STATI UNITI: IL DOCUMENTO PER LA STRATEGIA DI SICUREZZA NAZIONALE
La Casa bianca ha diffuso il documento per la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, un libro dei sogni che ignora i nuovi assetti geopolitici mondiali.
Un documento che assomiglia più a un libro dei sogni che a una reale analisi dei mutamenti politici in atto nel nostro mondo. Una serie di enunciazioni che vorrebbero gli Stati Uniti come la potenza egemone e gli altri paesi come semplici attori secondari sempre disposti ad inginocchiarsi alle loro volontà.
“Lo scopo della politica estera è la protezione degli interessi nazionali fondamentali; questo è l’unico obiettivo di questa strategia”, recita il documento nelle sue parti iniziali.
“gli affari degli altri paesi sono la nostra preoccupazione solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi”, sottolinea il testo.
Il documento che analizza le priorità dell’amministrazione statunitense inizia enunciando che vogliamo la garanzia e la protezione della sopravvivenza del nostro paese, il controllo sui nostri confini, il controllo sull’emigrazione, un’economia e una base industriale forte. Vogliamo avere un esercito che ci permetta di difendere il nostro paese e che ci permetta di vincere rapidamente ogni guerra con il minimo di perdite umane.
Non potevano non mancare le lodi alle attività in politica estera di Donald Trump che in otto mesi ha” negoziato la pace tra Cambogia e Thailandia, Kosovo e Serbia, la RDC e Ruanda, Pakistan e India, Israele e Iran, Egitto ed Etiopia, Armenia e Azerbaigian, e ha posto fine alla guerra a Gaza con tutti gli ostaggi viventi restituiti alle loro famiglie”.
Uno dei cardini della politica estera della Casa Bianca, tra l’altro più volte ribadita da Trump, è ottenere “la pace attraverso la forza, pertanto, gli Stati Uniti devono mantenere l’economia più forte, sviluppare le tecnologie più avanzate, rafforzare la salute culturale della nostra società e schierare l’esercito più capace del mondo”.
Leggendo il documento si scopre che il testo fa riferimento alla Dichiarazione di Indipendenza nella quale si sancisce il non interventismo nelle politiche di altri paesi, ma siccome un paese come gli Stati Uniti i cui “ interessi sono numerosi e diversi, non è possibile un’adesione rigida al non interventismo”. Tanto per chiarire che non è esclusa nessuna opzione, compresa quella militare, nel caso qualche paese minacci i loro interessi che sono, ovviamente, prioritari.
“Gli Stati Uniti non possono permettere a nessuna nazione di diventare così dominante che potrebbe minacciare i nostri interessi. Lavoreremo con alleati e partner per mantenere gli equilibri di potere globali e regionali per prevenire l’emergere di avversari dominanti”. Qui il riferimento alla Cina e a chiunque voglia mettere in discussione la loro egemonia mondiale è chiaro. Aspetto questo che però non prende in esame gli evidenti cambiamenti negli assetti geopolitici internazionali. Per la loro dottrina non è previsto il multipolarismo, ma una nazione, gli Stati Uniti, che dominano e comandano gli altri popoli.
Tutto il documento mette al primo posto il ruolo dell’economia, anche nella risoluzione degli eventuali conflitti che inevitabilmente potrebbero scoppiare. A tale proposito interessante il passo dove viene scritto che “Non possiamo più permetterci squilibri commerciali le pratiche economiche predatorie e altre imposizioni sulla storica buona volontà della nostra nazione che svantaggiano i nostri interessi”, per questo gli Stati Uniti esortano i nostri alleati a spendere maggiormente per la loro difesa.
Altri aspetti cruciali sono l’emigrazione e la sicurezza dei propri confini. Aspetti, questi due, per Trump, causa di tutti i problemi che il paese sopporta attualmente.
“L’era della migrazione di massa deve finire. La sicurezza delle frontiere è l’elemento principale della sicurezza nazionale. Dobbiamo proteggere il nostro paese dalle invasioni, non solo dalla migrazione incontrollata, ma dalle minacce transfrontaliere come il terrorismo, la droga, lo spionaggio e la tratta di esseri umani. Un confine controllato dalla volontà del popolo americano come implementato dal loro governo è fondamentale per la sopravvivenza degli Stati Uniti come repubblica sovrana”.
La sicurezza che gli Stati Uniti hanno fornito per anni ai loro alleati non può continuare, quindi dovrà essere delegata a loro stessi che dovranno provvedere anche agli aspetti finanziari.
I giorni in cui gli Stati Uniti sostenevano l’intero ordine mondiale come Atlas sono finiti. Contiamo tra i nostri numerosi alleati e partner dozzine di nazioni ricche e sofisticate che devono assumersi la responsabilità primaria delle loro regioni e contribuire molto di più alla nostra difesa collettiva.” Per questo i paesi alleati dovranno spendere il 5 per cento del loro PIL in difesa.
niente poi di nuovo sul piano ambientale, infatti il documento recita chiaramente che “sul piano ambientale rifiutiamo le disastrose ideologie del “cambiamento climatico” e “Net Zero” che hanno così tanto danneggiato l’Europa, minacciano gli Stati Uniti e sovvenzionano i nostri avversari”.
“Dopo anni di abbandono, gli Stati Uniti riaffermeranno e faranno rispettare la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale e per proteggere la nostra patria e il nostro accesso alle aree geografiche chiave in tutta la regione. Negheremo ai concorrenti non emisferici la capacità di posizionare forze o altre capacità minacciose, o di possedere o controllare risorse strategicamente vitali, nel nostro emisfero. Per questo cercheremo alleati per combattere l’immigrazione e il traffico di droga”. Chiaramente il traffico di droga è solamente una scusa, il vero obiettivo per Trump è riprendere il controllo del continente americano e di tutte le risorse economiche che possiede. Il ritorno alla Dottrina Monroe che contemplava che il continente americano era il giardino degli Stati Uniti, Altro monito alla Cina che sta investendo notevoli capitali in centro e sud America.
“Gli Stati Uniti daranno la priorità alla diplomazia commerciale usando tariffe e accordi commerciali reciproci, rafforzeremo le catene di approvvigionamento dei materiali critici, i nostri partner ci devono vedere come il loro partner di prima scelta e (attraverso vari mezzi) scoraggeremo la loro collaborazione con gli altri”, ovvero la Cina.
Viene ribadito che per ottenere tutto questo “gli Stati Uniti devono essere preminenti nell’emisfero occidentale come condizione della nostra sicurezza e prosperità, una condizione che ci consente di affermarci con fiducia dove e quando ne abbiamo bisogno nella regione.
La Cina rappresenta il centro di questo documento, non viene definito direttamente come un nemico strategico, ma le enunciazioni lo dipingono come il nemico numero uno per gli Stati Uniti.
“Il presidente Trump ha invertito da solo più di tre decenni di errate ipotesi americane sulla Cina: vale a dire, che aprendo i nostri mercati alla Cina, incoraggiando le imprese americane a investire in Cina e esternalizzando la nostra produzione in Cina, avremmo facilitato l’ingresso della Cina nel cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole”. Questo non è successo. La Cina è diventata ricca e potente e ha usato la sua ricchezza e il suo potere a suo notevole vantaggio”.
“La Cina si è adattata al cambiamento della politica tariffaria degli Stati Uniti iniziata nel 2017 in parte rafforzando la sua presa sulle catene di approvvigionamento, specialmente nei paesi a basso e medio reddito del mondo. Gli Stati Uniti importano merci cinesi indirettamente da intermediari e fabbriche di costruzione cinese in una dozzina di paesi, tra cui il Messico”. Per questo gli Stati Uniti dovranno riequilibrare la bilancia commerciale anche con l’uso della deterrenza militare nell’indopacifico.
Sempre sul lato economico tutte le azioni “devono essere dirette a garantire il futuro del dollaro come valuta di riserva del mondo”.
Una particolare attenzione viene data alla questione di Taiwan, nel documento viene ribadito che “gli Stati Uniti non sostengono alcun cambiamento unilaterale allo status quo nello Stretto di Taiwan”. Per mantenere questa situazione occorre costruire “un esercito in grado di negare l’aggressione ovunque nella First Island Chain. Ma l’esercito americano non può, e non dovrebbe, farlo da solo. I nostri alleati devono farsi avanti e spendere, e soprattutto, fare molto di più per la difesa collettiva”. Viene ricordato che nessuno deve controllare il passaggio delle merci attraverso il Mar Cinese Meridionale, con evidente riferimento alla Cina.
Impietoso il giudizio sull’Europa. Il “declino economico è eclissato dalla reale e più cruda prospettiva di cancellazione della civiltà. Le questioni più grandi che l’Europa deve affrontare includono le attività dell’Unione europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica, i tassi di natalità e la perdita di identità nazionali e fiducia in se stessi”, poi viene aggiunto che “se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno” perché l’invasione migratoria modificherà irrimediabilmente il nostro continente. Per arginare questa tendenza Trump confida nei partiti e nei movimenti sovranisti di destra presenti in Europa.
Riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina viene ribadito che “È un interesse fondamentale degli Stati Uniti negoziare una rapida cessazione delle ostilità in Ucraina, al fine di stabilizzare le economie europee, prevenire un’escalation o un’espansione involontaria della guerra e ristabilire la stabilità strategica con la Russia, nonché consentire la ricostruzione post-ostilità dell’Ucraina per consentire la sua sopravvivenza come stato vitale”.
Incredibile poi la constatazione che “La guerra in Ucraina ha avuto l’effetto perverso di aumentare le dipendenze esterne dell’Europa, in particolare della Germania. Oggi, le aziende chimiche tedesche stanno costruendo alcuni dei più grandi impianti di lavorazione del mondo in Cina, utilizzando gas russo che non possono ottenere a casa”.
“Avremo bisogno di un’Europa forte che ci aiuti a competere con successo e che lavori di concerto con noi per impedire a qualsiasi avversario di dominare l’Europa”, insomma il nostro continente deve continuare ad essere una colonia per gli Stati Uniti che per lisciarci il pelo affermano che “L’America è, comprensibilmente, sentimentalmente legata al continente europeo”.
Insomma getta tutte le responsabilità del conflitto in Ucraina e della conseguente deindustrializzazione del continente agli Europei lasciando fuori gli Stati Uniti.
L’Europa dovrà diventare sovrana, pensare alla sua difesa senza dipendere ovviamente dagli Stati Uniti. Dovrà “aprire i mercati a beni e servizi statunitensi e garantire un trattamento equo dei lavoratori e delle imprese statunitensi”.
“Per almeno mezzo secolo, la politica estera americana ha dato la priorità al Medio Oriente rispetto a tutte le altre regioni. Le ragioni sono ovvie: il Medio Oriente è stato per decenni il più importante fornitore di energia al mondo, è stato un palcoscenico principale della competizione di superpotenze ed era pieno di conflitti che minacciavano di riversarsi nel mondo più ampio e persino sulle nostre coste”.”
Ma oggi la situazione è cambiata: gli Stati Uniti sono diventati un esportatore di energia,“l’Iran, la principale forza destabilizzante della regione, è stata notevolmente indebolita dalle azioni israeliane del 7 ottobre 2023 e dall’operazione Midnight Hammer del presidente Trump del giugno 2025”. La regione diventerà un’importante area di investimento in vari settori.
Ma in ogni caso “l’America avrà sempre interessi fondamentali nel garantire che le forniture energetiche del Golfo non cadano nelle mani di un nemico assoluto, che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto, che il Mar Rosso rimanga navigabile, che la regione non sia un incubatore o un esportatore di terrore contro gli interessi americani o la patria americana e che Israele rimanga sicuro”. Lasciano quindi il compito di vigilare sul Medio Oriente a Israele.
In Africa “Gli Stati Uniti dovrebbero passare da un rapporto incentrato sugli aiuti con l’Africa a un rapporto incentrato sul commercio e sugli investimenti, favorendo partenariati con stati capaci e affidabili impegnati ad aprire i loro mercati a beni e servizi statunitensi. Un’area immediata per gli investimenti statunitensi in Africa, con prospettive di un buon ritorno sull’investimento, include il settore energetico e lo sviluppo di minerali critici. Lo sviluppo di energia nucleare sostenuta dagli Stati Uniti, gas di petrolio liquido e tecnologie di gas naturale liquefatto può generare profitti per le imprese statunitensi e aiutarci nella competizione per minerali critici e altre risorse”. Insomma un continente da sfruttare per le sue immense risorse economiche che gli Stati Uniti non intendono dividere con nessuno, Cina in primis.
In sintesi questo è un documento che mette al centro del mondo gli Stati Uniti che grazie alla loro economia florida, al suo esercito moderno e insuperabilmente forte garantirà la loro supremazia. Se necessario saranno pure pronti a usare la forza per raggiungere la pace. Riguardo al vecchio continente, dopo averlo trascinato in un conflitto progettato a Washington, viene considerato come una colonia che deve acquistare armi per provvedere alla sua difesa oltre, ovviamente, ad aprire alle industri e alle merci provenienti da oltre oceano.
Nessun paese, Cina in testa, dovrà minacciare l’egemonia statunitense e, se ciò accadesse, tutti i sudditi, Europa compresa, dovranno adoperarsi per farla tornare nei ranghi. Gli Stati Uniti di Trump sono i padroni e tutti gli altri dovranno adeguarsi.
Interessante notare che in tutto il documento non viene mai menzionata l’Unione Europea, si limitano a usare uno scarno Europa per identificare i nostri territori a dimostrazione come l’unione, per Trump, sia sostanzialmente irrilevante a suo modo di pensare.
Infine concludo con una riflessione su come in questo documento l’Europa sia considerata quasi zero, fatto questo che ha fatto scandalizzare molti dei nostri politici e giornalisti. Ma come potete pensare di contare qualcosa agli occhi dell’amministrazione statunitense quando da sempre avete acconsentito, abbassando la testa e inginocchiandovi davanti al padrone, ad assecondare tutti gli interessi degli Stati Uniti? Avete sempre accettato tutto quello che arrivava dalla Casa Bianca e ora vi scandalizzate se ci considerano dei semplici sudditi.
Per gli Stati Uniti l’Unione Europea è sempre stata un nemico strategico, hanno cercato di affossare ogni possibilità di sovranità grazie alle politiche accondiscendenti nei loro confronti che la nostra classe politica ha accettato di seguire. Distruggere l’Unione Europea e ridurla a un numero insignificante di stati è la loro strategia perché uniti rappresentiamo un pericolo esistenziale per Washington. Ora a Bruxelles si indignano … qualche domanda fatevela.
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

