La base statunitense in Bahrein attaccataLa base statunitense in Bahrein attaccata

PAESI DEL GOLFO CHIEDONO FINE DELLA GUERRA 

 

Tre giorni di guerra contro l’Iran e alcuni paesi del Golfo Persico, storici alleati degli Stati Uniti, già stanno storcendo il naso per le ingenti perdite economiche che subiscono.

I morti civili tra la popolazione iraniana non sono un problema, se volevano vivere avrebbero già fatto un’altra rivoluzione per cambiare il regime di Teheran, penseranno gli emiri dei paesi del Golfo Persico, storici amici degli Stati Uniti, ma gli interessi economici che la guerra sta mettendo a rischio nei loro emirati contano e molto anche perché questa volta, a differenza delle altre guerre in quella regione, sono proprio loro a subire gravi danni.

In questo quadro dove se tocchi i soldi tutti saltano sulle loro sedie dorate due paesi, Qatar e Emirati Arabi Uniti, starebbero facendo pressioni sull’amministrazione del pacifista della domenica per interrompere i combattimenti e raggiungere un accordo diplomatico. Premesso che l’accordo non sta nei piani di Trump e del suo socio Netanyahu, altrimenti lo avrebbero perseguito durante i negoziati con le autorità politiche iraniane, forse gli aspetti economici, per il  presidente statunitense, potrebbero metterlo in una situazione non troppo idilliaca. 

I due paesi arabi stanno perdendo enormi quantità di denaro da questa guerra, si pensi solo all’aeroporto di Dubai, in Qatar, che perderebbe un milione di dollari ogni ora che resta chiuso. Inoltre il Qatar ha sospeso la produzione di gas nel principale sito di estrazione. Nel Golfo Persico due piattaforme petrolifere emiratine sono state danneggiate.

La strategia iraniana questa volta non mira solo ad attaccare le forze militari statunitensi nel golfo, ma anche tutte le basi militari che gli Stati Uniti hanno dislocato nei paesi loro amici, Teheran lo aveva detto chiaramente prima dell’attacco che le basi militari statunitensi sarebbero state un loro obiettivo e a vedere come stanno andando le cose sembra proprio che i danni siano piuttosto seri, basta vedere cosa è successo al radar statunitense in Qatar.

Le tensioni e gli attacchi iraniani alle strutture petrolifere hanno fatto schizzare il prezzo del gas oggi sulla piazza di Amsterdam a 44 euro , con un aumento del 39 per cento, mentre il petrolio a New York viene trattato a 72 dollari al barile. Questi aumenti causati dal conflitto e dalla chiusura dello stretto di Ormuz fanno tornare alla mente le parole dei nostri politici che, dopo aver rinunciato al petrolio e al gas russo perché glielo hanno detto da Washington, si riempivano la bocca affermando che così il nostro continente avrebbe avuto finalmente l’indipendenza energetica, non avrebbe dovuto più dipendere dai cattivi russi.

Oggi scopriamo, ma non ci voleva molto per capirlo, che le tensioni nel Golfo Persico mettono a rischio l’Europa sotto il profilo energetico. Ovviamente da questa situazione c’è pure chi chi guadagna, ovviamente non siamo noi, ma i nostri amici di oltre oceano. Se la guerra dovesse durare ancora per quattro o cinque settimane, come ipotizzato da Donald Trump, ci troveremmo in grande difficoltà. Arriveranno dunque navi dagli Stati Uniti cariche di gas liquefatto e magari pure di petrolio.

Insomma a fermare la guerra potrebbero essere gli interessi economici e non i morti sul terreno. In fondo chi comanda il mondo è l’economia e non la libertà e la democrazia che l’Iran, ammesso avvenga poi un cambio di regime, otterrebbe.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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