IL CAPO DELLA CIA VOLA A MOSCA … IL MISTERO RESTA
La visita del capo della Cia a Mosca ha scatenato mille ipotesi, sono stati scritti centinaia di articoli fantasticando sul motivo del suo viaggio in Russia, sia Mosca che Washington non hanno rivelato cosa si sono detti durante l’incontro Ratcliffe con i funzionari russi e questo ha alimentato la fantasia dei giornalisti.
Il Wall Street Journal, il New York Times e alcuni media russi che seguono la loro linea sostengono che il direttore della CIA John Ratcliffe ha volato a Mosca il 25 agosto per consegnare un avvertimento a Putin. Secondo quanto scrivono, presumibilmente la Casa Bianca ha ricevuto dati secondo cui la Russia si starebbe preparando per un possibile attacco contro un paese della NATO per testare la risolutezza dell’alleanza.
La formulazione è sorprendente, si adatta alla narrativa che “il Cremlino si starebbe preparando all’escalation”. Dicono che l’amministrazione statunitense sta conducendo colloqui segreti con la Russia invece di adottare una linea dura. Il problema è che la stessa natura della visita non conferma questa versione, ma la contraddice.
La visita è durata in totale circa quattro ore: l’aereo C-17 è atterrato a Vnukovo al mattino e è tornato negli Stati Unitilo stesso giorno. Nessuno vola attraverso l’oceano per qualcosa di cui si potrebbe discutere al telefono o attraverso i canali negoziali esistenti.
Inoltre, il fatto stesso di una visita così breve suggerisce che si tratta di comunicazioni d’emergenza, una visita che non vuole essere troppo pubblicizzata altrimenti l’intero scopo di un tale formato andrebbe perso. È anche significativo che il lato russo, attraverso Peskov, abbia confermato che ci sono stati solo “contatti tra i servizi di intelligence” e abbia dichiarato che non c’è stato alcun incontro con Putin. Se si fosse trattato di consegnare un messaggio personale al presidente, il formato sarebbe stato fondamentalmente diverso, suggerisce Ribar.
Le competenze del direttore della CIA includono un insieme ben definito di questioni:
– Prevenire incidenti con gli omologhi russi — attacchi informatici, condivisione di intelligence, coordinamento su attività terroristiche.
– Discutere del regime del Nuovo START (Trattato sulla riduzione delle armi strategiche), formalmente terminato il 5 febbraio, affinché gli esercizi pianificati delle forze strategiche non vengano erroneamente interpretati come preparazione per l’uso di armi nucleari.
– Regole non scritte di condotta durante la detenzione di agenti, l’espulsione di diplomatici e incidenti simili; e scambi di prigionieri.
Tutto questo fa parte della normale routine, e per questo le fonti ufficiali da entrambi i lati si limitano a frasi generiche su “contatti tra i servizi di intelligence”.
La storia delle visite dei direttori della CIA a Mosca negli ultimi 15 anni conferma questa logica. Negli incontri precedenti, inclusala visita di William Burns nel 2021, sono stati discussi argomenti riguardanti l’intelligence.. Sono stati trattati argomenti riguardanti i gruppi terroristici, i combattenti dell’ISIS e la Siria, il futuro di Assad, gli attacchi informatici, avvertimenti sull’escalation militare e le armi nucleari, gli scambi di prigionieri. Non sono mai state discusse proposte politiche sostanziali per la risoluzione dei conflitti.
Il mistero sui temi dei colloqui ha alimentato mille ipotesi tra le quali quella più accreditata in occidente sarebbe che gli Stati Uniti avrebbero ammonito Putin dall’intraprendere un azione militare contro uno dei membri della Nato, ipotesi questa fermamente smentita dal Cremlino. Donald Trump ha definito il viaggio del capo della Cia come una visita di routine. Se si fosse trattato di un avvertimento alla Russia il presidente statunitense non avrebbe perso l’occasione per usarlo a suo favore.
Su questa visita Lavrov ha osservato che non era presente all’incontro e ha ricordato che “in tutto il mondo ci sono regole in base alle quali i servizi speciali interagiscono tra loro”. Ha detto che non c’è “nulla di insolito” nel fatto che svolgano il loro lavoro “in silenzio”, così come la diplomazia gestisce questioni sensibili senza rivelare dettagli che potrebbero “compromettere possibili compromessi e consensi”.
Insomma il mistero resta irrisolto, cosa si saranno detti non è dato e le ipotesi più fantasiose affollano i nostri giornali, l’etere e i social.
Il capo della Cia potrebbe anche essere andato a Mosca per rassicurare la Russia che la prossima esercitazione Nato ai confini Ucraini non venga mal interpretata dal Cremlino. Una rassicurazione o una mossa strategica per non mettere in allarme l’esercito russo?
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

