WAR STREET NON ERA UN ROMANZO. ERA UN AVVERTIMENTO
Doveva essere soltanto narrativa. Un romanzo sporco di guerra, petrolio, banche centrali, servizi segreti e mercati finanziari. Una storia ispirata a fatti reali, certo, ma pur sempre fiction. E invece il mondo reale ha cominciato a rincorrere quelle pagine pubblicate da un piccolo e coraggioso, ma lungimirante, editore.
Mentre i popoli vengono ipnotizzati da propaganda, slogan democratici e guerre “umanitarie”, qualcuno continua ad arricchirsi in silenzio sulle macerie della storia. Sempre gli stessi. Cambiano i nomi, le bandiere, gli imperi, ma il meccanismo resta identico: sangue, paura, fango e speculazione.
La leggenda finanziaria dei Rothschild a Waterloo risalente al 1815 — vera o simbolica che sia — racconta perfettamente la natura del potere moderno. Napoleone sconfitto. Wellington vincitore. Ma prima che la verità fosse resa pubblica, la notizia venne manipolata: si diffuse la voce che gli inglesi avevano perso. Il panico fece crollare il valore della sterlina e qualcuno acquistò ciò che il popolo disperato vendeva. Quando infine si seppe della vittoria inglese, la moneta risalì e la fortuna divenne impero.
Due secoli dopo non sono cambiati i protagonisti. Sono cambiati soltanto gli strumenti.
Oggi non servono più galeoni pirata nel Mare dei Caraibi. Bastano annunci presidenziali, informazioni riservate e futures sul petrolio.
Un’ora prima che Axios pubblicasse la notizia secondo cui Stati Uniti e Iran sarebbero stati vicini a un accordo in quattordici punti per fermare il conflitto, operatori finanziari hanno mosso circa 920 milioni di dollari sul mercato petrolifero. Alle 3:40 del mattino, ora americana, furono negoziati 10.000 contratti in modo anomalo. Poche ore dopo il petrolio crollò del 12%. Guadagni stimati: 125 milioni di dollari.
Coincidenze?
Non proprio. Bloomberg ha documentato diversi episodi simili. Futures sul petrolio e sugli indici azionari mossi pochi minuti prima di dichiarazioni cruciali di Donald Trump sul conflitto con l’Iran. Operazioni miliardarie sincronizzate. Informazioni che qualcuno possiede prima degli altri. Guerre che diventano occasioni speculative.
Non è più economia. È necrofinanza.
Il romanzo WAR Street – L’inganno demokratico, edito da 4punte edizioni, nasceva esattamente da questa intuizione: il denaro ha smesso di essere uno strumento ed è diventato una religione mondiale.
Una religione oscura.
Le banche come cattedrali.
I caveau come tabernacoli.
Le borse finanziarie come altari sacrificali.
I sacerdoti del nuovo culto non indossano tonache ma completi sartoriali.
Le reliquie non sono ossa di santi ma lingotti, titoli di Stato e valute.
E il dio adorato pretende sacrifici umani.
Perché questa è l’epoca satanica in cui viviamo: un’epoca in cui tutto è mercificato. Tutto si compra. Tutto si vende. Anche l’anima.
Si vendono guerre, rivoluzioni, governi, bambini sui social, corpi.
Si vendono informazioni privilegiate.
Si vende persino la morte in diretta televisiva trasformandola in spettacolo.
Jeffrey Epstein organizzava il degrado sessuale delle élite mondiali come strumento di ricatto e controllo. Minorenni trasformate in merce per potenti intoccabili. Nel frattempo, milioni di adolescenti crescono convinti che il proprio valore dipenda da follower, pornografia e denaro facile.
“Dio è morto”, scriveva Nietzsche.
No. Peggio.
Dio è stato sostituito.
Al suo posto regna il mercato.
Un sistema che non distingue più il bene dal male ma soltanto ciò che produce profitto e ciò che non lo produce. Un mondo in cui la morale viene piegata agli interessi finanziari e la verità viene modellata dalla propaganda.
Ieri i pirati della Corona inglese saccheggiavano galeoni e colonie sotto la benedizione della regina Elisabetta I. Oggi i nuovi corsari devastano nazioni attraverso il debito, le sanzioni, le guerre energetiche e la speculazione finanziaria.
Cambiano le rotte. Non il bottino.
Nel romanzo Jacob Drake contempla i ritratti dei vecchi pirati britannici come santi protettori della modernità finanziaria. E comprende la verità più oscura: l’impero non è mai finito. Ha semplicemente cambiato volto.
Ieri sciabole e cannoni, oggi algoritmi e insider trading.
Ieri il saccheggio delle colonie, oggi il saccheggio dei mercati e delle coscienze.
E mentre la gente discute di destra, sinistra, democrazia e libertà, il vero potere continua a muoversi sopra gli Stati, sopra i governi, sopra i popoli, sopra la politica.
Silenzioso e invisibile.
Implacabile.
La guerra resta il più grande affare della storia umana. Lo aveva denunciato il generale americano Smedley Butler quasi un secolo fa: “War is a racket”. La guerra è un racket.
Eppure, continuiamo a credere che ogni conflitto venga combattuto per la pace, la giustizia, la civiltà o i diritti umani.
No.
Spesso le guerre vengono preparate come si preparano i mercati.
Prima si costruisce il nemico e poi si diffonde la paura.
Infine qualcuno compra mentre il mondo brucia.
WAR Street forse non era un romanzo profetico.
Forse era soltanto una fotografia troppo anticipata del presente.
Perché oggi il male non si presenta più con le corna e il fuoco dell’inferno.
Si presenta in televisione.
Parla il linguaggio della finanza.
Invoca la democrazia.
E specula sulle guerre mentre i popoli applaudono.
“Tutti temono il lupo, ma è il pastore che porta le pecore al macello.”
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info
