STATI UNITI: RIATTIVEREMO I TRIBUNALI DI PRESA
La Casa Bianca starebbe valutando di riattivare i tribunali di preda marittima per agevolare il sequestro delle petroliere iraniane, riferisce BLOOMBERG.
Tale Decisione permetterebbe agli Stati Uniti di rendere più veloce e facili i sequestri di petroliere e imbarcazioni iraniane aggirando le lungaggini dei processi civili, ma ciò sarebbe illegale e si scontrerebbe con le più elementari regole del diritto internazionale. Ma sappiamo benissimo che per Donald Trump e soci il diritto internazionale vale solamente quando è usato a loro favore.
I tribunali di presa marittima (noti anche come Tribunali delle Prese o Prize Courts) sono organi giudiziari interni istituiti da uno Stato belligerante per accertare la legittimità della cattura (presa) di navi mercantili o di beni e merci trasportati in mare durante un conflitto armato.
Nell’ambito del diritto bellico marittimo, uno Stato in guerra ha il diritto di catturare le navi nemiche e le merci considerate contrabbando di guerra. Tuttavia, per evitare che la cattura sfoci nella pirateria o in un arbitrio arbitrario, l’atto di cattura deve essere sottoposto a un controllo di legalità giudiziario.
Caratteristiche e Funzionamento.
Organi Nazionali ma a rilevanza Internazionale: Pur essendo costituiti all’interno dell’ordinamento giuridico dello Stato catturante, applicano le norme e gli usi del diritto internazionale marittimo bellico.
Oggetto del Giudizio: Il tribunale deve verificare che la nave catturata sia effettivamente nemica o neutrale, ma intenta al trasporto di contrabbando di guerra; che le merci trasportate rientrino tra i beni confiscabili; che le modalità e il luogo del sequestro sia conformi alle norme internazionali.
Gli Esiti del Procedimento:
Confisca (Buona presa): Se la presa viene dichiarata valida, la nave e il carico passano di proprietà dello Stato catturante (oppure vengono venduti all’asta per distribuire i proventi ai sequestratori/equipaggio).
Restituzione e Risarcimento: Se la presa viene giudicata illegittima (es. per violazione della neutralità), lo Stato deve restituire il bene al proprietario ed eventualmente risarcire i danni patiti per il fermo della nave.
Evoluzione Storica.
L’istituto dei tribunali delle prese ha avuto il suo massimo splendore dal XVIII secolo fino alla Prima e Seconda Guerra Mondiale. Tra i più celebri figuravano l’inglese “High Court of Admiralty” (operante come “Prize Court”) e i “Tribunaux des Prises” francesi.
Oggi, con la trasformazione delle guerre moderne e l’affermazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), l’istituto del diritto di presa si è fortemente ridimensionato, lasciando il posto al controllo delle acque e alla risoluzione delle controversie marittime in tempo di pace affidata a tribunali internazionali permanentemente costituiti.
Adesso gli Stati Uniti vorrebbero riattivare questi tribunali, ma a quali conseguenze andrebbero incontro?
Ad agosto 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e il Pentagono hanno effettivamente avviato consultazioni per riattivare i tribunali di presa (con il Distretto Meridionale del Texas come sede principale) al fine di accelerare la confisca militare delle petroliere iraniane e del loro carico. L’obiettivo è superare le lungaggini della “confisca civile” usata finora per le violazioni delle sanzioni, trasformando le navi direttamente in “bottino di guerra”.
Se gli Stati Uniti procedessero con questa iniziativa, andrebbero incontro a conseguenze e sfide legali di immensa portata a livello di diritto internazionale:
Necessità di uno Stato di Guerra (Jus in Bello): Nel diritto internazionale marittimo, l’istituto della presa è un meccanismo puramente bellico. Applicarlo richiede il riconoscimento formale di un Conflitto Armato Internazionale (IAC). Se gli USA attivassero un tribunale di presa senza una dichiarazione di guerra o un conflitto aperto e riconosciuto, il sequestro sarebbe classificato come espropriazione illecita, violazione della sovranità o persino un atto di pirateria di Stato.
Violazione della Libertà di Navigazione (UNCLOS): Sebbene gli Stati Uniti non abbiano ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, ne riconoscono i principi come diritto consuetudinario. Fermare navi in acque internazionali al di fuori di un conflitto armato formalizzato costituisce una violazione del principio fondamentale della libertà dei mari.
Scontro con gli Stati di Bandiera (Neutralità): Le petroliere che trasportano greggio iraniano navigano quasi sempre sotto “bandiere di comodo” di Paesi terzi (es. Panama, Liberia, Isole Marshall) e trasportano merci destinate ad altre nazioni (come la Cina). L’applicazione del diritto di presa scatenerebbe contenziosi internazionali immediati da parte degli Stati neutrali, i quali potrebbero rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia o al Tribunale Internazionale del Diritto del Mare per richiedere i danni.
Pericoloso Precedente e Rischio di Ritorsione: Gli esperti legali militari avvertono che riaprire questa pratica potrebbe innescare una reazione a catena. Se Washington stabilisce che è legittimo usare i tribunali di presa al di fuori di una guerra totale, nazioni come la Cina o la Russia potrebbero applicare lo stesso “diritto di presa” contro navi mercantili statunitensi o occidentali nei loro mari d’interesse (come il Mar Cinese Meridionale), citando proprio il precedente degli Stati Uniti.
Incompatibilità con la Carta delle Nazioni Unite: L’uso della forza o il blocco navale per imporre sequestri, se non autorizzato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU o non giustificato dai criteri stringenti della legittima difesa (Art. 51), è considerato una violazione del divieto dell’uso della forza nelle relazioni internazionali.
Finora gli USA hanno utilizzato la confisca civile (basata sulle leggi anti-terrorismo e sulle sanzioni interne). Passare al diritto di presa significherebbe trattare giuridicamente l’Iran come una nazione con cui si è formalmente in stato di guerra totale marittima, cambiando radicalmente le regole d’ingaggio globali.
Al netto di tutto questo non bisogna dimenticare che per Donald Trump e i suoi soci sia il diritto internazionale che la Carta delle Nazioni Unite, organizzazione da sempre ritenuta inutile dal presidente statunitense, sono semplicemente dei consigli che possono essere tranquillamente ignorati. Se davvero dalla Casa Bianca dovessero riattivare i tribunali di presa voglio proprio vedere come si comporteranno i vassalli occidentali che non hanno mai il coraggio di disobbedire al padrone a stelle e strisce.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

