STATI UNITI RIDUCONO SANZIONI AL VENEZUELA … MA IN CAMBIO DI COSA?
L’Ufficio per il controllo dei beni stranieri degli Stati Uniti, un’entità affiliata al Dipartimento del Tesoro, ha rilasciato otto nuove licenze per “autorizzare alcune attività” relative all’esplorazione, allo sviluppo, allo sfruttamento o alla produzione di petrolio, gas, prodotti petrolchimici, minerali e nel settore delle telecomunicazioni in Venezuela.
Tali licenze saranno attive a condizione che i contratti sottoscritti dalle società in cui lo Stato venezuelano ha una partecipazione di maggioranza si stabiliscano in territorio statunitense, Francia, Regno Unito o Singapore.
In conformità con quanto esposto nell’Ordine Esecutivo 14.373 del 9 gennaio 2026, che funge da quadro normativo per il regime di sanzioni imposto da Washington a Caracas, i pagamenti , devono essere effettuati nei Fondi di Deposito di governi stranieri o in un altro conto indicato dal Tesoro degli Stati Uniti, il che significa che le autorità venezuelane non controllano direttamente i fondi derivanti dalle operazioni associate a quelle industrie.
Parallelamente all’alleggerimento delle sanzioni Bloomberg riferisce che il Venezuela starebbe seriamente pensando di abbandonare l’Opec, di cui è socio fondatore dal 1960, per legare il proprio futuro industriale direttamente con gli Stati Uniti.
La fuga del Venezuela sarebbe un colpo geopolitico molto forte per l’Opec che ha già subito l’abbandono degli Emirati Arabi Uniti poche settimane fa. La scelta venezuelana va inquadrata sicuramente nella nuova strategia politica di Caracas intrapresa dopo il sequestro di Nicolas Maduro da parte della Casa Bianca e l’insediamento alla sua presidenza di Delci Rodriguez. La nuova presidenza ha decisamente cambiato opinione sul paese a stelle e strisce.
L’industria petrolifera venezuelana è in grande difficoltà e necessita di ingenti finanziamenti per essere risollevata dopo che per anni le sue infrastrutture estrattive sono state lasciate letteralmente senza manutenzione anche perché sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti.
Tali investimenti possono essere fatti solamente da grandi gruppi industriali come quelli statunitensi che mirano ovviamente a prendersi il petrolio venezuelano.
Attualmente il Venezuela estrae 1,16 milioni di barili al giorno, meno della metà di dieci anni fa, e l’uscita dall’Opec gli permetterebbe di avere le mani libere non sottostando più alle quote imposte dall’organizzazione dei produttori di petrolio.
Infine la coincidenza con l’alleggerimento delle sanzioni da parte statunitense con il desiderio di abbandonare l’Opec è piuttosto sospetta. A Donald Trump non è mai piaciuto l’Opec, perché imponendo quote di estrazione mantiene il prezzo del greggio alto, ed in momento come questo inondare il mercato con petrolio ridurrebbe ulteriormente le sue quotazioni.
Pensare che dietro l’alleggerimento delle sanzioni ci sia una forma di ricatto credo non sia il solito complotto. A Rodriguez potrebbero aver detto che se abbandoni l’Opec ti riduciamo le sanzioni, tu vendi più petrolio e incassi più dollari, anche se poi i ricavi sono sotto il controllo degli Stati Uniti.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

