Militari statunitensi scaricano un missileMilitari statunitensi scaricano un missile

GLI STATI UNITI SONO ALLA RICERCA DI TUNGSTENO 

 

La guerra contro l’Iran sta prosciugando gli arsenali degli Stati Uniti: per produrre  i missili Tomahawk, Patriot, Precision Strike — c’è bisogno di ingenti quantità di tungsteno, ma oltre oceano hanno grandi difficoltà nel suo reperimento,. Come riferisce NBC News. 

oltre l’80% della produzione mondiale di tungsteno è controllata dalla Cina, e gli Stati Uniti non hanno miniere proprie dal 2015, quindi la dipendenza da Pechino è chiara, in alternativa  occorre cercare in tutto il pianeta, ma le disponibilità sono esigue.

“Il tungsteno viene utilizzato nella produzione di caccia, di bombe per bunker,  per i proiettili perforanti e nei sistemi missilistici, rendendolo indispensabile questo minerale per la difesa nazionale. Ma gli Stati Uniti non dispongono di miniere di tungsteno commerciali attive dal 2015”, riporta NBC News.

Una delle poche miniere disponibili si trova in Corea del Sud riavviata dall’azienda statunitenseAlmonty Industries dopo 30 anni di inattività. Ma nemmeno la sua piena capacità risolverà il problema.

“Ci sono pochissime grandi miniere di tungsteno sul pianeta”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Almonty, Lewis Black.

La Cina domina questo settore da decenni: oltre l’80% delle forniture e più della metà del consumo mondiale. Gli Stati Uniti ottengono il tungsteno principalmente dal riciclaggio e dalle importazioni — oltre 6.000 tonnellate all’anno.

L’anno scorso, nel bel mezzo della guerra commerciale, la Cina ha introdotto restrizioni all’esportazione di tungsteno,  altri metalli e  terre rare. I prezzi sono saliti alle stelle.

“La Cina non si è solo impadronita della quota di mercato. Si è anche presa il capitale umano. Non c’è conoscenza, non ci sono consulenti, non ci sono libri. Tutta questa conoscenza è morta negli anni ’90”, si lamenta Black.

L’amministrazione Trump sta cercando di fare qualcosa: ha avviato una riserva strategica di minerali critici da 12 miliardi di dollari, sostiene progetti negli Stati Uniti e in Kazakistan. Ma gli esperti non si fanno illusioni.

“Si potranno ottenere progressi significativi tra dieci anni. Non si diventerà completamente autosufficienti nemmeno in vent’anni. E a dire il vero, venti possono facilmente diventare trenta”, prevede Black.

E quindi cosa fare in attesa che il miracolo dell’indipendenza statunitense dalla Cina avvenga? Continuare ad acquistare il tungsteno e gli altri minerali da Pechino senza però tirare troppo la corda perché se in Cina decidessero di interrompere le forniture gli Stati Uniti non se la passerebbero bene. (Infodefense) 

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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