IL BLOCCO NAVALE SUI PORTI IRANIANI PARE SIA UN COLABRODO
Blocco navale o colabrodo? La domanda sull’efficacia del blocco dei porti iraniani voluto da Donald Trump per mettere pressione a Teheran è dovuta dopo che sono stati diffusi i dati relativi all’ingresso e all’uscita delle imbarcazioni dai porti sotto assedio statunitense.
Donald Trump continua a sostenere che il blocco dei porti iraniani è totale e che sta mettendo in seria difficoltà l’Iran, ma qualcosa non torna e pare che le affermazioni del presidente statunitense siano pura propaganda o, comunque, non del tutto vere.
Almeno 34 petroliere o navi che trasportavano gas legate all’Iran hanno aggirato il blocco navale statunitense da quando è stato imposto, nonostante il presidente Donald Trump abbia definito la misura un “enorme successo”, riferisce il Financial Times citando la società di tracciamento merci Vortexa.
Secondo Vortexa, 19 petroliere legate all’Iran hanno lasciato il Golfo Persico e 15 vi sono entrate, superando la cosiddetta linea di blocco, che si estende dalla costa dell’Oman, nella zona di Ras al Khaimah, a nord-est fino al confine tra Iran e Pakistan.
Sei di queste imbarcazioni trasportavano un totale di 10,7 milioni di barili di greggio iraniano, che equivarrebbero a circa 910 milioni di dollari di profitti, precisa il media.
Ovviamente, l’attuale composizione della Marina degli Stati Uniti schierata nella zona non è in grado di impedire il blocco in modo efficace
Nel bel mezzo di una tregua concordata giorni prima, Washington ha imposto il blocco navale nel Golfo di Oman contro i porti iraniani il 13 aprile, e tre giorni dopo lo ha esteso alle navi iraniane in alto mare che trasportavano merci potenzialmente utili nel conflitto.
La misura mira a spingere Teheran verso un accordo di pace, ha spiegato Trump.
Da parte sua, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato martedì che la Marina ha costretto 28 navi a tornare nei porti iraniani dall’inizio del blocco. (RT)
Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

