MARKETING POLITICO E REFERENDUM: COME SI COSTRUISCE UNA NARRAZIONE

di Antonio Evangelista 

 

LE TORCE DELLA GIUSTIZIA.

Come si costruisce un consenso emotivo per cambiare l’equilibrio dei poteri.

Molta politica contemporanea non persuade più con il diritto e nemmeno col ragionamento.
Persuade con le emozioni.

Non spiega l’architettura costituzionale, costruisce simboli.

Il modello è antico quanto moderno. Lo aveva intuito Edward Bernays: non si convince qualcuno illustrando la complessità tecnica di una riforma, ma associandola a un bisogno profondo — sicurezza, identità, libertà, appartenenza.

E quando si parla di giustizia, la leva più potente è la paura.

Il caso simbolico della propaganda del ‘SI’. 

L’episodio del poliziotto arrestato a Rovereto, in servizio al commissariato Mecenate, è diventato un laboratorio comunicativo.

Al di là delle responsabilità giudiziarie — che spettano ai tribunali e non ai talk show — la dinamica pubblica è stata chiara.

Fase 1 – Simbolizzazione
Prima ancora che emergessero tutti gli elementi, la vicenda viene caricata di valore simbolico.
Il protagonista non è più un singolo individuo sotto indagine: diventa il rappresentante di “chi difende lo Stato”.

Fase 2 – Polarizzazione
Il messaggio implicito si semplifica: chi indaga, quindi la pubblica accusa, è contro chi protegge; ergo va controllato!

Fase 3 – Semplificazione
La complessità sparisce: restano slogan, indignazione, frame emotivi.

Fase 4 – Silenzio selettivo
Quando il quadro si complica, e il poliziotto diventa assassino, l’attenzione si sposta.
Il simbolo smette di essere utile.

Non è una teoria… È una tecnica.

La costruzione del “noi” e del “loro”

Il marketing politico funziona così:

​•​si crea un “noi” (cittadini, forze dell’ordine, sicurezza); 

​•​si costruisce un “loro” (giudici percepiti come lontani); 

​•​si ripete il frame finché diventa senso comune. 

La ripetizione, fatta di slogan, sostituisce l’analisi.

Il caso individuale diventa paradigma e quindi sistema da correggere.

Il vero nodo: l’equilibrio

Ma il punto non è il singolo episodio, il punto è l’equilibrio tra poteri.

Nelle democrazie costituzionali, l’autonomia della magistratura non è un privilegio corporativo.
È un contrappeso che serve a evitare che le inchieste più scomode o sgradite siano rallentate o financo stoppate come oggi sta avvenendo per lo scandalo del pedofilo Jeffrey Epstein che sta coinvolgendo insospettabili personalità di altissimo livello come il presidente degli Stati Uniti.

Non serve a ostacolare il potere politico, serve a limitarlo.

Quando il dibattito pubblico trasforma la critica a singole decisioni in delegittimazione sistemica, non sta discutendo una sentenza, sta modificando la cultura istituzionale.

Prima ancora delle norme, cambiano le percezioni.

La lezione delle “Torches of Freedom – Torce della Libertà”

Nel 1929 una campagna orchestrata da Bernays trasformò la sigaretta in simbolo di emancipazione femminile.
Le “Torches of Freedom” – attrici che, sigaretta in bocca, precedevano i cortei delle donne che chiedevano il diritto di voto – non vendevano tabacco, vendevano libertà… l’idea di questa. E quella associazione funzionò: la sigaretta divenne simbolo di protesta, rivendicazione e libertà… solo con gli anni avremmo scoperto quanto sia dannoso quel ‘veleno’.

Ecco, per tornare a noi, il prodotto reale era un altro.

Ogni riforma presentata come liberazione da un nemico interno merita una domanda semplice:

stiamo discutendo contenuti tecnici o stiamo reagendo a un simbolo appositamente costruito per fini inconfessabili?

Collegare i punti e votare NO

Quando una riforma interviene restrittivamente su:

​•​Costituzione frutto di sangue, lacrime e fallimenti umani, 

​•​rapporti tra poteri, 

​•​strumenti investigativi… intercettazioni e interrogatori, 

​•​tempi e modalità dell’azione giudiziaria, 

​•​reati, come l’abrogazione dell’abuso di ufficio, unico caso in Unione Europea, 

la questione non può essere ridotta a uno scontro identitario.

Se il cittadino — non il tifoso — collega i punti attraverso studio, confronto e approfondimento, la sua convinzione sarà più solida di qualsiasi campagna emotiva.

La democrazia non si difende con l’indignazione istantanea.
Si difende con la comprensione.

E chi vota NO lo fa convintamente perché ha voluto comprendere, ha chiesto spiegazioni, si è informato, ha studiato!

Nessuno spazio alla propaganda fine a se stessa… questa la lasciamo ai politici e ai ministri della domenica.

 

Antonio Evangelista

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