Nicolas MaduroNicolas Maduro

DONALD TRUMP RINGRAZIA IL VENEZUELA

 

Venezuela. pistola alla tempia o svendita della rivoluzione bolivariana? Su questa domanda si sono scritti fiumi di parole, da una parte quelli che giustificano quanto sta avvenendo in Venezuela come il risultato della pistola puntata da Donald Trump al governo ad interim di Delci Rodriguez dopo il sequestro di Nicolas Maduro, dall’altra parte coloro che invece sostengono la capitolazione di Caracas di fronte alle prepotenze della Casa Bianca.

Poi ci sono quelli che stanno nel mezzo e continuano ad insinuare che non è successo nulla. Io non prendo posizione su questa diatriba anche se mi pare che i risultati ottenuti da Delci Rodriguez spostino l’ago della bilancia nella direzione del tradimento della rivoluzione bolivariana.

Dopo aver regalato il petrolio e i suoi proventi agli Stati Uniti che ne controllano il loro utilizzo nel paese è arrivata la legge di amnistia che ha messo in libertà 379 prigionieri. Prigionieri che i nostri mezzi di informazione definiscono “detenuti politici”, e come dargli torto. Infatti con la legge di amnistia il governo venezuelano ha certificato a livello internazionale, con la scusa della pacificazione nazionale, che i detenuti nelle carceri erano dei prigionieri politici, come del resto venivano qualificati dagli Stati Uniti e soci dal momento della loro detenzione.

“Oggi stiamo costruendo un Venezuela più democratico, più giusto e più libero e questo dev’essere fatto con l’impegno di tutti”, ha affermato la presidente ad interim Delci Rodriguez all’indomani della promulgazione della legge di amnistia. 

Quindi il precedente Venezuela non era democratico e giusto, secondo le parole di Delci Rodriguez. Allora avevano ragione gli Stati Uniti e i suoi vassalli quando ci ripetevano che il paese sud americano era una dittatura. E mi fermo qui.

Visto la deriva che ha preso il Venezuela mi aspetterei dagli Stati Uniti un segno di riconoscenza per avergli regalato il petrolio e aver scarcerato pericolosi terroristi, Ma chi  conosce gli Stati Uniti sa benissimo che non esistono per loro amici, esistono solo paesi da spolpare e sottomettere.

La riconoscenza della Casa Bianca comunque non ha tardato ad arrivare, una riconoscenza  precisa e a modo loro, come sempre. Infatti la Casa Bianca ha esteso per un altro anno l’Ordine Esecutivo 13692, originariamente firmato l’8 marzo 2015 dall’allora presidente Barack Obama nel quale il Venezuela veniva definito come una minaccia inusuale e straordinaria per gli Stati Uniti.

Un bel colpo non c’è che dire per il reuccio della Casa Bianca, si potrebbe affermare che ha la moglie ubriaca e le botti piene. Da parte sua il governo bolivariano, o quello che resta, ha rigettato categoricamente la decisione statunitense. Attraverso una dichiarazione diffusa dal ministro degli Esteri Yván Gil sui social network, Caracas ha denunciato che questa estensione mantiene in vigore l’Ordine Esecutivo 13692, originariamente firmato l’8 marzo 2015 dall’allora presidente Barack Obama. Forse a Caracas si aspettavano ben altro, ma allora pare che non abbiano imparato nulla dalla storia.

Il governo venezuelano ha giustamente ribadito che non esiste un fondamento oggettivo o una giustificazione reale per sostenere tale misura, affermando che fin dalla sua origine è stata concepita “senza base oggettiva” e con argomenti lontani dal diritto internazionale e dalla verità.

Undici anni dopo aver descritto il Venezuela come una “minaccia insolita e straordinaria”, il comunicato sottolinea che la realtà conferma la posizione storica della nazione: il Venezuela non rappresenta una minaccia per il popolo degli Stati Uniti o per qualsiasi nazione del mondo.

Ma evidentemente alla Casa bianca la pensano in modo diverso e questo non mi stupisce affatto. Per gli Stati Uniti non ci sono amici, quelli che credono di diventarlo non hanno capito nulla. Ecco come Donald Trump e i suoi scagnozzi considerano il Venezuela.

Poi ognuno tragga le conclusioni che crede, io ho già tratto le mie.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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