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L’UNIONE EUROPEA NELLA STRATEGIA STATUNITENSE 

 

Il documento Strategico per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti rilasciato dalla Casa Bianca alcuni giorni fa dipinge il vecchio continente come un’organismo burocratico, poco industrializzato e in declino.

I giudizi sull’Europa sono impietosi, anche se  in un certo modo prevedibili. Non è da ora che gli Stati Uniti considerano l’Europa non come un alleato alla pari, ma come un competitore che deve essere reso inoffensivo e subordinato alle loro politiche.

Il documento della Casa Bianca, riguardo all’Europa, inizia rilevando che “I funzionari americani si sono abituati a pensare ai problemi europei in termini di insufficiente spese militari e stagnazione economica.”, ma “ i veri problemi dell’Europa sono ancora più profondi”.

I problemi a cui si allude sono:la perdita del PIL globale dal 25 per cento nel 1990 al 14 per cento di oggi, la prospettiva della cancellazione della civiltà europea, le attività dell’Unione europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie,  la censura della libertà di parola e la soppressione dell’opposizione politica, i tassi di natalità e la perdita di identità nazionali e fiducia in se stessi.

“Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno”, rivela il documento. Ma questo non è quello che gli Stati Uniti desiderano, infatti oltre oceano sperano che “l’Europa rimanga europea, che riacquisti la sua fiducia in se stessa nella civiltà e abbandoni la sua mancata attenzione al soffocamento normativo”.

Il mezzo a questa crisi di identità e di valori gli Stati Uniti affermano che il loro obiettivo è “quello di aiutare l’Europa a correggere la sua traiettoria attuale” e per questo “avranno “bisogno di un’Europa forte che li aiuti a competere con successo e che lavori di concerto con loro per impedire a qualsiasi avversario di dominare l’Europa”.

Per portare avanti il nuovo corso europeo “’l’America incoraggia i suoi alleati politici in Europa a promuovere questo risveglio dello spirito, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei dà davvero motivo di grande ottimismo”.

Quanto scritto nel documento è un’idea che viene da lontano. Il contenuto infatti ricalca quello che nel 2022 veniva scritto nel “Project 2025” dall’Heritage Foundation, un importante think tank conservatore statunitense. Nel “Project 2025” l’Heritage Foundation tracciava le linee guida della politica per una potenziale futura amministrazione presidenziale repubblicana

Nel documento gli autori descrivono L’Unione Europea in termini fortemente critici e competitivi, delineandola come:

– Un’entità burocratica e tecnocratica: L’UE è spesso ritratta come un progetto elitario e distante dai cittadini, con una governance centralizzata che erode la sovranità nazionale e l’autodeterminazione degli stati membri.

– Un contraltare ideologico negativo: L’UE è vista come un baluardo del “globalismo” e del progressismo sociale (ad esempio su temi come il cambiamento climatico, i diritti LGBT, la regolamentazione tecnologica), in opposizione ai valori conservatori nazionali e alla politica estera incentrata sull’interesse nazionale che il progetto promuove per gli USA.

– Un concorrente sistemico, in ambito economico, tecnologico e di governance globale, le cui politiche sono spesso viste come ostili alla competitività e alla libertà d’azione degli USA.  

– Un alleato strategico ma problematico: Pur riconoscendone l’importanza economica e strategica, il documento e gli autori associati criticano l’UE per una presunta dipendenza dagli Stati Uniti in materia di difesa (NATO) e per politiche commerciali e normative considerate sfavorevoli agli interessi statunitensi. Si incoraggia un approccio più transazionale e meno ideologico alle relazioni.

– Un esempio di “stato amministrativo” iper-regolatorio: L’esteso quadro normativo dell’UE (su privacy digitale, concorrenza, ambiente, ecc.) è visto come un ostacolo all’innovazione e alla libertà economica, un modello da non emulare.

-Un progetto in contrapposizione agli stati-nazione sovrani: Il “Project 2025” valorizza fortemente il concetto di stato-nazione sovrano. Di conseguenza, l’integrazione europea è vista con scetticismo, e si esprime con il sostegno alle forze politiche euroscettiche e per le prerogative nazionali all’interno dell’UE.  

Il linguaggio usato è quello della rivalità strategica, non dell’ostilità bellica o del nemico da combattere militarmente. Si sottolinea la necessità di contrastare l’influenza normativa dell’UE, di rinegoziare i termini dell’alleanza e di difendere la sovranità statunitense dalle sue “ingerenze” burocratiche.  

Quindi, pur non essendo definito tecnicamente un “nemico strategico”, l’Unione Europea viene ritratta come un antagonista su diversi piani cruciali, tale da richiedere una risposta aggressiva di politica estera ed economica da parte degli Stati Uniti.

Come si vede il documento per la Strategia di Sicurezza Nazionale assomiglia molto al Project 2025 dal quale ne prende gli aspetti fondamentali. Traendo le conclusioni si può affermare tranquillamente che il nuovo documento non è altro che ciò che veniva previsto dall’amministrazione repubblicana in caso di vittoria elettorale.

Interessanti invece sono le reazioni che la pubblicazione ha scatenato nella classe politica europea e nazionale. Tutti si sono stupiti e scandalizzati per il fatto che da Washington sia arrivata la richiesta di provvedere da soli alla propria difesa, che si siano sbilanciati ad affermare che il nostro continente tra qualche anno non sarà più riconoscibile.

Ma nessuno ha posto l’attenzione sulle vere intenzioni che la  Casa Bianca ci ha riservato. Nessuno parla del fatto che per gli Stati Uniti l’Unione Europea è un antagonista, un’istituzione che mette in pericolo i loro . interessi geopolitici e che deve essere combattuta per impedirgli di diventare un attore determinante nelle politiche estere. E’ vero che non abbiamo una politica estera e che dipendiamo dalle scelte degli Stati Uniti, ma questo è frutto della devozione incondizionata che da sempre abbiamo deciso di avere nei confronti del paese a stelle e strisce. Per anni ci hanno riempito le orecchie con la litania che gli interessi europei coincidevano con quelli statunitensi, , che dovevamo assecondare i loro desideri perché in fondo erano i nostri. Ora si accorgono che da Washington ci vogliono scaricare, cosa che in realtà hanno sempre fatto, ma per miopia o opportunismo politico da Bruxelles non hanno mai voluto vedere, e si scandalizzano.

L’Unione Europea ha fatto tutto da sola dal momento che ha accettato di essere la colonia che oggi siamo. Se il padrone decide che non devi crescere e tu non hai mai fatto nulla per tagliare il cordone ombelicale statunitense, non puoi poi lamentarti. Non capiscono che l’unione è un competitore per gli Stati Uniti e non un partner e per questo non può e non deve alzare la testa. Deve solamente restare un bacino per le merci e i servizi provenienti dagli Stati Uniti, eseguire i loro ordini e niente più.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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