STRISCIA DI GAZA: AUMENTANO GLI ABORTI SPONTANEI
Nella striscia di Gaza sono esponenzialmente aumentati gli aborti spontanei e le nascite di bambini morti, secondo La giornalista canadese Eva Bartlett tale aumento è la causa dell’assedio, della malnutrizione, dell’esposizione a sostanze tossiche e dello spostamento forzato.
La giornalista afferma inoltre che non si tratta di una conseguenza accidentale del genocidio, ma un risultato previsto e calcolato dalle politiche israeliane.
La scioccante notizia di un improvviso aumento di oltre il triplo rispetto all’anno precedente del numero di aborti spontanei e nascite di bambini morti dovrebbe essere portada alla ribalta dai media globali. Ma, trattandosi di una delle ultime conseguenze del genocidio israeliano in corso contro i palestinesi a Gaza, sarà probabilmente ignorata dalla maggior parte dei media.
Infatti, da quando un presunto cessate il fuoco è entrato in vigore nell’ottobre 2025, la copertura mediatica di Gaza è drasticamente diminuita. Ma, come è successo con i precedenti cessate il fuoco, Israele ha continuato a uccidere palestinesi a Gaza quasi ogni giorno, attraverso bombardamenti, colpi di mitragliatrici e attacchi con droni. Israele persegue una politica di assedio che dura oramai da quasi 20 anni su Gaza – impedendo l’ingresso di quantità sufficienti di aiuti umanitari, forniture mediche e altri beni necessari per sostenere la vita, anche al livello più elementare, denuncia la giornalista.
Al 19 agosto, il Ministero della Salute di Gaza riferisce che 1273 palestinesi sono morti e 4223 sono stati feriti dall’11 ottobre 2025.
“A metà luglio, Ahmad Abu Foul, un medico palestinese che conosco da quando viveva a Gaza, mi ha parlato dell’improvviso aumento degli aborti spontanei, principalmente tra le donne che vivono in tutta la Striscia di Gaza”, riferisce Eva Bartlett.
La giornalista ha citato il dottor Mohammed Al-Bashiti, specialista in ostetricia e ginecologia presso il complesso medico Nasser di Jan Yunis, che ha avvertito di questo preoccupante aumento e lo ha attribuito a vari fattori ambientali e fisici, in particolare la malnutrizione grave e l’anemia, nonché “estremo esaurimento fisico dovuto al ripetuti spostamenti da un luogo all’altro. Molte sono costrette a portare pesi molto superiori alle loro capacità fisiche, il che mette le loro gravidanze a maggior rischio”.
Ma è anche causato dall’esposizione a sostanze chimiche tossiche come scarti di esplosivi, materiali legati al TNT e al fumo, che mettono a rischio il bambino. Ahmad ha detto che sua sorella ha appena subito un aborto spontaneo nel quarto mese di gravidanza, e sua nipote ne ha avuto uno all’ottavo mese.
Il 30 luglio il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato un articolo in cui evidenziava il drastico aumento degli aborti spontanei. Citava un recente rapporto delle Nazioni Unite secondo il quale, tra gennaio e giugno 2026, erano stati segnalati 3950 aborti spontanei. Questa cifra è più del triplo dei 1197 aborti segnalati tra luglio e dicembre 2025. Il tasso di aborti spontanei, sottolinea, è di uno ogni sei gravidanze.
Haaretz ha citato il dottor Ahmed al-Farra, capo del dipartimento di pediatria dell’ospedale Nasser, che ha anche sottolineato che i fattori che contribuiscono all’aumento degli aborti spontanei sono la malnutrizione, lo stress e anche la scarsità d’acqua: “Siamo arrivati a un punto in cui ogni persona ha tre litri di acqua al giorno, ben al di sotto del minimo necessario. Il 90% dell’acqua non è potabile. La scarsità d’acqua provoca infezioni, indebolisce il sistema immunitario e aggrava la malnutrizione”.
Con la totale distruzione della Striscia di Gaza da parte di Israele, e con i palestinesi costantemente costretti a spostare improvvisamente le loro precarie tende altrove, la mancanza di acqua potabile e la dipendenza quasi totale dagli aiuti finanziari e umanitari dall’estero gettano le basi per una serie di malattie legate al cibo, all’acqua e all’igiene, e ora va aggiunto anche questo drastico aumento degli aborti spontanei.
Anche se è stato stabilito nel “cessate il fuoco”, Israele non ha permesso l’ingresso di cibo, acqua e medicine sufficienti a Gaza.
L’Osservatorio Euro-Med per i diritti umani ha riferito il 9 agosto 2026 che “Israele sta attuando una politica globale che interrompe l’intera catena di approvvigionamento, dall’ingresso di merci e aiuti attraverso i valichi fino a raggiungere la popolazione”.
Allo stesso modo, sottolinea la carenza di camion con aiuti che entrano a Gaza, e che coloro a cui è consentito l’accesso non hanno la garanzia di raggiungere quelli che ne hanno bisogno, “a causa della distruzione o del deterioramento delle infrastrutture di trasporto, stoccaggio e distribuzione”. Sottolinea inoltre che i ritardi nella spedizione “fanno sì che gli alimenti surgelati, i farmaci e altri materiali vitali si rovinino prima di raggiungere chi ne ha bisogno”.
Euro-Med osserva che Israele, “in quanto potenza occupante, ha l’obbligo, ai sensi degli articoli 55 e 59 della Quarta Convenzione di Ginevra, di garantire che la popolazione riceva cibo e forniture mediche quando le risorse locali sono insufficienti”.
Da un punto di vista logistico, molte delle malattie che colpiscono Gaza potrebbero essere sradicate se Israele rispettasse il diritto internazionale e permettesse l’ingresso di cibo, acqua e aiuti medici a sufficienza.
Abbiamo visto i leader israeliani chiedere di uccidere 30, 40, 50 palestinesi a notte, e prima di questo – tra una lunga lista di dichiarazioni genocide – riferirsi ai palestinesi come animali umani e attuare misure per garantire che, se le bombe e il fuoco israeliani non uccidono i palestinesi, muoiano di fame, malattie o prima di nascere. Pertanto, non è difficile concludere che questo drastico aumento degli aborti spontanei e dei morti non sia una conseguenza accidentale del genocidio, ma un risultato previsto e calcolato delle politiche israeliane, conclude Eva Bartlett.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

