se a Cuba manca la corrente elettrica o il combustibile per i trasporti, così continuerete a legittimare le sanzioni e sarete complici delle sofferenze di un intero popolo che ha deciso una strada diversa sessantasette anni fa.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

