IMPORTANTE FONDO SOVRANO RIDUCE GLI ACQUISTI DI TITOLI DI STATO USA
Il debito degli Stati Uniti è sempre meno attraente per gli investitori stranieri, infatti il fondo sovrano norvegese ha deciso di non rinnovare ben 75 miliardi di dollari in titoli degli Stati Uniti.
Il fondo sovrano norvegese, il salvadanaio pubblico più grande del pianeta con i suoi 2.300 miliardi di dollari di patrimonio, ha deciso di non rinnovare 75 miliardi di dollari in titoli emessi dal tesoro statunitense. Questa decisione fa parte della nuova strategia del fondo sovrano norvegese che vuole ridurre dal 75 per cento al 50 per cento la quota di titoli di stato nel suo portafoglio.
In un momento in cui i tassi a lungo termine statunitensi sfiorano il 4,8 per cento e il debito federale cresce a ritmi vertiginosi, perdere un cliente fedele come la Norvegia non è solo una grana contabile: è una bomba a orologeria per i mercati globali, scrive Scenari Economici.
Fino ad oggi le obbligazioni emesse dagli Stati occidentali erano considerate il rifugio perfetto: rischio quasi nullo, rendimenti prevedibili e massima facilità di rivendita nei momenti di crisi, ma adesso il fondo sovrano norvegese, amministrato da Norges Bank Investment Management, ha deciso di cambiare strategia negli investimenti riducendo la quota dei titoli di stato a favore delle obbligazioni private.
Secondo i vertici del fondo norvegese, prestare soldi agli stati non ripaga più a sufficienza i rischi di inflazione e svalutazione.
Attualmente il comparto obbligazionario del fondo norvegese vale circa 615 miliardi di dollari, hanno deciso quindi di riorganizzarlo riducendo dal 75 al 50 per cento il peso dei titoli emessi dagli stati. Per far questo verranno indirizzati gli investimenti verso obbligazioni societarie private e titoli legati a mutui ipotecari e verranno spostati parte dei capitali verso aree geografiche capaci di offrire rendimenti reali più interessanti, a partire dal Giappone.
La ristrutturazione prevede la riduzione dei titoli di stato statunitensi (Treasury) dal 34,1 per cento al 21,9 per cento che equivale a una riduzione di 75 miliardi di dollari, riduzione del debito sovrano dell’eurozona dal 16,8 per cento al 14,1 per cento, ovvero -15 miliardi di dollari in meno.
La nuova liquidità verrà investita in titoli di stato giapponesi (JGB) che passeranno dal 4,6 per cento al 7,4 per cento con un incremento di 20 miliardi di dollari e con l’acquisto di obbligazioni private e mutui statunitensi che passano dal 16,2 per cento al 27,6 per cento.
Fino ad oggi per gli Stati Uniti è stato molto facile trovare compratori per il loro debito, ma adesso l’impalcatura sembra scricchiolare rendendo i titoli di stato statunitensi non più un sicuro investimento. Gli investitori, spaventati dal continuo aumento del debito pubblico, arrivato a 40 mila miliardi di dollari e in continuo aumento per fronteggiare una spesa pubblica fuori controllo, hanno smesso di comprare a occhi chiusi i titoli di stato emessi dal tesoro statunitense.
L’economista Mohamed El-Erian ha centrato il punto: 75 miliardi non faranno fallire gli Stati Uniti dall’oggi al domani, ma il valore simbolico è devastante. Se persino un alleato di ferro della NATO e un Paese esportatore di energia come la Norvegia decide che i titoli di Stato statunitensi sono una zavorra da alleggerire, chi comprerà le prossime emissioni del Tesoro degli Stati Uniti?
Per attirare gli investitori potranno solamente aumentare i rendimenti dei titoli, operazione che però inevitabilmente faranno lievitare il costo annuo per gli interessi, costo che negli Stati Uniti ha già superato i 1000 miliardi di dollari.
La scelta del fondo sovrano norvegese di ridurre gli acquisti di titoli di stato statunitensi certifica il lento declino del paese a stelle e strisce che non è più considerato, sotto l’aspetto finanziario, sicuro.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

