TRUMP: NEGOZIATI IN CORSO CON L’IRAN
Donald Trump ha posticipato di cinque giorni gli attacchi alle centrali elettriche iraniane e annuncia che tra Washington e Teheran ci sono colloqui in corso.
Le Dichiarazioni di Trump sui colloqui in corso tra i due paesi sono state prontamente smentite dalle autorità iraniane. In risposta alla domanda di un giornalista che ha sottolineato che “il Ministero degli Esteri iraniano dice che lei mente riguardo ai colloqui produttivi per porre fine alla guerra”, il presidente ha dichiarato che la parte iraniana “dovrebbe cercare migliori responsabili delle pubbliche relazioni”, aggiungendo che suo genero, Jared Kushner, e il suo inviato speciale, Steve Wikoff, hanno avuto colloqui “molto solidi” con Teheran.
Trump ha poi continuato affermando che sono stati segnati punti importanti nei colloqui e se tutto andrà come previsto il conflitto terminerà presto.
In una dichiarazione, il Ministero degli Esteri iraniano ha sottolineato che non c’è alcun dialogo in corso tra Teheran e Washington, dopo che Trump ha ordinato il rinvio di tutti gli attacchi diretti contro le infrastrutture energetiche e le centrali elettriche del paese persiano, frutto di colloqui “molto positivi e produttivi” che si erano tenuti negli ultimi giorni.
L’Iran aveva risposto alle minacce statunitensi di attaccare le centrali elettriche affermando che per ritorsione sarebbero state attaccate tutte le infrastrutture energetiche della regione e gli impianti di desalinizzazione dell’acqua presenti nel golfo.
Nel comunicato del ministero degli esteri iraniano si sottolinea che il rinvio degli attacchi servirebbe agli Stati Uniti per prendere tempo e tentare di ridurre i prezzi dell’energia e del petrolio nei mercati. Il ministero ha anche indicato che ci sono iniziative promosse dai paesi della regione per ridurre le tensioni, ma è stato sottolineato che l’Iran non si ritiene responsabile dell’inizio del conflitto. “Non abbiamo iniziato questa guerra e tutte queste richieste devono essere indirizzate a Washington”, si legge nella dichiarazione.
In un’intervista telefonica con la CNBC, il presidente degli Stati Uniti ha affermato di mantenere la speranza di ottenere “qualcosa di molto sostanziale”, insistendo sul fatto che ciò che sta accadendo nel paese persiano può essere descritto come un “cambio di regime”.
In un messaggio su Truth Social, ha sottolineato che questi colloqui continueranno questa settimana, e ha ordinato al Dipartimento della Guerra di rinviare di cinque giorni qualsiasi attacco contro le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche iraniane.
Come interpretare quanto sta succedendo? Non sembra facile comprendere come realmente stiano andando le cose, sappiamo per certo comunque che per gli Stati Uniti e Israele la guerra non sta andando come avevano previsto. Viene vociferato che il piano israeliano consistesse nell’attaccare il paese persiano confidando poi in una sollevazione popolare che portasse alla caduta del regime. L’assassinio della suprema guida spirituale Khamenei si colloca proprio in questa strategia, al contrario non era stata presa in considerazione la risposta militare iraniana così intensa.
Donald Trump, trascinato in questa guerra dagli amici israeliani, si trova attualmente in una situazione molto complessa. Potrebbe far cessare il conflitto, ma chi crederebbe che gli obiettivi sono stati raggiunti? Il potenziale missilistico iraniano pare non aver risentito troppo dei bombardamenti avvenuti. Il programma nucleare non è stato intaccato, Teheran continua a possedere gli iniziali 400 chilogrammi di uranio arricchito. Infine, il cambio di regime, pilastro della strategia di Trump e Netanyahu non è avvenuto, anzi il popolo iraniano si è stretto maggiormente attorno ali suoi leaders.
Trump potrebbe inasprire il conflitto, ma la resistenza dell’Iran potrebbe provocare una devastazione nelle infrastrutture energetiche dei paesi del golfo. Teheran ha dimostrato in queste tre settimane di avere le potenzialità per distruggere in modo permanente gli impianti petroliferi, le infrastrutture per la produzione del gas e attaccare le basi degli Stati Uniti in quella regione, oltre ovviamente essere in grado di colpire Israele in profondità. Da non dimenticare poi che le scorte di armi stanno finendo a dispetto della retorica di Trump.
L’attacco con truppe di terra all’isola petrolifera di Kark, in Iran, potrebbe anche essere possibile a patto di mettere in conto colossali perdite umane e tra le truppe statunitensi e la perdita di molte attrezzature militari, e comunque il successo sarebbe piuttosto incerto.
Insomma Trump si trova in una difficile situazione, forse la via diplomatica è l’unica che gli resta sperando poi che i suoi elettori credano davvero che è stato un successo e non una ritirata frettolosa dal golfo.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

