I documenti declassificati da Tulsi Gabbard

TROPPI INCARICHI FIDUCIARI NELL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ITALIANA 

 

Il crescente ricorso agli incarichi fiduciari nella pubblica amministrazione rischia di allontanare lo Stato dal modello delineato dalla Costituzione repubblicana e dalle riforme amministrative degli anni Novanta. Quando il rapporto fiduciario diventa predominante, non solo si altera la gestione del personale, ma si incrina l’equilibrio tra politica ed amministrazione che dovrebbe garantire il corretto funzionamento dello Stato.

La Costituzione, all’articolo 97, stabilisce che i pubblici uffici, in Italia, debbano operare secondo criteri di imparzialità e buon andamento. L’imparzialità impone di agire nell’interesse generale, indipendentemente dagli orientamenti politici del momento; il buon andamento richiede efficienza, competenza ed economicità.

In questa prospettiva, il concorso pubblico, specie per le figure dirigenziali, rappresenta non solo uno strumento di reclutamento, ma una garanzia democratica. Attraverso procedure basate sul merito e sulle competenze, tutela l’uguaglianza nell’accesso agli incarichi pubblici e protegge l’amministrazione da favoritismi e logiche di appartenenza.

Le riforme degli anni Novanta, in particolare le leggi Bassanini, rafforzarono la separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa: alla politica spettano obiettivi e strategie, alla dirigenza l’attuazione delle decisioni nel rispetto della legge. Tuttavia, il fatto che i dirigenti massimi di un ministero o di una regione vengano nominati dal capo politico-istituzionale del momento, vanifica in partenza l’idea di rendere la pubblica amministrazione autonoma dalla politica.

Ma vi è di più. Negli ultimi anni, l’aumento di incarichi fiduciari, consulenze e nomine discrezionali ha ampliato uno spazio parallelo ai tradizionali percorsi di selezione pubblica, nel quale il rapporto di fiducia rischia di prevalere sulle competenze accertate attraverso procedure trasparenti e competitive. In quest’ottica, perfino i concorsi, in alcuni casi, sembrano risentire delle aspettative delle forze politiche.

Questa dinamica richiama, almeno in parte, la logica dello spoil system, difficilmente conciliabile con il modello costituzionale italiano. Quando il ricorso agli incarichi fiduciari supera i limiti delle esigenze eccezionali per cui è previsto, l’eccezione tende a diventare regola e il principio meritocratico perde centralità. Ne derivano minore autonomia tecnica degli uffici, indebolimento della continuità istituzionale, scarsa valorizzazione delle professionalità interne e una crescente percezione che le opportunità di carriera dipendano essenzialmente dalle relazioni personali.

A ciò si aggiunge il tema della sostenibilità economica. Ogni nuovo incarico fiduciario comporta costi aggiuntivi, mentre spesso esistono graduatorie concorsuali ancora vigenti da cui attingere personale già selezionato secondo criteri di merito e trasparenza.

L’utilizzo delle graduatorie aperte, in attesa del ripristino dei concorsi unici nazionali almeno per le figure dirigenziali, rappresenta una modalità di reclutamento prevista dalla normativa vigente ed è coerente con i principi di trasparenza, efficacia ed economicità. Lo scorrimento degli idonei consente infatti di ridurre tempi e costi, evitando nuove procedure od incarichi esterni e valorizzando professionalità già valutate attraverso selezioni pubbliche.

Per questo, il ricorso a nuove nomine discrezionali in presenza di graduatorie efficaci dovrebbe costituire un’eccezione adeguatamente motivata e non una prassi ordinaria. Diversamente, si rischia di aggirare il principio del merito, aumentare la spesa pubblica ed indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

La questione riguarda non solo l’efficienza amministrativa, ma la qualità stessa della democrazia. Una pubblica amministrazione competente, imparziale ed autonoma è uno dei principali presìdi dello Stato di diritto. Recuperare lo spirito della Costituzione e delle riforme Bassanini significa riaffermare che l’amministrazione deve essere al servizio dell’interesse generale e non delle maggioranze di turno, valorizzando competenza, trasparenza, responsabilità ed economicità.

La qualità delle istituzioni si misura anche dalla capacità di preservare questa distinzione. Dove prevalgono merito e selezione pubblica crescono fiducia ed efficienza; dove invece si affermano discrezionalità e fedeltà personale, si indeboliscono la credibilità dello Stato e la capacità delle istituzioni di perseguire l’interesse collettivo. Per questo l’abuso degli incarichi fiduciari non può essere considerato una semplice scelta organizzativa, ma un rischio concreto per uno dei fondamenti essenziali della democrazia amministrativa.

 

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *