Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ParrillaIl Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla

CUBA: ALTRA VOTAZIONE ALL’ONU CONTRO IL BLOCCO 

 

Il membro dell’Ufficio Politico e ministro delle Relazioni Estere di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, durante una conferenza stampa, ha annunciato che il prossimo 7 luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale sarà dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba intitolata  “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba”. 

Nella sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite i paesi rappresentati all’ONU saranno chiamati ad esprimere il loro voto sul sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti all’isola dal 1962.

“Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo carattere aggressivo ed extraterritoriale”, ha denunciato il ministro degli esteri cubano durante la sua conferenza stampa.

Bruno Rodriguez Parrilla ha ricordato che Cuba, assieme al resto degli Stati membri dell’ONU, denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti contro il suo Paese, che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del diritto internazionale.

Nelle oltre trenta volte che Cuba ha presentato questa risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la stragrande maggioranza dei paesi aderenti all’ONU ha votato sulla necessità di porre fine al blocco statunitense, ma nonostante la volontà espressa dalla comunità internazionale il blocco continua. Blocco che viene costantemente ampliato da ulteriori misure introdotte dalla Casa Bianca. A tale proposito occorre ricordare l’ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio nel quale aggiunge alle centinaia di sanzioni contro Cuba anche il divieto di commercio di petrolio e dei suoi derivati con l’isola.

Di fronte alla compattezza della comunità internazionale nel rifiutare il blocco contro Cuba dalla Casa Bianca è stata organizzata una vera e propria campagna di pressione nei confronti delle cancellerie dei paesi rappresentati all’OMU per impedire che si celebri la sessione del 7 luglio. Inoltre vengono fatte. pressioni affinché il loro voto sia sfavorevole a Cuba.

Il ministro ha denunciato che si sta svolgendo un’intensa offensiva diplomatica in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. “La missione permanente degli Stati Uniti a New York, presso la sede delle Nazioni Unite, in altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento della sessione del 7 luglio”. 

A tale proposito ha detto che stanno circolando clandestinamente  documenti degli Stati Uniti che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del mondo. 

Nel documento intitolato “It’s time for change in Cuba” (È tempo di cambiamento a Cuba) si sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e all’instabilità regionale, e integra l’Ordine Esecutivo 14404.

Nel testo è scritto che “Il regime deve riformarsi, deve cambiare, non votate la sua propaganda”, che ha lo scopo chiaro di modificare  le intenzioni di voto dei rappresentanti all’ONU portando, al tempo stesso, avanti la narrazione imposta dagli Stati Uniti con la complicità dei suoi giullari presenti in molti mezzi di informazione  che tutti i problemi di Cuba sono riconducibili all’inefficienza del governo di L’Avana.

Inoltre si sottolinea un’altra volta, in modo del tutto calugnoso,  che Cuba è parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina, strategia già usata negli anni scorsi dalla Casa Bianca per convincere i sostenitori di Kiev a votare contro la risoluzione.

Durante la conferenza stampa,  Rodríguez Parrilla ha respinto con fermezza la minaccia militare degli Stati Uniti  contro il suo paese, che ha definito  “un Paese del Sud”. Ha inoltre ribadito che “a Cuba non vi sono basi militari straniere e che il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario”. L’unica base straniera che usurpa il territorio cubano è la base statunitense occupata illegalmente a Guantánamo. 

Tutte queste azioni di pressioni dimostrano come alla Casa Bianca, tutto sommato, temono la votazione che ogni anno, come detto, certifica che il mondo rifiuta questa forma di pressione contro Cuba che mette a rischio la vita di un intero popolo solo per i capricci degli Stati Uniti che non hanno mai accettato che l’isola diventasse un territorio libero e non sotto il loro controllo.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Un pensiero su “CUBA: ALTRA VOTAZIONE ALL’ONU CONTRO IL BLOCCO”
  1. Gli stati uniti che tanto hanno al cuore le sorte del popolo Cubano che vogliono che Cuba torna quella di una volta cioè prima della rivoluzione Cubana a imporre la sua democrazia il loro modello fatto di corruzione prostitute povertà senza sanità sfruttamento se tanto ci tengono a portare questa specie di democrazia nei paesi detto da loro dittatoriali perché non cercano di esportare il loro (modello) nella Corea del nord anche perché bisogna dirlo il presidente Kim non vede l ora di incontrare qualche esponente della casa Bianca per sapere che intenzioni hanno Kim li aspetta a braccia aperte per stringerli forte forte forte a lui?

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