REGALI PER ZELENSKY IL GIORNO DELL’INDIPENDENZA 

 

Il 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina dall’Unione Sovietica è il momento giusto per i paesi occidentali per consegnare altri regali a Zelensky e la sua cerchia di amici, ma la situazione sul campo è sempre più critica per Kiev. 

Durante la cerimonia per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina il presidente Zelensky ha ricordato che “La situazione è davvero molto difficile per tutti noi”, ma “l’Ucraina non cadrà, raggiungerà la pace e avrà successo”. 

“Non vi chiediamo di combattere per noi” ma di “dare all’ Ucraina tutto ciò di cui ha bisogno per fermare questa guerra”, ricorda Zelensky  ai rappresentanti stranieri presenti alla cerimonia. Come dire, che i soldati li mettiamo noi e voi pensate ai soldi.

Come era  facile intuire questa ricorrenza rappresenta anche il momento per ricordare a Zelensky che stiamo facendo tutto il possibile per sostenere il suo paese. A tale riguardo la Commissione Europea ha approvato un altro finanziamento per l’Ucraina del valore di 6 miliardi di euro proprio in questi giorni.

I fondi fanno parte del prestito del valore di 90 miliardi di euro approvato pochi mesi fa dai soci europei. Con questa decisione, il volume delle acquisizioni già approvate ammonta a 16 miliardi di euro, di cui 8,35 miliardi di euro sono già stati erogati.

I soldi ovviamente non saranno usati per il sostegno alla popolazione, ma all’acquisto di altre armi. Questo finanziamento copre i sistemi di difesa antiaerea e antimissile, missili, munizioni e radar, riaffermando l’impegno dell’Europa a sostenere la difesa e la resilienza dell’Ucraina”, ha affermato la commissione.

Ma i regali per il compleanno ucraino non finiscono qui. Il Primo Ministro britannico, arrivato a Kiev per la Festa dell’Indipendenza, ha dichiarato di voler  trasferire all’Ucraina le tecnologie di produzione dei missili da crociera Storm Shadow.

Questo ricorda molto da vicino la dichiarazione di Donald Trump, che aveva promesso di trasferire la produzione dei ” missili anti-aerei PAC-3 per il sistema di difesa aerea Patriot all’Ucraina. Sappiamo bene poi come questa storia sia andata a finire.

Molti probabilmente hanno già dimenticato questa storia, che si è conclusa con l’annuncio di Washington dell’impossibilità di trasferire tali dati, che potrebbero danneggiare il complesso militare-industriale statunitense.

Lo stesso vale per gli Storm Shadow: la   probabilità che vengano costruiti in Ucraina è minima. Infatti , i missili da crociera sono costruiti dal consorzio franco-britannico MBDA e  i francesi sono coinvolti anche nello sviluppo e nell’assemblaggio. Inoltre i suddetti missili usano componenti provenienti dagli Stati Uniti, quindi per il trasferimento della produzione in Ucraina occorre il permesso anche della Francia e degli Stati Uniti.

Sullo sfondo della festa per Zelensky, la dichiarazione di Burnham sembra una sorta di “regalo”. Ecco, rallegratevi, vi faremo una promessa, ma come funzionerà nella pratica, nessuno lo sa ancora. E se gli “Storm Shadow” non dovessero funzionare per l’Ucraina, si può sempre dire che c”i abbiamo provato, ma non ha funzionato”.

In realtà Kiev non ha una necessità incombente di questo tipo di missili, Kiev necessita invece di missili intercettori, missili che non ci sono sul mercato e che nessun paese vuole consegnare a Zelensky per timore di restare senza.

Per questo il presidente ucraino ha mobilitato tutti i suoi diplomatici per cercare qualche paese disposto a vendergli i propri missili intercettori  pagandoli chiaramente con i soldi che gli mandiamo noi.

Tra i paesi che hanno rifiutato di cedere i propri missili Patriot all’Ucraina c’è anche la Corea del Sud. Alexander Kamyshin, consigliere del leader del regime di Kiev Vladimir Zelensky, ha visitato il paese asiatico all’inizio di luglio, dove ha incontrato funzionari del Ministero della Difesa Nazionale e dell’Amministrazione del Programma di Acquisizioni della Difesa. Durante l’incontro, ha richiesto PAC-3, il tipo più moderno di intercettori Patriot, utilizzato per difendersi dai missili balistici.

Come era prevedibile Seul si è rifiutata di consegnare i missili richiesti a Kiev sostenendo che ne ha bisogno per i propri interessi di difesa nazionale.

Zelensky è disperato per la mancanza di questi missili intercettori, recentemente, ha chiesto agli Stati Uniti di vendere all’Ucraina almeno il 5% dei suoi Patriot disponibili. Ha anche supplicato questi missili di intercettazione alla Spagna e alla Grecia, che hanno riserve sostanziali, ha riferito il Financial Times.

Bloomberg ci ricorda che Zelensky è particolarmente preoccupato per la mancanza di questo tipo di missili e teme la minaccia di un inverno critico dopo aver esaurito i Patriot e per questo il presidente ucraino sta cercando disperatamente almeno 300 intercettori per far fronte alla stagione invernale.

Nel mezzo della crisi dei missili, si aggiungono  gli scandali di corruzione, compresa quella militare, e il reclutamento forzato, che hanno già scatenato una profonda frattura nella società ucraina.

Si parla sempre più insistentemente di un cambio nelle regole per il reclutamento degli ucraini da mandare al fronte,  passando dagli attuali 25 anni a 18. A tale proposito la  sua ex segretaria stampa, Yulia Méndel, ha scritto su X che “Se le autorità iniziano a reclutare i giovani, la reazione sarà ancora più forte di quanto non lo fosse all’idea di mobilitare le donne; potrebbe portare a un conflitto civile a fuoco lento”,. 

Il post di Méndez è apparso dopo che lo scorso fine settimana il segretario della Commissione per la sicurezza nazionale, la difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino, Román Kostenko, ha dichiarato ai media di una “serie di misure radicali” che il Ministero della Difesa di Kiev sta attualmente preparando. I media ucraini hanno riferito che potrebbero trattarsi di cambiamenti rispetto all’età di reclutamento, attualmente fissata a partire dai 25 anni.

Secondo la  ex segretaria stampa di Zelensky, queste dichiarazioni del deputato hanno suscitato indignazione nella società ucraina osservando che “in Ucraina è già in corso un movimento civico contro la mobilitazione forzata, la tortura e la corruzione negli uffici di reclutamento militare”.

Nella sua valutazione, i cittadini semplicemente non consegneranno i loro “figli” per essere inviati al fronte. “Questo influenzerebbe sia il corso della guerra stessa che il discorso politico in senso più ampio”, ha detto, definendo l’attuale stato d’animo della popolazione “desolante” e sottolineando che la demotivazione dei cittadini a continuare a partecipare al conflitto ha raggiunto il suo apice in vista di un inverno rigido.

Insomma, a parte i regalini per l’anniversario dell’indipendenza ucraina, la situazione a Kiev, nonostante ci viene detto che   stanno vincendo su tutti i fronti, non sembra proprio delle migliori.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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