SANZIONATA PRESIDENTE DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE DAGLI STATI UNITI
Gli Stati Uniti hanno sanzionato la presidente della Corte Penale Internazionale, istituzione non riconosciuta da Washington.
Secondo quanto riferito dal Segretario di Stato Marco Rubio, l’amministrazione di Donald Trump ha incluso nella lista delle sanzioni la presidente della CPI Tomoko Akane e l’avvocato senior della Corte Abdoulaye Seye. In base alle dichiarazioni di Rubio, tali misure sono state adottate con l’obiettivo di proteggere i cittadini statunitensi da quella che Washington definisce l’attività di un «tribunale fittizio».
Rubio ha definito la CPI “un tribunale sovranazionale corrotto e fatalmente politicizzato”, ha aggiunto che ha “abusato in modo doloso della propria autorità e superato il proprio mandato. Ha ripetutamente cercato di esercitare la propria competenza su cittadini degli Stati Uniti e di altri Paesi che non hanno acconsentito alla sua giurisdizione né ratificato lo Statuto di Roma”.
In una dichiarazione diffusa in risposta alla mossa statunitense, la corte ha affermato che le nuove sanzioni “minano lo stato di diritto”.
“Quando gli attori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l’ordine giuridico internazionale stesso a essere messo in pericolo”, si legge nella nota.
Questa decisione non è la prima presa dagli Stati Uniti contro i membri della corte internazionale, infatti, lo scorso anno, analoghe restrizioni erano state applicate nei confronti di diversi giudici e procuratori in relazione all’emissione di mandati di arresto per alti funzionari israeliani e all’avvio di indagini sui militari statunitensi.
Le autorità degli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato l’intenzione di proseguire con le pressioni sulla CPI e di favorire il recesso di altri Stati da tale organizzazione che Washington non riconosce.
Il braccio di ferro tra la Casa Bianca e la Corte Penale Internazionale è iniziato nel 2020 quando la corte ha aperto un’indagine sui militari statunitensi presenti in Afganistan, è continuato poi quando nel 2024 la stessa corte ha emesso un ordine di arresto contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in relazione alla guerra a Gaza.
A luglio, il Dipartimento di Stato ha annunciato l’intenzione di avviare una campagna per abbattere la Corte e “disattivare sistematicamente” la sua “capacità di funzionare”.
Il Dipartimento ha spiegato che le misure possibili includono l’inasprimento delle sanzioni e la revoca di visti, oltre a divieti di viaggio per il personale della CPI, riferisce Euronews.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

