I PAESI DEL GOLFO RITIRERANNO GLI INVESTIMENTI NEGLI STATI UNITI
Una tempesta perfetta potrebbe colpire l’amministrazione statunitense se il conflitto con l’Iran dovesse perdurare, infatti quattro delle più grandi economie del golfo stanno pensando seriamente di mettere in discussione gli investimenti negli Stati Uniti.
Secondo il Financial Times l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e il Qatar – stanno rivedendo i loro investimenti esteri e gli impegni futuri nell’economia statunitense a causa della guerra in corso.
“Diversi paesi del golfo hanno avviato una revisione interna per determinare se le clausole di forza maggiore possono essere invocate nei contratti in vigore, mentre rivedono anche gli impegni di investimento attuali e futuri per alleviare parte della tensione economica prevista dall’attuale guerra”, ha sottolineato un funzionario del Golfo Persico.
I paesi del golfo stanno revisionando gli investimenti esteri e soprattutto quelli negli Stati Uniti, in particolare sono sotto la lente di ingrandimento:
– i pacchetti di investimento e gli impegni verso governi e aziende estere — inclusi i principali obblighi verso gli USA assunti durante la visita di Trump nella regione nel 2025
– le sponsorizzazioni sportive, come il calcio, la Formula 1, il golf
– i contratti commerciali e le partecipazioni in asset esteri
Gli stati continueranno a esaminare le loro attività “soprattutto se la guerra e le relative spese continuano allo stesso ritmo”, ha scritto il quotidiano britannico.
Qualsiasi impatto sugli investimenti negli Stati Uniti o in altri paesi occidentali aumenterebbe la pressione sul presidente degli Stati Uniti Donald Trump per cercare una soluzione diplomatica che metta fine alla guerra, sottolinea il media.
La ragione per cui i portafogli dei paesi del golfo si stanno chiudendo è chiara: i ricavi dalla vendita di petrolio e del gas stanno diminuendo a causa delle interruzioni nella produzione e nelle spedizioni, gli attacchi alle strutture di QatarEnergy e Saudi Aramco riducono la produzione, le interruzioni del traffico attraverso lo Stretto di Ormuz impediscono la spedizione dei prodotti petroliferi, i picchi nei contratti di assicurazione e trasporto aumentano i costi, il turismo e l’aviazione sono crollati e il traffico passeggeri attraverso Dubai, Abu Dhabi, Doha e Manama è diminuito drasticamente con l’ovvio ridimensionamento degli utili. Parallelamente le spese per la difesa sono aumentate notevolmente.
Gli stati del Golfo gestiscono alcuni dei più grandi fondi sovrani del mondo. Il fatto che la discussione sulla revisione degli investimenti abbia già raggiunto le stanze della Casa Bianca dimostra che Washington comprende la portata della minaccia. Inoltre le nazioni della regione fanno notare a Washington che le conseguenze del conflitto in corso si stanno spalmando anche sulle loro economie e non solo su quelle dei paesi occidentali. Tutto questo potrebbe spingere gli Stati Uniti a trovare una soluzione negoziale alla guerra anche se da Tel Aviv si opporranno fermamente a questa ipotesi.
Se i morti civili iraniani non fermeranno la guerra, forse gli interessi economici porteranno gli Stati Uniti al tavolo delle trattative, sempre se da Teheran riusciranno a resistere e a continuare a infliggere danni seri ai loro avversari.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

