TERRORISTA O NON TERRORISTA? NON E’ QUESTO IL PROBLEMA
I leoni da tastiera oggi si accodano al “più bel figo del bigonzo”, oscillando metaforicamente tra il Papete e il generale Vannacci, convinti di aver capito tutto del terrorismo islamico, della guerra e del Medio Oriente perché hanno visto tre reel su TikTok e due slogan in TV.
Eppure, basterebbe leggere — o rileggere — il libro “Mediterraneo, stesso sangue stesso fango” di Antonio Evangelista, per comprendere come e perché nasce davvero l’ISIS. Non per slogan. Non per propaganda. Ma sulla base di documenti, testimonianze, programmi militari coperti e dichiarazioni ufficiali statunitensi, spiegati e disvelati nei capitoli del libro.
Parliamo di operazioni come Timber Sycamore, il programma clandestino CIA di addestramento e armamento delle milizie anti-Assad in Siria, sviluppato attraverso Giordania e Turchia con il sostegno occidentale. Parliamo di fatti documentati, rintracciabili perfino sui siti gestiti da veterani delle Forze Speciali americane come SOFREP, non su improbabili blog complottisti.
Gli stessi istruttori USA denunciarono che molti dei “ribelli moderati” addestrati finivano poi direttamente nelle fila di Al Nusra o dell’ISIS. Gli stessi Berretti Verdi raccontavano di come e perché formavano “la prossima generazione di jihadisti”.
E quando tre istruttori delle Forze Speciali USA furono uccisi in Giordania nel 2016, proprio nel contesto di quei programmi segreti, qualcuno parlò di “guardia impazzita”. Altri notarono invece simpatie jihadiste, ambienti infiltrati e rivendicazioni dell’ISIS immediatamente archiviate nel silenzio generale.
Ma guai a dirlo.
Perché oggi viviamo nell’epoca della dissonanza cognitiva elevata a religione civile. Se per anni ti hanno raccontato che il mondo è bianco o nero, che esistono i buoni assoluti e i cattivi assoluti, i popoli di Dio e i sub-umani, allora ogni fatto che incrina quella narrazione diventa intollerabile. Anche quando proviene da documenti USA, da funzionari CIA o perfino da dichiarazioni ufficiali sull’utilizzo dei jihadisti in Afghanistan contro i sovietici.
Al Qaeda prima. ISIS poi. Mostri che non nascono nel vuoto, ma dentro guerre proxy, destabilizzazioni, finanziamenti opachi e giochi geopolitici che l’Occidente continua ipocritamente a negare mentre li alimenta.
E allora il tentato massacro di Modena dovrebbe imporre almeno una riflessione seria. Invece no: destra e sinistra continueranno a recitare il solito teatrino. Gli uni useranno la paura per raccogliere consenso. Gli altri fingeranno stupore senza mai interrogarsi davvero sulle radici internazionali del jihadismo contemporaneo.
Con il risultato che il voto sulle guerre, sulle armi, sulle sanzioni e perfino sul conflitto israelo-palestinese viene sostenuto trasversalmente, senza colpo ferire, dagli stessi partiti che poi fingono di combattersi nei talk show.
Il sistema cambia maschere, ma non logica.
E mentre il cittadino medio litiga sui social come una curva da stadio, chi finanzia guerre, destabilizzazioni e propaganda continua indisturbato a orientare governi, informazione e opinione pubblica.
Con buona pace di chi ancora crede che basti urlare “terrorismo islamico” per aver capito qualcosa del mondo.
E nel frattempo i veri terroristi — quelli in giacca e cravatta — continuano a bombardare civili, ammazzare bambini, donne, vecchi, interi popoli indifesi, chiamando tutto questo “democrazia”, “sicurezza”, “intervento umanitario”.
Questi sono i terroristi che governano alcuni Paesi. E sono gli stessi che la nostra politica abbraccia, bacia, rassicura e con cui continua serenamente a fare affari.
Che schifo.
E se un Dio esiste davvero, allora abbia pietà delle vittime. Non dei loro carnefici.
KENNE SAI – www.occhisulmondo.info

