DANNI COLLATERALI, MADE IN USA
di Antonio Evangelista
Ci sono momenti in cui l’indignazione pubblica sembra una luce a intermittenza: si accende con violenza quando conviene, e si spegne con la stessa rapidità quando diventa scomoda.
Il caso di Jeffrey Epstein resta uno dei più disturbanti della storia recente: per anni una rete di potere, denaro e relazioni internazionali ha ruotato attorno allo sfruttamento sessuale di ragazze minorenni. Non parliamo di un delinquente isolato, ma di un sistema frequentato da finanzieri, politici, uomini d’affari e personaggi pubblici.
Molti nomi sono emersi nei documenti giudiziari e nelle testimonianze e altri stanno per essere disvelati. Tra questi anche quello di Donald Trump, insieme a numerose altre figure dell’élite globale. Essere citati nei documenti non significa automaticamente responsabilità penale, ma rivela una verità difficilmente contestabile: Epstein non viveva ai margini del potere, viveva dentro il potere.
E qui nasce la domanda più scomoda.
Dove erano, e dove sono, tutte le grandi bandiere dei diritti quando per anni ragazze adolescenti venivano abusate in ambienti frequentati da uomini tra i più ricchi e influenti del pianeta?
Dove erano le campagne globali, i movimenti permanenti, le mobilitazioni internazionali?
Molte organizzazioni che oggi parlano – giustamente – di diritti delle donne hanno mostrato una sorprendente prudenza quando lo scandalo toccava i vertici dell’establishment occidentale. Una prudenza che somiglia molto al silenzio.
Il problema diventa ancora più evidente quando lo sguardo si sposta sulle guerre e sulle vittime civili e cento ottanta bambine di una scuola elementare in Iran diventano un danno collaterale. Ogni conflitto produce morti innocenti, tra cui bambini e adolescenti. Ma anche qui l’indignazione sembra seguire una geografia molto precisa: alcune vittime diventano simboli globali, altre spariscono rapidamente dal radar mediatico.
Quando i diritti funzionano così, smettono di essere universali e diventano strumenti politici.
La contraddizione appare ancora più evidente osservando la politica internazionale. Negli ultimi anni alcune figure femminili sono diventate protagoniste di scelte e posizioni molto controverse: dalla procuratrice generale Pam Bondi, al centro di polemiche sulla gestione dei dossier legati al caso Epstein, alla premier italiana Giorgia Meloni, che ha difeso apertamente Donald Trump sulla scena internazionale, financo proponendolo per il Nobel per la pace.
Negli Stati Uniti, durante le polemiche sulle politiche migratorie e sull’operato dell’ICE – l’agenzia federale responsabile dei controlli sull’immigrazione – anche alcune dirigenti e portavoce donne hanno difeso con forza operazioni molto contestate da associazioni umanitarie.
Tutto questo mostra una verità elementare ma spesso rimossa nel dibattito pubblico: il potere non ha genere.
Non è automaticamente più giusto quando lo esercita un uomo e non diventa automaticamente più etico quando lo esercita una donna. Il potere tende prima di tutto a proteggere se stesso.
Ed è qui che la retorica dei diritti rischia di trasformarsi in qualcosa di molto fragile. Se i diritti vengono difesi solo quando è politicamente conveniente, o solo contro determinati avversari, perdono la loro natura universale.
Diventano bandiere da agitare quando serve e da riporre in un cassetto quando disturbano.
Lo scandalo Epstein, con la sua miscela di potere, denaro e silenzi, continua a ricordarci proprio questo: che la vera linea di divisione non passa tra uomini e donne, tra destra e sinistra, tra governi e opposizioni.
Passa tra chi pretende che i diritti siano davvero universali e chi li usa solo quando tornano utili.
Finché questa contraddizione non verrà affrontata apertamente, ogni grande discorso pubblico sui diritti rischierà di restare incompleto. E soprattutto poco credibile… e ogni giorno che passa è una sconfitta dell’umanità che si aggiunge alle precedenti.
Esiste qualcosa di più orribile e vomitevole di un pedofilo, di un padre o un amico che abusa dell’innocenza di un piccolo essere mi chiedevo quando dirigevo la polizia giudiziaria e conducevo investigazioni di cui avrei fatto volentieri a meno… finché un giorno ho scoperto che ‘sì’ esiste qualcosa di peggio. Ecco accadde il giorno che mi resi conto che una madre che aveva scoperto che il suo sposo abusava della giovane figlia preferì voltarsi dall’altra parte. A volte l’orrore è così insostenibile che si preferisce ignorarlo e si sceglie di continuare a mentire a se stessi: si chiama ‘dissonanza cognitiva’, si diventa ‘morti viventi’. Allora il potere si riunisce nella sua ‘chiesa ovale’ a pregare con il suo sacerdote Trump, ispirato dai suoi burattinai, per invocare la benedizione di Satana. Amici miei… non chiudete gli occhi, gridate il vostro NO.
Il mondo sta andando a fuoco, i bambini bruciano vivi e vengono violentati in stanze segrete da quel potere che ha giurato di proteggerle e la società sceglie di voltarsi dall’altra parte.
Allora capisci che l’uomo e la donna sono morti… buon 8 marzo!
Antonio Evangelista
