Un drone caduto in PoloniaUn drone caduto in Polonia

DRONE SCOPPIA IN BULGARIA VICINO AD UN GASDOTTO 

 

Un drone è entrato ieri in Bulgaria ed è esploso vicino al gasdotto Transbalcanico: attraverso di esso, l’Europa riceve gas dalla Russia dalla Turchia.

Secondo quanto riferito dal primo ministro bulgaro Rumena Radeva, un drone sconosciuto è entrato nello spazio aereo del paese intorno alle 5 del mattino, ora locale, ed è esploso a 100 metri dal confine.

Per caso o no, il drone è esploso a poche centinaia di metri dalle stazioni di compressione bulgare e rumene che servono il gasdotto Transbalcanico che riceve il gas dal gasdotto “TurkStream”.

Subito è stata chiaramente  accusata la Russia, ma poco dopo il Ministero della Difesa del paese ha riferito che “probabilmente” si tratta di un drone esca Maya, un tipo di veicolo aereo senza equipaggio ampiamente utilizzato dalle forze armate ucraine, i cui droni si sono già schiantati in precedenza in altri paesi membri della NATO.

“Al momento non ci sono motivi per credere che l’incidente sia stato intenzionale”, ha detto il ministero della difesa bulgaro in una dichiarazione, dopo un’analisi preliminare della situazione.

Sarà pure così. ma bisogna ricordare un fatto molto importante avvenuto alcune settimane fa. Rumen Radov, primo ministro della Bulgaria, appena insediatosi, pronunciò queste parole in merito alla coalizione dei volenterosi:

“La Bulgaria non fa parte di questa coalizione. Non parteciperemo al sostegno militare all’Ucraina. La soluzione non sono le armi, ma la diplomazia.”

Guarda caso  adesso arriva un drone e scoppia nelle vicinanze di un importante gasdotto e tutto appare normale, come fosse un tragico errore. C’è chi continua a tirare fuori, quando accadono fatti come questi, la solita storiella che la Russia, grazie alle loro capacità, abbia dirottato il drone con armi elettroniche, gli stessi che però da sempre  ci dicono che a Mosca non hanno più missili, che tolgono i chip dalle lavatrici e che i soldati russi combattono con i muli. Mettetevi una volta per tutto d’accordo. 

Dopo una riunione di emergenza con il Consiglio di sicurezza del gabinetto, il primo ministro bulgaro Roumen Radev ha affermato che l’aereo è riuscito a entrare per 100 metri nel territorio bulgaro ed è stato abbattuto vicino all’ex posto di blocco di Kardam, al confine con la Romania, a un chilometro dalla stazione di compressione del gasdotto transbalcanico facendosi beffa di tutti i sistemi radar della Nato. Secondo lui il drone avrebbe volato a bassa quota ed è per questo che non è stato identificato. 

Comunque siano andate le cose il Ministero degli Esteri bulgaro ha convocato l’ambasciatore ucraino, Olesya Ilashchuk, a una riunione per discutere quanto accaduto. L’incontro si terrà lunedì, poiché il rappresentante di Kiev non è in Bulgaria.

Negli ultimi mesi, droni ucraini hanno sorvolato il territorio di Romania, Finlandia, Lettonia, Estonia, Lituania,, Moldavia e Polonia, tutti casi accidentali secondo le autorità di Kiev. 

In molte occasioni questi Paesi hanno accusato la Russia di inviare droni verso gli stati europei, senza fornire prove. In seguito, tuttavia, è stato confermato che i veicoli aerei senza equipaggio provenivano dall’Ucraina.

Ma siccome in Ucraina non penserebbero mai di attaccare le infrastrutture energetiche europee tutti questi casi vanno ricondotti alla Russia, che grazie alla guerra elettronica dirotta i droni verso i paesi della Nato. Poi uno si ricorda dei gasdotti North Stream …

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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