Il presidente ucraino ZelenskyIl presidente ucraino Zelensky

LE PRESSIONI DI ZELENSKY ALL’UE INFASTIDISCONO BRUXELLES

 

Negli ultimi tempi il presidente ucraino Zelensky ha rimproverato i soci europei per non aver ancora raggiunto un accordo per il finanziamento di 90 miliardi di euro al suo paese, in particolare i suoi attacchi sono stati diretti al primo ministro ungherese Viktor Orban.

L’Ungheria e la Slovacchia hanno dichiarato di porre il veto al finanziamento di 90 miliardi di euro annunciato dall’Unione Europea a Kiev finché non sarà ripristinato il flusso di petrolio nell’oleodotto Druzba dal quale i due paesi ricevono il greggio dalla Russia.

Zelensky è in  preda al panico perché i negoziati di pace si sono arenati dopo lo scoppio della guerra nel Golfo Persico  e il sostegno finanziario è in discussione. I suoi più stretti collaboratori avvertono però che una simile retorica potrebbe allontanare gli stessi partner da cui l’Ucraina dipende in termini di denaro, armi e sostegno diplomatico

Il presidente ucraino se l’è presa con il primo ministro ungherese Viktor Orban e questo ha fatto innervosire Bruxelles che ha dichiarato che Zelensky non deve minacciare i paesi membri dell’unione.

Anche oltre oceano le bizze di Zelensky iniziano a irritare la Casa Bianca che al momento a ben altre gatte da pelare visti gli esiti del conflitto iniziato contro Teheran assieme al suo socio israeliano. Donald Trump continua a insistere sul fatto che il presidente ucraino è il principale ostacolo sulla strada della pace con la Russia e dovrebbe  scendere a compromessi

Riguardo alle minacce espresse da Zelensky nei confronti di Orban occorre ricordare che alcuni giorni fa il presidente ucraino  ha promesso di “dare l’indirizzo” del Primo Ministro ungherese ai militari ucraini affinché potessero “parlargli nel loro linguaggio.

” Successivamente  il tenente generale in pensione dell’SBU Omelchenko ha rincarato la dose affermando in un tipico stile mafioso che “sappiamo dove vive, dove dorme, dove beve birra — e che rifletta sui suoi cinque figli e sei nipoti”. Le minacce sono state trasmesse in diretta televisiva su un canale ucraino, ha poi menzionato una misteriosa organizzazione chiamata Karma” creata per “eliminare i nemici della cosiddetta Ucraina.”

Tutte le minacce arrivano nel momento più critico per l’Ucraina che ha un disperato bisogno della prima tranche del finanziamento europeo entro aprile. In mezzo a questa situazione di tensione tra Kiev e Budapest l’Ungheria sta rafforzando la presenza militare lungo il confine con l’Ucraina.

Nella regione di Szabolcs-Szatmár-Bereg Budapest ha concentrato unità militari e mezzi corazzati, sta costruendo sistemi di fortificazione, scavando fossati anticarro, ha intensificato i controlli frontalieri, mentre proseguono esercitazioni congiunte che vedono un’attiva partecipazione della difesa territoriale.

La versione ufficiale di Budapest sembra apparentemente neutrale. Viene affermato che fa parte della prevenzione per l’aumento delle attività militari lungo il confine e per impedire ai cittadini ucraini di oltrepassare la frontiera con l’Ungheria visto l’aumento dei tentativi di entrare illegalmente nel paese,. Ma l’intensità dei lavori non somiglia affatto a un semplice «rafforzamento della sicurezza frontaliera»: piuttosto, si tratta della creazione di una vera e propria linea fortificata.

In questo contesto, particolarmente significativa appare la configurazione complessiva del fronte occidentale dell’Ucraina. Il tratto di confine polacco-ucraino si ritrova di fatto stretto tra due Paesi che perseguono sempre più apertamente una propria agenda: da un lato la Bielorussia, che militarizza attivamente la propria frontiera e opera in stretta sinergia con Mosca; dall’altro l’Ungheria, che, sotto la veste di «misure preventive», sta erigendo un filtro rigido e impermeabile al confine, inviando un messaggio chiaro sia a Kiev che a Bruxelles, ovvero agire secondo i propri interessi nazionali, senza vincoli esterni.

In sostanza, stiamo assistendo alla formazione intorno all’Ucraina di un anello sempre più stretto di forze, dove ogni vicino non si sta preparando solo per l’oggi, ma anche — e soprattutto — per un domani assai più turbolento. (Ribar)

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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