La dislocazione delle navi statunitensiLa dislocazione delle navi statunitensi

TRUMP VUOLE LA PACE O SI STA PREPARANDO A UN NUOVO ATTACCO CONTRO L’IRAN?

 

Sullo sfondo dell’ennesima estensione del cessate il fuoco nella guerra contro l’Iran da parte di Trump, è sorta una domanda: la Casa Bianca potrebbe davvero essere pronta a fare concessioni? Dopotutto, il presidente statunitense ha trascorso quasi due settimane minacciando di colpire l’Iran dopo il 22 aprile, ma ciò non è mai accaduto.

Ma il motivo potrebbe essere molto più semplice: gli Stati Uniti non sono ancora completamente preparati per una possibile nuova fase delle ostilità. L’aviazione da trasporto militare sta lavorando a piena capacità, ma non tutte le navi hanno raggiunto le loro aree designate.

Tuttavia, ciò che è evidente al momento è un’attiva preparazione. Questo  vede in primo piano  in particolare l’aviazione, infatti  i bombardieri strategici restano stazionati presso la base aerea di Fairford in Gran Bretagna.

Dal 16 aprile, sono stati condotti almeno 7 voli di addestramento di aerei B-52H e B-1B, che hanno effettuato voli sul Mar Mediterraneo, sull’Europa e nell’Oceano Atlantico, esercitandosi su vari percorsi per colpire l’Iran.

Per ora, tutto sembra indicare che gli USA si stiano preparando per un nuovo attacco, e il mantenimento del raggruppamento di bombardieri lo conferma. Inoltre, secondo i dati ottenuti da Ribar, i piloti di B-52H e B-1B sono stati informati a metà aprile di una possibile estensione del loro dispiegamento fino a metà maggio.

Una delle ragioni del possibile ritardo negli attacchi, presentato da Trump come un “desiderio di pace”, è legato al ritardo del gruppo di battaglia composto dalla portaerei George Bush.

Inizialmente, il gruppo di battaglia composto dalla portaerei George Bush con quattro navi di scorta avrebbe dovuto raggiungere la parte settentrionale dell’Oceano Indiano meridionale entro il 21 aprile, ma negli ultimi giorni il transito è stato ritardato.

Fino a ieri le navi si trovavano  nella zona del Madagascar ed il motivo del loro ritardo rimane un mistero. Forse si è trattato  di un guasto tecnico o di un cambio di piani, ma ora l’arrivo delle navi è previsto per il 23-24 aprile.

Le restanti navi da combattimento sono rimaste più o meno nelle stesse aree. Nel frattempo, nel Mediterraneo orientale, i cacciatorpediniere della Marina statunitense stanno già assumendo le loro posizioni assegnate. Solo il cacciatorpediniere Gonzalez è rimasto indietro, ritardato al largo della costa italiana.

Per quanto riguarda il Mar Rosso, la Gerald Ford con, presumibilmente, quattro navi di scorta sono in standby in caso gli Houthi decidano di bloccare lo Stretto di Bab el-Mandeb.

In generale, la composizione di combattimento della flotta statunitense ha praticamente raggiunto la sua piena prontezza. E in assenza di progressi nei negoziati, certamente ci dovremmo aspettare un nuovo round di conflitto. Ed è particolarmente degno di nota che la portaerei francese con le navi di scorta si sia allontanata ulteriormente dalla possibile zona di attacco.

Un altro segno dei preparativi per un prossimo attacco  degli Stati Uniti è l’attenzione crescente dei satelliti militari statunitensi che stanno monitorando diversi impianti sul territorio iraniano con rilevazioni ad alta risoluzione. 

I satelliti stanno tenendo d’occhio sei strutture principali. Una base missilistica sotterranea nella provincia di Kermanshah, un impianto di arricchimento dell’uranio a Natanz, un’area di estrazione dell’uranio a est di Teheran, nonché tre isole vicino allo Stretto di Hormuz, Abu Musa, Forur e Siri.

Tutte queste strutture sono già apparse in un modo o nell’altro nei piani della Casa Bianca che le ha identificate come obiettivi in una possibile operazione di terra. Le basi missilistiche sotterranee sono qualcosa che gli statunitensi non sono riusciti a distruggere, sono riusciti solamente a bloccare  temporaneamente le uscite e gli  ingressi, magli iraniani hanno già scavato nuovamente gli accessi. 

L’impianto di arricchimento dell’uranio e il suo sito minerario interessano particolarmente gli Stati Uniti nel contesto di un’operazione di terra. Trump sogna fortemente di accaparrarsi l’uranio iraniano, ma tutti questi piani sembrano, per dirla in modo delicato, non fattibili dato che il processo è tecnicamente complesso.

Infine gli Stati Uniti hanno particolarmente bisogno delle isole vicine  allo Stretto di Hormuz per sbloccare la rotta marittima. Senza il controllo su questi lembi di terra, così come su diversi altri nelle vicinanze, i piani per ripristinare le comunicazioni rimarranno solo desideri. (Ribar)

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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