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CONFLITTO USA-IRAN: FINE DELLA GUERRA O PAUSA POLITICA?

 

La tregua di due settimane nel conflitto tra Stati Uniti e Iran è la premessa di una pace o semplicemente una pausa politica?

Dopo le minacce di Donald Trump nelle quali paventava la distruzione dell’intera civiltà iraniana il presidente degli Stati Uniti ha concesso, o accettato, una tregua di due settimane nella quale si dovranno affinare i dettagli che porteranno al termine del conflitto.

Il presidente statunitense ha poi aggiunto che la proposta iraniana in dieci punti è una buona base di partenza per i colloqui di pace. Ricordo che in questa proposta Teheran chiede, tra le altre cose,  di continuare l’arricchimento dell’uranio per scopi pacifici, il controllo dello stretto di Ormuz, la fine dei conflitti regionali in Libano e a Gaza, il risarcimento dei danni di guerra, l’abbandono da parte degli Stati Uniti delle basi nel golfo, tutte condizioni che per la Casa Bianca equivalgono a una sconfitta clamorosa.

Ma questa tregua è davvero l’inizio del percorso che porterà alla pace, oppure una pausa politica che entrambi necessitano per un riposizionamento? Gli Stati Uniti hanno trovato un nemico molto più agguerrito e capace di metter in seria difficoltà la macchina bellica statunitense, l’Iran è stato, da parte sua, colpito molto duramente anche se non sconfitto.

In un primo momento Trump ha spostato l’asticella della guerra a un livello di possibile catastrofe planetaria insinuando l’uso di armi nucleari contro l’Iran. Poi è tornato sui suoi passi proponendo una tregua basata sulla proposta iraniana, oggettivamente molto difficile da digerire per lui. 

 Ma questa tattica ha un costo: quando le minacce diventano troppo grandi, gli alleati iniziano a fuggire. Oppure l’avversario inizia a dubitare di dove sia la vera linea rossa e dove sia l’esagerazione teatrale.  A giudicare dal comportamento dell’Europa, dal blocco da parte di Russia e Cina della risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sullo Stretto di Hormuz e dall’aumento delle critiche alla condotta di Trump anche da parte dei suoi alleati più stretti, lo spazio per una vera escalation a Washington non è illimitato. Nonostante le dichiarazioni.

Ma allora dove vuole arrivare Trump? Difficile da dire, ma potrebbe trattarsi di una mossa atta a aumentare l’escalation, non  un attacco nucleare o una guerra totale immediata, ma una mossa che mostri  la forza all’interno delle concessioni. Nuovi attacchi contro obiettivi militari, di trasporto e parte delle infrastrutture energetiche, una pressione più forte sull’infrastruttura marittima, un aumento delle operazioni informatiche e un tentativo di rompere la posizione iraniana sullo Stretto di Ormuz senza passare direttamente alla distruzione di tutte le infrastrutture civili del paese.

Questo scenario è supportato da diversi fatti: Washington sta aumentando la pressione militare, ma lascia ancora un margine diplomatico. L’Iran non chiede una pausa, ma la fine della guerra ai suoi termini. Il mercato dell’energia sottolinea che anche senza l'”apocalisse”, il conflitto è già diventato una crisi economica globale. Cioè, molto probabilmente non è un culmine unico, ma un’escalation controllata sempre più costosa.

Quindi una pausa per rimettere assieme i cocci a Trump serve. Ma in questo gioco di scacchi non sono in due a muovere i pezzi, ma in tre. Il terzo è Israele che ha accettato il cessate il fuoco con, l’Iran, ma per quanto?

Inoltre tra i punti del piano iraniano, non dimentichiamocelo, c’è anche la cessazione delle ostilità tra Israele e il Libano. Prontamente da Tel Aviv hanno comunicato che loro non si fermeranno e continueranno a colpire il paese vicino. Oggi Israele ha compiuto, secondo quanto da loro comunicato, il più grande attacco alle postazioni di Hezbollah in Libano colpendo oltre 100 obiettivi e causando, secondo la Croce rossa, almeno 132 morti e più di 800 feriti.

Se per Trump è piuttosto facile far credere al suo elettorato, anche se i sondaggi sulla sua popolarità dimostrano che non tutti gli credono, che tutti gli obiettivi nel conflitto con l’Iran sono stati raggiunti, poi, esagerando come fa sempre, afferma di averne pure superato il numero previsto, a Tel Aviv credo non si accontenteranno semplicemente dei bluff in stile trumpiano.

Personalmente credo poco al nuovo corso pacifista di Donald Trump, credo poco che si accontenterà di sostenere di aver vinto quando oggettivamente la guerra stava andando piuttosto male per gli Stati Uniti, credo poco che saranno sufficienti quattro sproloqui ed esagerazioni per convincere tutti che la guerra è stata vinta. 

Infine si registrano già violazioni al regime di cessate il fuoco da entrambe le parti, una tregua piuttosto fragile, mentre Donald Trump ha affermato che le azioni di guerra contro il Libano compiute da Israele non fanno parte dell’accordo.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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