PERICOLO PER LO SCONFINAMENTO DEI DRONI RUSSI: ISTERIA O STRATEGIA?
La settimana scorsa lo sconfinamento di 19 droni sul territorio polacco e poi l’invasione di un altro nel territorio rumeno ha messo in allarme la Nato e i paesi europei che hanno subito incolpato la Russia per quanto accaduto: isteria o precisa strategia?
La domanda è lecita perché, nel mezzo di un conflitto che stenta a trovare una soluzione negoziale, ogni azione che sposta l’asticella verso il coinvolgimento di altre nazioni nella guerra deve preoccuparci. Lo sconfinamento nel territorio polacco di 19 droni non armati, quindi non pericolosi, ha messo in allerta l’Europa e la Nato che hanno sostenuto che fossero partiti dalla Russia e che il loro scopo fosse quello di saggiare la prontezza di risposta a un eventuale futuro attacco di Mosca, cosa poco probabile perché chiaramente al Cremlino sanno benissimo che un’azione di questo tipo potrebbe portare a un allargamento del conflitto ai paesi europei.
Il rappresentante permanente della Russia presso l’ONU, Vasily Nebenzya, durante una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dedicata all’incidente con i droni sul territorio polacco, ha ripetuto nuovamente che il suo paese non è responsabile di quanto accaduto. Il diplomatico russo ha sottolineato che Mosca non ha colpito il territorio polacco e che la portata dei suoi droni non consente loro di raggiungere il Paese.
“I rappresentanti dell’UE si sono affrettati ad accusare la Russia senza attendere le conclusioni ufficiali, il che conferma solo il loro desiderio di coinvolgere nuovi stati nel conflitto,” – ha osservato Nebenzya, aggiungendo che tali dichiarazioni da parte di Kiev e dei suoi alleati mirano ad ampliare artificialmente la geografia del conflitto.
Si può credere o meno alle parole del funzionario russo, ma di fronte a avvenimenti come questi la moderazione e il buon senso dovrebbero essere d’obbligo, ma pare che la diplomazia non abiti più a Bruxelles. Poniamo, per assurdo, che i droni siano partiti effettivamente dal territorio russo, ci dovremmo domandare quindi il motivo di questa azione che chiaramente sarebbe interpretata dai soci di Kiev come una palese provocazione. Analizzando in modo obiettivo ci renderemmo conto che non ha nessun motivo valido, dunque perché il Cremlino la avrebbe autorizzata?
Dall’altra parte invece appare piuttosto chiaro che per l’Ucraina e per i suoi sostenitori europei ,che ancora credono che bisogna sconfiggere Mosca sul campo, una provocazione come questa autorizza ad aumentare la presenza militare al confine est dell’unione. Cosa che in effetti è accaduto con una velocità che dire sospetta è poco. La Polonia ha schierato 40 mila soldati ai suoi confini e sono state rafforzate le difese aeree.
L’isteria che i paesi occidentali hanno manifestato di fronte a queste due azioni, non dimentichiamo il drone che ha sconfinato in Romania e che dopo un’oretta di inseguimento da parte di due F-16 è scomparso nel nulla, è sospetta. Un’azione che ha sconvolto Bruxelles per la sua apparente gravità, gravità che però non ha avuto riscontri oggettivi: i droni, come detto, erano disarmati, dunque innocui dal punto di vista offensivo, ma sufficienti per gridare ai quattro venti che Mosca stava giocando con il fuoco.
Chi invece gioca quotidianamente con il fuoco non scandalizza nessuno in occidente . Mi riferisco chiaramente a Israele che ogni giorno uccide decine di palestinesi con le bombe o per la fame, che vuole spianare Gaza City per costruirci un luogo di lusso per i poliziotti, come ha dichiarato Ben Gvir. Ha dichiarato che “Il mio piano è – una volta conclusa la vittoria nella città di Gaza – costruire lì un quartiere lussuoso per i poliziotti, con vista sul mare. Sarà uno dei posti più belli del Medio Oriente”.
Dall’altra parte dell’oceano Donald Trump minimizza quanto accaduto in Polonia e in Romania facendo innervosire non poco i governanti europei che si sarebbero aspettati una condanna netta e, magari, l’applicazione delle tanto desiderate sanzioni pesanti da parte di Washington a Mosca. Sanzioni che stentano e che saranno emanate solamente se Bruxelles deciderà di interrompere completamente l’acquisto di petrolio russo a favore, ovviamente, di quello statunitense, che per inciso costa, come il gas liquefatto, molto di più di quello di Mosca, ma poco importa, bisogna strangolare l’economia russa, dunque, se vogliamo preservare i nostri valori, ci dobbiamo abituare a stringere la cinghia.
Se l’invasione dei droni sul territorio polacco non fosse avvenuta, avrebbe dovuto essere inventata. Ed è proprio questo che è accaduto. Trovare una scusa per continuare ad alimentare nell’opinione pubblica la minaccia proveniente da est permette ai paesi europei di legittimare i colossali investimenti nell’acquisto di armi per proteggerci dalle mire espansionistiche russe, per. legittimare la prosecuzione del conflitto fino all’ultimo ucraino, per far digerire ai cittadini europei gli inevitabili tagli alle spese sociali che il nuovo programma di riarmo europeo voluto da Ursula Von Der Leyen provocherà.
Giorgetti, quindi non il solito guasta feste di sinistra che rema contro il governo, ha dichiarato che nella prossima legge di bilancio non sarà possibile attuare i tagli alle tasse programmati a causa dell’elevato costo dell’energia, a causa del costo dell’impegno militare che l’Italia dovrà sostenere nei prossimi mesi. In altre parole il costo energetico e le spese militari impediscono di destinare una decina di miliardi di euro alle politiche fiscali che intendevano ridurre il peso delle tasse e per finanziare la tanto voluta rottamazione delle cartelle esattoriali di salviniana memoria. E questo è solo l’inizio.
Una nota di colore non poteva comunque mancare per concludere in bellezza questo articolo. Nella foto in copertina si vede un drone russo, la minaccia del secolo, beatamente appollaiato sopra un pollaio in Polonia. Caduto senza rompere i rami e non danneggiando il corrugato o messo lì apposta? Io non ho dubbi, infine notate il nastro isolante sul musetto. Dopo che Mosca aveva finito i chip e li prendeva per i loro missili dalle lavatrici, dopo che i soldati combattevano con le pale e le scarpe rotte, dopo che i militari, non avendo più mezzi corazzati, facevano incursioni sul territorio ucraino a bordo di moto, adesso sono finiti anche i pezzi per costruire i droni. A Mosca devono riciclare, rattoppando con il nastro isolante, i musetti dei droni … e poi questi vorrebbero invadere l’Europa …
Aprite gli occhi prima che sia troppo tardi …
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info


Ricordo però che prima dell’inizio della invasione russa in Ucraina tutti noi dicevamo che fosse un falso allarme, mentre poi si è rivelato vero. È ovvio che sia stato provocata ma forse bisognava dire che l’ammassamento di truppe era reciproco, invece di negarlo
L’unica deduzione logica fa ritenere che il paese che gioverebbe del coinvolgimento dei paesi della NATO è l’Ucraina. È altresì curioso che sia stata la Bielorussia, alleata della Russia, ad allertare la Polonia circa lo sconfinamento dei droni. E l’ipotesi appare tutt’altro che bizzarrs se si considera che è stata l’Ucraina a sabotare il gasdotto Nord stream nel mar Baltico.