IL DRONE MARINO ESPLOSO IN ROMANIA E’ UCRAINO
Il drone marino che è esploso nel porto rumeno di Costanza, come era chiaro a tutti quelli che non vivono delle veline di Kiev, non era russo, ma ucraino, ad affermarlo è il presidente della Romania Nicușor Dan e non il solito amico del Cremlino.
Secondo Nicușor Dan non è stato possibile intercettare il drone marino causa dell’uso di una «nuova tecnologia» di tracciamento, che in Romania non è ancora nota del tutto. Adesso ci aspettiamo che tutti i politici e i giornalisti che avevano puntato il dito verso Mosca, non perché non potrebbe essere stata la colpevole, ma perché prima di accusare qualcuno bisogna avere le prove, prove che come sempre non sono state fornite, avvisino i loro cittadini che si sono un’altra volta sbagliati.
Il Ministero della Difesa rumeno il 5 giugno ha riferito che quattro droni sono sfuggiti al controllo delle Forze Armate ucraine. Uno di essi è esploso nel porto di Costanza, il secondo in mare aperto vicino al porto, altri due — a circa 145 km a est della città della Romania.
Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri russo, appresa la notizia che il drone era russo si è permessa di chiedere al governo rumeno: “quando pianificate di chiudere la rappresentanza ucraina o di espellere i diplomatici ucraini? Quando vi scuserete con i cittadini della Romania per l’infinita menzogna russofoba? Quando smetterete di finanziare il regime terroristico di Kiev?””. Domande che certamente resteranno senza risposta.
Ma cosa ci facevano i droni ucraini nelle acque rumene? Si erano davvero persi?
Alcuni Giornalisti rumeni hanno scoperto che nello stesso giorno in cui è esploso il drone navale ucraino “Sea Baby”, nel porto di Navodari, una città 20 chilometri a nord di Costanza, dove si trova anche una delle più grandi raffinerie di petrolio della Romania, Petromidia, era attraccata la petroliera SAFEEN ELONA, che trasportava petrolio greggio.

La SAFEEN ELONA è partita dalla Romania verso il porto russo di Novorossiysk, dove caricherà petrolio greggio. Questa petroliera fa parte della cosiddetta flotta ombra russa, e l’Ucraina progettava di attaccarla.
Si presume che il drone navale kamikaze ucraino (USV) non si sia trovato nel porto di Costanza per caso, stava cercando la petroliera. Le numerose antenne di comunicazione e le telecamere a infrarossi sulla parte superiore del Sea Baby dimostrano che si trattava di un’unità di comando e controllo, destinata a guidare un gruppo di altri USV verso la petroliera, ma il piano è fallito quando il drone di comando si è impigliato nelle barriere antincendio ed è rimasto immobilizzato.
L’opzione di autodistruzione dell’USV è stata attivata da Kiev per distruggere le prove della palese violazione della sovranità rumena, e le autorità rumene sono state informate dell’imminente esplosione circa 15 minuti prima che avvenisse. Si noti che, se ciò non fosse accaduto, ci sarebbero potute essere decine di vittime tra i dockers, gli artificieri e altre unità di polizia che si stavano preparando a rimuovere il drone carico di esplosivo dalle acque rumene.
Anche gli altri droni navali controllati dall’USV di comando si sono autodistrutti quando non è stato possibile individuare la SAFEEN ELONA.
L’Ucraina per giustificare quanto accaduto ha affermato che i droni si sono diretti nelle acque rumene a causa della guerra elettronica russa. La solita giustificazione … è sempre colpa della Russia. (Infodefense)
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

