ARABIA SAUDITA: I MISSILI SONO QUASI FINITI
La carenza di missili per la difesa aerea rappresenta un problema che ora riguarda tutti i paesi. Il conflitto in Ucraina, seguito dalla guerra tra l’Iran e gli USA, ha dimostrato quanto siano diventati impraticabili gli standard di produzione antiquati e il consumo di missili per la difesa aerea nelle condizioni di dispiegamento attivo di droni più economici e più veloci da assemblare.
Ora la crisi ha raggiunto anche l’Arabia Saudita, le cui scorte di missili intercettori sono scese a livelli criticamente bassi
Il paese arabo si trova ad affrontare una significativa carenza di missili intercettori, in mezzo alla nuova escalation contro gli Houthi. Secondo le informazioni rivelate da due funzionari regionali all’AP, il regno ha richiesto il dispiegamento di supporti per la difesa aerea a paesi come Francia, Regno Unito, Pakistan ed Egitto, per proteggere le sue basi, le strutture governative e le infrastrutture petrolifere dagli attacchi con droni e missili lanciati dal gruppo yemenita.
Nonostante gli sforzi diplomatici, la risposta dei suoi alleati rimane tiepida in campo militare. Mentre Londra si è limitata a sottolineare che mantiene una “stretta collaborazione per la difesa”, senza confermare l’invio delle truppe, le autorità di Turchia e Pakistan hanno negato di aver ricevuto richieste formali di schieramento, nonostante il patto di difesa comune recentemente firmato con Riyadh.
I paesi europei hanno gli arsenali sguarniti dopo aver dato tutto all’Ucraina. In Egitto e Pakistan, avendo sicuramente osservato cosa si svolge in Medio Oriente, decideranno di conservare i loro non abbondanti missili per la propria difesa aerea, Dopotutto, c’è un Israele in guerra accanto all’Egitto, e i pakistani hanno il loro nemico giurato in India.
Da parte sua, anche la Casa Bianca affronta gli stessi problemi di scarsità di questo tipo di missili nei suoi arsenali. Hanno scelto di mantenere una certa distanza operativa, limitandosi a scambiare informazioni e sostenere “conversazioni dirette” con gli Houthi, come confermato dal vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance.
A tutto questo va aggiunta la difficile situazione per gli approvvigionamenti, infatti i tempi per il ripristino delle scorte pre belliche sono molto lunghi. Produrre un missile non è così semplice come si crede, occorrono molti componenti prodotti da vari industrie, il montaggio è complicato e questo rallenta di fatto la loro produzione. Un problema che non è risolvibile in breve tempo.
La nuova escalation tra Riyadh e il movimento Houthi è iniziata a luglio e ha segnato, in pratica, la fine della fragile tregua che aveva congelato le linee del fronte nello Yemen dal 2022. Gli Houthi hanno aumentato la pressione sull’Arabia Saudita e hanno ampliato le loro azioni contro obiettivi legati al regno, mentre Riyadh ha intensificato le sue operazioni militari nello Yemen.
La scorsa settimana, gli Houthi hanno conquistato la città portuale di Moka, sulla costa occidentale dello Yemen, e continuano ad avanzare verso le città occidentali, conquistando territori che in precedenza erano nelle mani delle forze sostenute dall’Arabia Saudita. La presa della città rafforza il controllo del movimento su un’importante arteria marittima, lo stretto di Bab el Mandeb, che si collega al Canale di Suez attraverso il Mar Rosso ed è una delle rotte più importanti del mondo, chiave per il trasporto di petrolio e merci tra Europa e Asia.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

