L’impresa petrolifera venezuelana PDVSA

ARRIVA IN VENEZUELA UNA PETROLIERA DELL’ENI PER CARICARE IL GREGGIO DEL PAESE SUD AMERICANO  

 

Arriva in Venezuela una petroliera greca noleggiata dall’ENI per caricare il petrolio venezuelano necessario per sostituire quello russo.

L’arrivo nelle acque venezuelane della nave greca Aframax Minerva Zoe,  battente bandiera greca e noleggiata dalla compagnia petrolifera italiana Eni non rappresenta la prova effettiva che conferma la volontà dell’amministrazione statunitense che sia intenzionata ad allentare le sanzioni contro il Venezuela. 

Venerdì scorso l’imbarcazione greca è arrivata nel terminal del complesso petrolchimico e industriale venezuelano General José Antonio Anzoátegui. La nave dovrebbe caricare 650.000 barili di greggio nei prossimi giorni. Questo complesso petrolifero è diventato  famoso di recente, a causa del libro pubblicato settimane fa dal Segretario alla Difesa dell’ex presidente Donald Trump, Mark Esper, che ha rivelato che alcuni funzionari dell’ambiente presidenziale avevano proposto di bombardarlo per infliggere danni al governo venezuelano. Da quel porto, ora, il petrolio greggio parte per l’Europa.

Il 4 giugno il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro nel corso di un’intervista alla Radio aveva annunciato che gli Stati Uniti avevano concesso delle licenze speciali ad alcune imprese petrolifere europee e statunitensi per commerciare il petrolio venezuelano. Le imprese sono la statunitense Chevron , la spagnola Repsol e L’italiana ENI. Il motivo di questo limitato allentamento delle sanzioni statunitensi verso il Venezuela, che gli permetterà di vendere il proprio petrolio negli Stati Uniti ed in Europa, va ricercato nella necessità di sostituire il greggio di provenienza russo.

Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e dalla sodale Unione Europea alla Russia prevedono come noto l’embargo sulle forniture di petrolio. Ciò ha provocato un forte aumento del suo prezzo e per questo gli Stati Uniti hanno concesso le licenze speciali a Chevron, Repsol ed ENI nella speranza che possa calare. Secondo molti analisti però il prezzo non scenderà di molto date le esigue quantità di petrolio che arriveranno in Europa dal Venezuela, inoltre non sarà sufficiente per sostituire il greggio russo in tempi brevi.

Ovviamente dietro questa scelta non c’è alcuna volontà politica da parte dell’amministrazione statunitense di alleggerire le sanzioni verso il governo di Nicolas Maduro. C’è invece la necessità di sostituire il petrolio russo sia negli Stati Uniti che in Europa. Permettere all’impresa italiana e spagnola di comprare il greggio proveniente dal Venezuela ha invece un grande effetto politico prima che un effetto pratico. Infatti questa scelta può essere letta come la volontà da parte degli Stati Uniti di non lasciare solo il vecchio continente di fronte alle sanzioni imposte alla Russia.

Se da un lato gli Stati Uniti hanno concesso ad ENI ed a Repsol di acquistare il petrolio venezuelano dall’altro non hanno ancora autorizzato la statunitense Chevron ad iniziare i commerci con il paese sud americano anche se sicuramente non passerà molto tempo. Gli Stati Uniti hanno bisogno del petrolio venezuelano per sostituire quello russo. 

Infine occorre ricordare che il Presidente statunitense Joe Biden ha recentemente dichiarato che l’autoproclamato Presidente ad interim Juan Guaidò è ancora il legittimo presidente del Venezuela. Non sappiamo se davvero lo pensa o se lo abbia dichiarato solamente per non scontentare la comunità venezuelana di Miami. 

Fino a pochi mesi fa per l’amministrazione statunitense il Venezuela era il male assoluto ed occorreva combattere il suo governo con ogni mezzo. Oggi sembra che i cattivissimi dirigenti venezuelani non sono poi così cattivi se paragonati a Vladimir Putin. I tempi cambiano e se le esigenze mutano anche i cattivi possono diventare meno cattivi.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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