CHI CI GUADAGNA DALL’ACCORDO SUL DIESEL TRA USA E RUSSIA¡

 

L’accordo tra Stati Uniti e Russia per l’acquisto di diesel russo ha messo in agitazione Zelensky e le cancellerie dei paesi europei, suoi strenui sostenitori.

L’accordo tra Putin e Trump prevede che gli Stati Uniti acquistino diesel russo per milioni di tonnellate nei prossimi mesi, 300 mila delle quali in tempi brevissimi, Con questa decisione Trump spera che il prezzo del carburante cali negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine del 3 novembre, placando così le ire dei cittadini statunitensi.

Ma Donald Trump non ha solamente  annunciato il cambio di rotta riguardo agli acquisti di carburante, ha pure espresso forti dubbi sulla presidenza di Zelensky in Ucraina, Ha affermato che sarebbe ora che il paese avesse un altro presidente, Affermazione questa che ha fatto andare chiaramente su tutte le furie il presidente ucraino e i suoi amici nell’Unione Europea.

«Zelensky avrebbe potuto porre fine a questa guerra molte, moltissime volte. Ma non lo fa», – ha dichiarato Trump.

Il presidente statunitense ha poi  sottolineato che Zelensky sta creando problemi a livello globale, esortando l’Ucraina a rinnovare i propri vertici dirigenti.

Nel corso di un comizio elettorale dei repubblicani, il presidente degli Stati Uniti ha espresso la propria gratitudine a Mosca per le intese raggiunte in merito all’invio di «milioni e milioni» di barili di gasolio.

«È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento»,  -ha dichiarato Trump, suscitando l’approvazione e gli applausi dei presenti.

Ma Donald Trump, interessato al calo del prezzo del diesel nel suo paese, non sembra aver cambiato idea sul conflitto, infatti, tra le varie dichiarazioni, ha affermato che «Abbiamo detto: fate quello che volete con la Federazione Russa. Basta che non colpiate le raffinerie di petrolio, perché questo genera un problema globale. E lui vuole creare problemi a tutto il mondo. Vuole creare problemi con il gasolio ai nostri agricoltori, ai nostri allevatori, poiché la Russia fornisce una quota significativa del gasolio a livello globale. E noi gli abbiamo detto: fate tutto quello che volete, ma non toccate il gasolio, perché ci sarà un grosso problema, una grande carenza. E cosa fa lui? Va a colpire il gasolio. Può fare tutto ciò che vuole, ma questo non deve farlo».

Zelensky cerca di mettersi ai ripari dopo le dichiarazioni di Trump andando a piangere dai suoi sostenitori europei. Sul suo sito sono apparsi in rapida successione i resoconti di una serie di conversazioni telefoniche avute con il Primo Ministro britannico Burnham, con il Presidente francese Macron, con il Presidente finlandese Stubb e con il Primo Ministro norvegese Støre. In questo scenario critico, Kiev sta presumibilmente cercando di consolidare il proprio fronte di sostegno politico presso gli alleati europei.

Intanto sembra che una petroliera russa che trasporta diesel si trovi in prossimità delle coste statunitensi. Secondo quanto riportato dai media, una petroliera con un carico di quasi 230.000 barili di gasolio è salpata dal porto di San Pietroburgo già lo scorso 22 settembre e si sta attualmente avvicinando alle coste statunitensi.

Tale circostanza fa ipotizzare che l’accordo tra Mosca e Washington sia stato sottoscritto diverse settimane prima rispetto alla sua ufficializzazione pubblica da parte del Presidente degli Stati Uniti. 

In questo quadro, il  Primo Ministro dell’Estonia Kristen Michal ha proposto di aumentare gli aiuti a Kiev, affinché le Forze Armate Ucraine possano sferrare attacchi più devastanti contro le raffinerie di petrolio russe.

«Gli Stati Uniti finora hanno convinto i loro alleati a rinunciare al carburante russo, e anche noi. La linea a lungo termine di privare la Russia delle entrate monetarie era giusta, e deve essere proseguita, ha detto.

Il primo ministro estone ha dichiarato che nella prossima riunione del Consiglio d’Europa chiederà che vengano aumentati rapidamente gli aiuti all’Ucraina “affinché gli ucraini riducano in macerie le raffinerie di petrolio russe».

Al netto di tutto questo quali sono i benefici di questa mossa per gli Stati Uniti e per la Russia?

In sintesi, gli Stati Uniti ottengono una parziale distensione rispetto a alla crisi energetica internazionale autogenerata in seguito all’azione offensiva congiunta condotta con Israele contro l’Iran. 

Cosa riceve la Russia in cambio? Al momento, i riscontri tangibili si articolano su un duplice livello: economico e politico. Il primo fattore consiste nei proventi derivanti dalla commercializzazione di imponenti volumi di gasolio (stimati in circa 4,5 miliardi di dollari), sebbene non si tratti di una cifra determinante. Il secondo risiede nel precedente costituito dalla revoca, seppur temporanea, delle sanzioni, introducendo così elementi di frizione all’interno dello schieramento occidentale, la cui portata strategica non va tuttavia sovrastimata.

I benefici sin qui delineati appaiono tutto sommato circoscritti. A fronte di un simile favore concesso a Trump alla vigilia di una scadenza elettorale cruciale, Mosca avrebbe potuto pretendere contropartite di ben altro spessore geopolitico.

È altamente probabile che tali concessioni sussistano ma che, almeno per il momento, Mosca e Washington preferiscano mantenere il massimo riserbo. Per adesso, la controparte russa può ritenersi soddisfatta dal fatto che il reintegro del gasolio russo sui mercati globali non coincida con una tregua energetica legata al conflitto in Ucraina, uno scenario che avrebbe configurato uno scambio palesemente iniquo per il Cremlino. Sarà possibile formulare un giudizio definitivo sulla convenienza dell’accordo per Mosca solo in un secondo momento; ciononostante, alla luce della cifra politica dell’attuale esecutivo statunitense, occorre mettere in conto il rischio concreto di un voltafaccia da parte di Washington subito dopo la pubblicazione dei risultati congressuali, a prescindere dall’esito delle urne, scrive Aleksei Pilko su Infodefense.

Vedremo se davvero poi il prezzo del diesel calerà negli Stati Uniti, sicuramente ciò non avverrà dalla nostre parti.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Un pensiero su “CHI CI GUADAGNA DALL’ACCORDO SUL DIESEL TRA USA E RUSSIA¡”
  1. Il fatto che sia Zelenski e sia Nethaniau siano ebrei ex sovietici fa pensare ad un antico risentimento nei confronti della Russia – è la carta giocata dagli USA di Biden ma che adesso Trump ha deciso di smantellare.

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