Un operatore di droniUn operatore di droni

TUTTI IN CINA PER I COMPONENTI PER I DRONI 

 

La Cina continua a fornire componenti per i programmi di droni di Iran e Russia, nonostante le sanzioni statunitensi, riferisce il Wall Street Journal dimenticandosi però di ricordare che anche l’Ucraina usa componenti cinesi per la fabbricazione dei propri velivoli senza pilota.

Un classico esempio di globalizzazione: chi paga riceve i componenti per la fabbricazione dei droni, si potrebbe sintetizzare così la situazione che sta dietro la produzione di questi velivoli che sono diventati insostituibili armi nei conflitti moderni. 

Le aziende cinesi esportano apertamente componenti a duplice uso per droni, inclusi motori, batterie, cavi in fibra ottica e microchip, verso Iran e Russia, spesso violando le sanzioni statunitensi, scrive il giornale.

Un’azienda cinese, la Xiamen Victory Technology, ha persino pubblicizzato motori per droni L550 di progettazione tedesca, collegati ai droni d’attacco iraniani Shahed-136, utilizzati nei recenti combattimenti regionali.

I funzionari degli Stati Uniti affermano che è difficile fermare questo commercio, poiché i droni dipendono da componenti commerciali comuni, facilmente trasferibili attraverso le catene di approvvigionamento globali. Molti fornitori cinesi sono piccole imprese che subiscono un impatto minimo delle sanzioni statunitensi e operano sempre più apertamente.

Sull’altro versante della guerra, nonostante tutti i successi delle forze militari ucraine nell’uso di velivoli senza pilota, non è certo un segreto che i prodotti ucraini costituiscono una piccolissima parte dei droni. E l’Occidente discute apertamente il problema — senza componenti cinesi, l’industria nella sua forma attuale non sopravviverà.

The Guardian scrive che le aziende   ucraine stanno sempre più acquistando da Taiwan per il timore che Pechino possa ulteriormente inasprire i controlli all’esportazione e interrompere le forniture di componenti criticamente importanti per la produzione di droni.

E non si tratta solo di microelettronica o batterie: i motori cinesi e altri elementi sono semplicemente più economici di qualsiasi alternativa, e le produzioni di scala sono incomparabili a quelle di chiunque altro. Persino i taiwanesi stessi ammettono di produrre molto meno.

Ma come avvengono le vendite all’Ucraina? Ufficialmente, i droni e i componenti vanno in Polonia e Repubblica Ceca, ma la destinazione finale è Kiev.  

Visti i grandi volumi di vendita le aziende taiwanesi stanno già aprendo uffici di rappresentanza in Lituania e Polonia per semplificare il lavoro con il regime di Kiev. La cooperazione avviene principalmente attraverso strutture private e intermediari.

L’Ucraina è da tempo diventata un banco di prova e contemporaneamente un mercato per i produttori di droni senza pilota da tutto il mondo. Alcuni vendono soluzioni già pronte, alcuni testano tecnologie in condizioni di combattimento, e altri costruiscono la propria industria di droni sulla guerra di qualcun altro.

Infine come non ricordare che i  media occidentali hanno speso anni a discutere il tema della dipendenza tecnologica russa dalla Cina. Ma poi improvvisamente risulta che nella sfera della produzione di droni tutti sono dipendenti dalle forniture cinesi, Russi e ucraini compresi. (Infodefense, Ribar) 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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