STATI UNITI: ALLEGGERITE SANZIONI AL SETTORE PETROLIFERO VENEZUELANO
L’uomo della Casa Bianca ha detto sì: gli Stati Uniti hanno alleggerito le sanzioni emesse contro PDVSA, la compagnia statale petrolifera del Venezuela.
L’Office of Foreign Assets Control (OFAC), un’entità affiliata al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, ha pubblicato oggi una nuova licenza iscritta all’interno del regime generale delle sanzioni imposte al Venezuela, con la quale sono autorizzate, in modo limitato, nuove operazioni alla statale Petróleos de Venezuela (PDVSA) e alle società miste in cui tale società detiene una partecipazione del 50% o più.
Come indicato nella licenza generale 52C d’ora in poi, PDVSA potrà svolgere attività relative a “il carico, l’esportazione, la riesportazione, la vendita, la rivendita, la fornitura, lo stoccaggio, la commercializzazione, l’acquisto, la consegna o il trasporto di petrolio venezuelano o prodotti petroliferi di origine venezuelana”.
Alla compagnia venezuelana sarà anche permesso di acquistare “diluenti, beni, servizi e tecnologie necessarie per attività di esplorazione, sviluppo o produzione nei settori del petrolio, del gas o dei prodotti petrolchimici” nel paese bolivariano, nonché di stipulare “nuovi contratti di investimento per attività di esplorazione, sviluppo o produzione nei settori del petrolio, del gas o dei prodotti petroliferi del paese”.
È stata inoltre annunciata l’autorizzazione a costituire “nuove joint venture o altre entità in Venezuela relative a tali attività”, oltre a “tutte le transazioni ordinarie e necessarie per tali attività, compresa l’esecuzione di procedure dovute e valutazioni commerciali, legali, tecniche, di sicurezza e ambientali relative a quanto sopra”.
Sarà inoltre permesso “alle persone sanzionate di eseguire e firmare contratti autorizzati” per la suddetta licenza “nella loro qualità ufficiale di funzionari, dipendenti o rappresentanti legali” sia di PDVSA che delle entità in cui detiene la maggioranza azionaria.
Tuttavia, queste attività saranno soggette a importanti restrizioni da parte della Casa Bianca. Si tratta, tra le altre cose, di transazioni con obbligazioni della compagnia petrolifera statale o delle sue filiali – tra cui la raffineria Citgo, la cui liquidazione è stata ordinata da un tribunale statunitense -, pagamento di debiti, vendita di azioni, trasferimenti e utilizzo di attività come garanzie da parte del governo venezuelano per la sottoscrizione di contratti.
A ciò si aggiunge il divieto di condurre transazioni con persone o entità incluse nell’elenco dei cittadini o delle entità sanzionate dagli Stati Uniti. Non sarà poi consentito avere rapporti commerciali con imprese o persone della Federazione Russa, della Repubblica islamica dell’Iran, della Repubblica Popolare Democratica di Corea o della Repubblica di Cuba.
Sono anche vietatele transazioni con qualsiasi persona o ente situata nella Repubblica Popolare Cinese o che sia indirettamente sotto il suo controllo, il pagamento con oro, criptovalute, scambio di valuta (‘swap’), o qualsiasi forma che il Tesoro degli Stati Uniti ritenga “che non siano effettuate in condizioni commercialmente ragionevoli”.
L’alleggerimento delle sanzioni statunitensi avviene dopo l’annuncio di un accordo petrolifero di vasta portata da Caracas e Washington all’inizio di settembre, il cui contenuto non è ancora pubblico.
Il presidente incaricato del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha precisato in un discorso televisivo che il patto si estenderà per 25 anni, il che implica – principalmente ma non esclusivamente – lo sfruttamento di campi (dove ci sono riserve comprovate, ma non sfruttate, in ambienti privi di infrastrutture) e che si tratta di un accordo reciprocamente vantaggioso che consentirà la ripresa economica sostenuta dell’industria, duramente colpita da più di un decennio di sanzioni.
Successivamente, nel contesto di una visita ufficiale nella capitale venezuelana del segretario all’Energia degli Stati Uniti, Christopher Wright, Rodríguez ha rivelato che il trattato ha avuto “due momenti” – uno a Washington e l’altro a Caracas -, mentre l’alto funzionario statunitense ha sostenuto che è stato firmato tra il governo degli Stati Uniti e la società North America Blue Energy Partners (NABEP), di proprietà dell’uomo d’affari venezuelano Alejandro Betancourt López.
L’alleggerimento delle sanzioni al settore petrolifero venezuelano è senza dubbio un passo in avanti nelle relazioni economiche tra i due paesi, ma è utile notare come tale misura sia stata portata avanti dalla Casa Bianca stando ben attenta a non intaccare i propri interessi strategici nei confronti di quei paesi che sono considerati dei nemici per Washington, Cosa questa che limita molto la capacità decisionale di Caracas nel condurre liberamente il commercio del petrolio. Dagli Stati Uniti, Avendo messo il cappio al collo al paese bolivariano, non ci si poteva aspettare di meglio.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

